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23/05/2020

I 5Stelle: «Ormai siamo accerchiati» Renziani in festa: finalmente ascoltati

Il Messaggero - Alberto Gentili

IL RETROSCENA
CAMBIANO GLI EQUILIBRI DELLA MAGGIORANZA IL PD IRRITATO PER L'ISTERIA M5S: «DANNOSA»
ROMA Monta il nervosismo dei 5Stelle, innescato dallo schiaffo subìto sulla regolarizzazione di migranti e colf e dall'ingresso tardivo di Italia Viva in maggioranza come contropartita per il salvataggio in Senato del Guardasigilli Alfonso Bonafede da una doppia sfiducia. E cresce anche la voglia di visibilità per controbilanciare gli odiati renziani - ora perfino elogiati da Giuseppe Conte - come dimostra la bagarre innescata alla Camera sulla sanità lombarda. Ma al Pd, che pur si tiene stretta l'alleanza con il Movimento nella speranza di un'alleanza organica alle elezioni regionali e comunali, l'escalation non piace. Nicola Zingaretti, poche ore dopo lo scontro nell'aula di Montecitorio, fa scendere in campo il vicesegretario Andrea Orlando e il ministro Beppe Provenzano per bacchettare gli alleati. Ecco il primo: «Il risultato dell'intervento incendiario del collega del M5S alla Camera è peggiorare il clima in vista della conversione di decreti fondamentali per il Paese, ricompattare le opposizioni e rafforzare le posizioni più estreme della destra. Ne valeva la pena?». Ed ecco Provenzano: «Il Paese ancora ogni giorno piange decine di morti di coronavirus e questo dovrebbe richiamare tutti i cittadini ma in prima luogo chi rappresenta le istituzioni ad responsabilità e sobrietà nei comportamenti pubblici». Al Nazareno aggiungono: «Ciò che è accaduto è senza senso e controproducente. C'è il Paese che sta attraversano una grave emergenza socio-economica, non è possibile che chi sta al governo inneschi lo scontro. Per il bene dell'esecutivo, di Conte e del Paese serve serenità e un clima tranquillo, non il Vietnam». E non è passata inosservata la solidarietà del ministro della Salute, Roberto Speranza, a Giancarlo Giorgetti che in Transatlantico gli chiedeva di «mettere in riga i grillini»: «Hai ragione. Che ti devo dire? Hai completamente ragione». La fibrillazione dei 5Stelle e il loro tentativo di tornare protagonisti sono la conseguenza di ciò che è accaduto nelle ultime ore. Entrato nel governo quasi di straforo, con due ministeri in quota Italia Viva incassati grazie alla scissione dal Pd, Matteo Renzi ha ottenuto nove mesi dopo quel riconoscimento di «pari dignità» che invocava da tempo. Tra minacce di crisi e ultimatum. Così, di riflesso, si restringono gli spazi, politici e programmatici, dei grillini. Il Movimento si sente assediato. E in minoranza. E' accaduto sui migranti, sta accadendo sulla scuola e succederà di nuovo probabilmente sul Mes, sulla revisione del codice degli appalti (avversata dai pasdaran pentastellati) e sulla giustizia, in particolare sulla riforma del processo penale. Come se non bastasse, Conte in Parlamento ha detto ieri esattamente ciò che Renzi voleva sentire. Per di più con un'enfasi imprevista: «Il piano choc per la semplificazione, in particolare nel settore delle infrastrutture, è la madre di tutte le riforme, il primo tassello per la ripartenza del Paese. Potenzieremo il family act con misure a sostegno delle famiglie e della natalità». Le due richieste targate Italia Viva e frutto della trattativa che ha portato i renziani a votare "no" alle mozioni di sfiducia contro Bonafede. LA SODDISFAZIONE RENZIANA C'è da dire che difficilmente Renzi, l'arcinemico dei 5Stelle e del loro patto con il Pd, smetterà di essere una spina nel fianco di Conte. C'è però da aggiungere che i renziani passano all'incasso e si godono il momento. Dice Ettore Rosato, il coordinatore: «Ci è stato dato un segno tangibile di un rapporto diverso con noi, ora vediamo se alle parole seguiranno i fatti, ma sono fiducioso. Abbiamo mostrato un ramoscello d'ulivo e ci è stato risposto con un atteggiamento costruttivo. C'era un veto sulle nostre proposte che appare rimosso». In questo clima è da registrare la riunione della scorsa notte tra i ministri pentastellati. Visi scuri, umore sotto i tacchi. E la convinzione che «sta per scattare l'accerchiamento: prima Bonafede, ora la Azzolina sulla scuola. E presto», è stato argomentato, «finiranno nel mirino Spadafora per la questione del campionato di calcio e la Catalfo su tutti i nodi del lavoro...». Il Pd non è intenzionato però a incrinare oltre misura il patto con i grillini. Come dice la sottosegretaria dem Sandra Zampa, «è necessario arrivare a un'alleanza strategica con il Movimento». Soprattutto in vista dell'election day di settembre quando, votando per sindaci e presidenti di Regione, gli italiani daranno il loro giudizio sull'operato del governo sulla pandemia e la ripartenza economica.

Foto: Matteo Renzi, leader di Italia Viva


Foto: (foto ANSA)