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21/04/2020

«Hanno usato una tragedia per screditare la Lombardia»

La Verita' - ALESSANDRO RICO

L'intervista ALESSANDRO MATTINZOLI
L'assessore dell'audio su Conte («se viene qui le prende») : «Ero furioso, ma invito lui e Colao sul lago di Garda, a vedere il polmone produttivo d'Italia che sta soffocando» In (eraina infensi tri temei dì non rivedere più i miei figli, iroppofacile accusare la nostra sanità: ci volevano «autonomi» soltanto nell 'emergenza
• Alessandro Mattin1 zoli, assessore di ForS p R ! Pm za Italia allo Sviluppo l _ j economico in Lomf y p f j r bardia, è reduce da à. settimane di passione. Colpito dal coronavirus, è finito in terapia intensiva. Poi, vinta la battaglia per la vita, ne ha iniziata un'altra. Ai coordinatori bresciani di Fi, ha inviato un colorito messaggio vocale: «Non sono mai stato per la pena di morte, ma mi auguro che Conte, finita questa emergenza, venga e ne prenda tante». Assessore, come sta? «Finalmente ho avuto il secondo tampone negativo». Auguri! È più dura la terapia intensiva o la riabilitazione? «Forse è più complicata la riabilitazione. Soffri e lotti pensando: come mi presenterò ai miei figli?». Ma dove si è infettato? «Non lo so. La settimana prima di ammalarmi ero stato a un convegno a Lodi. C'erano anche Giulio Gallera e il vicepresidente della Giunta, Fabrizio Sala. E c'era gente di Codogno». Quand'è che la situazione è precipitata? «Il 28 febbraio entro in ospedale. 1129 notte si apre una porta e un'infermiera bardata mi dice: "Mattinzoli, purtroppo lei è positivo". Ho chiesto se avessi contagiato altre persone: 10 anni da sindaco ti insegnano a preoccuparti prima dei cittadini che di te stesso». Poi che è successo? «Il primo marzo arrivo agli spedali civili di Brescia. Il 3 la caposala mi avvisa: "Dobbiamo portarla in terapia intensiva"». Come ha reagito? «Ho risposto: "Lei vuol dire che potrei non rivedere più i miei figli?". Mi hanno intubato. Da lì i ricordi si fanno confusi. Solo da metà marzo ho iniziato a rendermi conto della quotidianità del reparto, assistito in maniera impeccabile, come tutti gli altri 14 ricoverati». In terapia intensiva il tempo non passa mai. «Ogni tanto chiedevo che ora fosse alle infermiere». Veniamo alla politica. «Vorrei chiarire che i toni del mio sfogo su Giuseppe Conte sono stati dettati dalla rabbia e dalla sofferenza accumulate, insieme agli operatori sanitari, che vedevo lavorare in condizioni drammatiche. La sauna cosa?». Sentiamo. «Nel letto dove ero steso io, erano già morte tre persone». Una tragedia immane. «Perciò il senso delle mie critiche rimane». Cosa rimprovera al governo? «Torno alla dichiarazione dello stato d'emergenza, all'intervista di Conte da Lilli Gruber, in cui diceva che eravamo pronti ad affrontare l'emergenza e a quando assicurava che non c'erano pericoli». Roma ha sottovalutato? «Mi pare evidente. Io ho lanciato un grido d'allarme. In Lombardia è successo qualcosa di cui, chi sta seduto dietro una scrivania a Roma, non s'è reso conto fino in fondo». Addirittura? «Hanno i dati, le statistiche, ma non hanno la percezione della situazione sul piano umano». Quindi? «Rimprovero una mancata prevenzione, uno scarso coordinamento con le Regioni: chiudiamo, non chiudiamo, zone rosse sì, zone rosse no». E poi? «C'è una totale intempestività nel rilancio economico». Palazzo Chigi invita a evitare «fughe in avanti» per la fase 2. «Si figuri se io non so che la salute viene prima di tutto. Ma si deve lavorare seriamente alla ripartenza». Ci sta lavorando la task force di Vittorio Colao. «Colao ha un gran curriculum. Sicuramente è il mi- smm gliore, se lo scopo è ultimare il 5G. Ma visto che l'8o% del ntessuto produttivo è fatto di piccole imprese e professionisti, invito lui e Conte sul mio lago di Garda...». Ma come? Vuol dire che deve prenderle pure Colao? «Ma no, ma no! Devono venire a vedere le saracinesche abbassate, il polmone economico d'Italia che soffoca». I decreti varati finora non sono sufficienti? «Il mio vicino di letto, quando telefonava alla famiglia, chiedeva: "Come state? E l'azienda?"». Dove vuole arrivare? «Hanno promesso liquidità, ma le modalità di accesso al credito sono quelle ordinarie». Si riferisce alle valutazioni bancarie sulla solvibilità? «Sì. Perciò io mercoledì vado a firmare con le banche un accordo per un pacchetto di accesso al credito di circa 200 milioni». Se riaprite, Vincenzo De Luca e Jole Santelli chiudono i confini di Campania e Calabria. «Beh, semmai l'emergenza dimostra l'urgenza di risolvere la questione meridionale». Ma se esiste da 160 anni... «Bisogna creare valore anche al Meridione, anziché toglierlo a noi. Bisogna dotare il Sud di una sanità adeguata, anziché costringere la gente a venire a curarsi al Nord». Invece dicono che con la pandemia sia crollato il mito della sanità lombarda, che ha puntato sui grandi ospedali, trascurando i presidi sanitari sul territorio. «Io credo che all'inizio dell'emergenza ci siano stati giorni di caos, di mancanza di coordinamento, che spettava allo Stato, visto che la gestione commissariale era in capo alla Protezione civile». E allora? «Hanno tentato di occultare le responsabilità del governo buttandola sulla contrapposizione con le Regioni. Praticamente, pretendevano che fossimo autonomi soltanto nell'emergenza. Hanno fatto un uso politico delle nostre difficoltà e della nostra tragedia». Le sardine dicono che la Lombardia va commissariata... Anche il ministro Francesco Boccia chiede di ricentralizzare la sanità. «Vanno a fare i ministri senza avere esperienze di amministrazione sul territorio. Poi però la seconda manifattura d'Europa - e le tasse che versa a Roma fanno comodo, eh...». Sulle Rsa avete sbagliato qualcosa? Lo scaricabarile di Attilio Fontana sui tecnici non depone molto a vommm stro favore... «Può darsi che, in un momento di emergenza, ci siano stati degli errori. Ma Fontana s'è messo a disposizione degli inquirenti e qui siamo tutti pronti ad assumerci le nostre responsabilità». Roberto Saviano dice che la commistione pubblico-privato nella sanità lombarda ha favorito la corruzione. «È un'accusa ridicola: ci sono esempi eccellenti di collaborazione pubblico-privato. Questi qui, peraltro, credono di poter combattere la corruzione moltiplicando le leggi, o introducendo un assurdo Codice degli appalti. Così moriamo di burocrazia». In definitiva, a Roma hanno approfittato del dramma della Lombardia per screditare il centrodestra? «Sì, c'è stato sicuramente un giochino politico. La politica vera, invece, è quella che amministra, che tutela le imprese, i lavoratori e pure la sostenibilità». Quelli che ora vi criticano perché volete ripartire, prima di Codogno abbracciavano i cinesi... «E facevano gli aperitivi sui Navigli. Ho sempre avuto grande rispetto per i sindaci, ma stavolta alcuni di loro mi hanno deluso». Ma è vero che Gallera sta perdendo il sostegno della Giunta? «Sono stato 51 giorni in ospedale, ma a giudicare dalla chat della Giunta, direi proprio di no». Anche voi, però, come Angelo Borrelli, volete ridurre le conferenze stampa con i bollettini. Volete virare la comunicazione in senso più ottimistico? «Questo sì. Finora è stato fondamentale informare le persone costantemente su vittime e contagi. Adesso la situazione sta lentamente migliorando». Michele Serra sostiene che in Lombardia avete pagato con la vita la «religione del profitto». «Fontana, Gallera e l'assessore al Lavoro, Melania Rizzoli, per preparare, ove possibile, la ripartenza, hanno messo attorno a un tavolo tutti: rappresentanti del mondo produttivo, dei sindacati, delle università. Il profitto in sé non è mica un male». Si spieghi. «Serra dovrebbe sapere che chi perde il lavoro finisce in depressione. La crisi economica rischia di distruggere le famiglie: la salute va protetta anche da questo punto di vista. A meno che non pensiamo di mantenere tutti con il reddito di cittadinanza. E i lombardi non vogliono». Cosa si aspetta dal governo? «Di certo non l'elemosina dei 600 euro alle partite Iva. Conosco imprenditori che si sono trasferiti in Germania e che hanno ricevuto 15.000 euro sul conto corrente a marzo». Quindi, che deve fare Roma? «Vorrei un tavolo allargato alle Regioni per definire una strategia di ripartenza diversificata per settori: in alcuni casi si dovrà pensare a un piano triennale». Poi? «Aperture per filiera: non puoi aprire il negozio al dettaglio se la produzione è bloccata». Che altro? «Anziché incartarci con l'Ue, fare leva sulla nostra ricchezza privata per l'acquisto dei titoli di Stato necessari a finanziare la ripresa». E? «Questa è l'occasione per eliminare la burocrazia e ripensare la spesa pubblica. Non tagliando quella utile, come i 37 miliardi sottratti alla sanità, ma riducendo quella improduttiva». Possiamo dire che con Conte l'incidente diplomatico è risolto, purché lui e Colao vengano in Lombardia a vedere come muore il motore produttivo d'Italia? «Guardi, se non vogliono venire in Lombardia, vadano a Firenze o a Venezia a vedere le saracinesche abbassate e le fabbriche chiuse. Per risolvere questo dramma ci vogliono 450-500 miliardi di euro». E invece? «Ancora stiamo a cercare le mascherine. Però sono fiducioso». Ah sì? «Certo: Conte è riuscito a resistere al governo con due maggioranze diverse, prima o poi il miracolo ce lo farà...». Ah, volevo dire... «Calcoli che mia moglie è venezuelana. E dopo aver visto Conte attaccare l'opposizione in tv, è preoccupata per la nostra democrazia...».

Foto: GUARITO Alessandro Mattinzoli, assessore lombardo allo Sviluppo economico, è stato in terapia intensiva per il virus [Ansa]