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18/07/2018

«Hanno indebolito il ponte» nuovo processo per Oloè

La Nuova Sardegna

Rinviata a giudizio l'impresa che ha eseguito i lavori per l'Anas post-alluvione Per l'accusa non ha utilizzato i materiali giusti e ha messo in pericolo le auto TRIBUNALE»IL CICLONE CLEOPATRA
di Valeria GianogliowNUOROUn processo approdato davanti ai giudici ma non ancora entrato nel vivo, che dovrà accertare le presunte responsabilità di 61 imputati per i lavori alla diga Maccheronis e al ponte di Oloè prima dell'alluvione, e un altro che si aggiunge ieri - fresco di rinvio a giudizio - per appurare se e chi, nei lavori sul ponte di Oloè eseguiti circa sei mesi dopo l'alluvione per rimediare ai danni della pioggia, si sia macchiato dei reati di frode in pubbliche forniture e di "attentato alla sicurezza dei trasporti" per aver messo in pericolo la sicurezza degli automobilisti. Sembra una maledizione, insomma, quella che accompagna dal 18 novembre 2013, la storia tormentata del ponte di Oloè, dove aveva perso la vita l'agente di polizia Luca Tanzi, finito dentro la voragine che si era aperta sul viadotto. Come se non bastassero le morti e il disastro per il quale è già stato aperto un processo, ora si aggiunge una seconda vicenda giudiziaria. Nella tarda mattinata di ieri, infatti, il gup Claudio Cozzella ha disposto il rinvio a giudizio dei vertici della ditta che, per conto dell'Anas, nell'estate del 2014 aveva eseguito i lavori di restauro del ponte di Oloè dopo la devastazione che aveva subito con l'alluvione del novembre 2013. Secondo quanto ricostruito dal pm Giorgio Bocciarelli, infatti, i lavori in questione sono stati eseguiti tutt'altro che a regola d'arte e di questo ne è responsabile l'impresa e chi doveva vigilare su tutto. E a sostegno della tesi dell'accusa, del resto, c'è il fatto che la Provincia di Nuoro abbia dovuto bandire un nuovo appalto per mettere una pezza ai danni di quello precedente e rimettere in sesto il ponte e le sponde che si stanno sgretolando.Proprio per rispondere dei lavori malfatti post-alluvione, dunque, ieri il gup Cozzella ha rinviato a giudizio tre professionisti: sono l'amministratore unico della Costruzioni Sacramati Spa, Roberto Sacramati, difeso dall'avvocato Massimo Zuppa, il direttore tecnico dell'impresa Sacramati, Gianfranco Castiglioni, difeso dagli avvocati Luca Accardo e Maurizio Serra, e il direttore dei lavori per conto dell'Anas compartimento Sardegna, Antonio Giacobbe, difeso dall'avvocato Valerio Fundarò. Ma ieri mattina anche il Comune di Oliena ha voluto manifestare le sue ragioni all'interno della vicenda e si è costituito parte civile: è rappresentato a giudizio dall'avvocato Marisa Perna. Mentre Sacramati e Castiglioni ieri sono stati rappresentati dall'avvocato Lara Sini. I tre imputati sono accusati, in concorso tra loro di aver commesso una frode in pubbliche forniture, «fornendo cose diverse in modo significativo per quantità, qualità e provenienza rispetto a quanto pattuito nell'ambito dell'appalto relativo ai lavori di restauro del viadotto di Oloè». Sempre secondo l'accusa, i tre imputati avevano modificato alcuni materiali previsti dai lavori, e in diversi casi, per l'accusa, si è trattato di modifiche non classificabili «come variante di poco conto sia in relazione all'importo notevolmente maggiorato». Persino le scogliere a ridosso del ponte di Oloè, dice l'accusa, non sono state realizzate come avrebbero dovuto: ma sono state ridotte con la posa in opera «di massi di dimensione e peso molto inferiori a quelli previsti nel progetto di appalto». Tant'è che si stanno sgretolando tutt'ora ed è stato bandito un nuovo appalto proprio per arrestarne l'erosione. Per l'accusa, insomma, le condotte degli imputati, avevano «determinato un indebolimento della staticità del viadottoe una conseguente situazione di pericolo concreto per il transito dei trasporti pubblici».

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