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14/10/2021

I 20 operatori della Rsa: «Su una strada dopo quindici anni di lavoro»

Messaggero Veneto - Chiara Benottis.c.

Una dipendenti: «La cassa integrazione? Il futuro è incerto» I sindacati: «Nessuno controlla un appalto di 28 milioni»? sacile
Chiara Benotti / sacileSenza lavoro una ventina di operatori sociosanitari nel presidio ospedaliero a Sacile: alcuni dopo 15 anni di turni nel reparto Rsa in via Ettoreo. Sono disoccupati. «Dopo 15 anni di lavoro in riabilitazione, poi trasformato in reparto Covid e di nuovo Rsa, sono sulla strada». Cristina dà voce ai 65 operatori che rischiano in licenziamento nei reparti Rsa a Sacile, Pordenone e Roveredo in Piano. «Il 28 settembre - racconta - a Sacile nel reparto Rsa ci hanno comunicato che dovevamo chiudere la riabilitazione entro 48 ore. Un colpo al cuore. Siamo rimasti basiti. La prima preoccupazione è quella sul lavoro: nei turni a rotazione anche di notte nel reparto Rsa ci siamo sempre impegnati al massimo con la cooperativa Kcs. Il salario di 1.200 euro per 36 o 38 ore di servizio alla settimana è una risorsa che improvvisamente è sparita nel bilancio familiare». La seconda preoccupazione è per una ventina di pazienti. «Quelli in degenza sono stati spostati in altri reparti e strutture - aggiungono i colleghi di Cristina -. Alcuni dimessi e spediti a casa». Il vicepresidente della Regione con delega alla salute l'assessore Riccardo Riccardi ha garantito l'impegno per una svolta sul caso del reparto Rsa chiuso. «Ci siamo impegnati a trovare una soluzione affinché la Rsa riapra». Riccardi ha evidenziato che «nessuno è stato lasciato solo, i pazienti sono stati trasferiti in altre strutture con tutte le cautele dovute per le persone fragili». Scelte, ha detto Riccardi, condivise con le famiglie e il problema da risolvere è quello di garantire la gestione del servizio riabilitativo: la cooperativa emiliana che ha vinto l'appalto regionale, non ha avviato il servizio il 1o ottobre. «Dovevamo essere assunti dalla nuova gestione della coop emiliana - sottolinea Cristina -, invece ci troviamo in cassa integrazione per qualche settimana. Il futuro è incerto e rischiamo il licenziamento». Mauro Agricola sindacalista Uil chiede un cambio di passo. «Non è possibile che si aggiudichi un appalto pubblico da oltre 28 milioni e poi si chiuda il reparto Rsa. Va cambiato il sistema degli appalti e l'Azienda sanitaria è chiamata ai controlli».--© RIPRODUZIONE RISERVATA