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20/04/2021

Guidi “Massima attenzione ai settori più esposti”

La Repubblica - Ilaria Ciuti

L'intervista alla prefetta di Firenze
«Quanto a criminalità organizzata, le prefetture hanno un'importante compito di prevenzione. Dall'aprile 2020 allo stesso mese 2021 noi abbiamo fatto 13 interdittive antimafia, come si dice. Cioè abbiamo comunicato agli enti pubblici la necessità di interdire questa o quell'altra impresa, da noi appurata come a rischio di infiltrazione malavitosa», spiega la prefetta di Firenze Alessandra Guidi. Che ha esperienza sia del territori che delle varie facce delle mafie a seconda di dove si presentano. Arrivata a Firenze nel novembre dell'anno scorso, Guidi aveva fatto già conoscenza con il territorio come prefetto di Arezzo tra il 2015 e il 2016. Le diversità delle mafie le aveva invece sperimentate nel Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza sulle grandi opere (C.a.s.s.g.o) del ministero, di cui fu nominata presidente nel 2014.
Le sembra che la vicenda del distretto conciario toscano scoppiata in questi giorni scoperchi una pentola in ebollizione? «Nel Comitato ho sperimentato come le facce delle mafie siano diverse da regione a regione. In Toscana la presenza mafiosa non è così radicata. Come in tutte quelle regioni dove la criminalità organizzata si muove soprattutto per finalità di riciclaggio, è anche meno riconoscibile perché, nel salire dai luoghi di origine verso territori più ricchi, utilizza tecniche più sottili. Qui le organizzazioni mafiose non controllano militarmente il territorio. C'è un contesto sociale forte e un welfare pubblico mentre le mafie occupano spazi soprattutto dove lo Stato è assente». Dunque non dobbiamo allarmarci? «Ci sono due rischi: di infiltrazioni e di sottovalutazione. Per questo è importante l'attività di prevenzione delle Prefetture: prima che il danno sia fatto e sia troppo tardi per riannodare i fili. Perché un episodio malavitoso destabilizza l'intero territorio e l'economia regionale.
Adesso soprattutto dobbiamo stare attenti perché la pandemia ha allargato le sacche di povertà e anche i singoli cittadini senza risorse possono essere tentati dall'usura. Quanto alle imprese, più soffrono di mancanza di liquidità e tanto più rischiano di essere infiltrate da chi inizia con l'aquistare una piccola quota e poi finisce per impadronirsi dell'impresa. Sono operazioni che in Toscana e nelle altre regioni a economia forte si fanno in modo più sotterraneo tenendo un low profile. Per esempio il sistema degli appalti, che potrebbe ripartire in virtù delle risorse che verranno messe in campo, può rischiare».
E allora? «Allora serve prevenire tramite indagini e interventi approfonditi e calibrati. Analisi di intelligence che richiedono un forte impegno e tempi lunghi per fare emergere il fenomeno prima che si concretizzi.
Abbiamo una struttura di supporto al prefetto nell'attività antimafia in cui sono presenti tutte le forze di polizia e anche l'ispettorato del lavoro. Assodata la realtà dei segnali, alcune imprese possono venire estromesse dall'economia legale. Un vaccino, invece delle cure, per mettere in sicurezza il territorio e la sua economia».
In concreto,come si fa? «Si agisce preservando il segreto d'ufficio e emanando un provvedimento di interdizione antimafia quando si ha la certezza che il rischio sia concreto. A quel punto si comunica l'interdittiva all'ente pubblico perché eviti di stipulare il contratto o lo revochi se lo ha già firmato. Per fortuna abbiamo un'ottima collaborazione con gli enti pubblici locali, con cui abbiamo stabilito patti che ci consentono legalmente di intervenire anche sugli appalti sotto i 5 milioni stabiliti come minimo dalla norma. Che si tratti di appalti o di concedere una licenza commerciale, avvertiamo gli enti locali di non farlo se c'è un comprovato tentativo di infiltrazione. Come ho già detto, siamo intervenuti in un anno in 13 casi. Abbiamo firmato protocolli con tutti i Comuni della provincia, ne stiamo concludendo uno con la Regione e la Prefettura di Pisa per il distretto conciario di Santa Croce, pensato prima dei fatti di questi giorni, sul rilascio delle autorizzazioni ambientali che non sono normalmente oggetto di verifiche antimafia. Ne stiamo organizzando un altro ancora con la Regione su tutte le altre attività a rischio. Abbiamo protocolli anche con l'Universita e gli Uffizi per appalti e le forniture. Ci muoviamo sui settori più a rischio». Quali sono? «Edilizia, movimentazione terra, soprattutto con la pandemia anche il settore degli alberghi e gli esercizi che hanno a che vedere con il turismo, dove può diventare facile investire per riciclare: i primi indizi sono cambi di proprietà troppo frequenti o proprietari di età improbabili. Poi i settori che malgrado la pandemia sono più produttivi, come il conciario dove, lo si è visto, è il filone del trasporto e smaltimenti rifiuti il più rischioso.
Poi, quello dei rifiuti e dell'ambiente in generale. Anche perché la mafia punta a settori dove c'è manovalanza e che non richiedono grandi professionalità.
Sarebbe più difficile infiltrare un'azienda farmaceutica. Le mafie vanno dove si guadagna molto investendo poco».
Le mafie puntano alle imprese dove si guadagna molto investendo poco L'interdittiva è il modo per prevenire, un vaccino che tutela l'economia

Foto: kA novembre La prefetta Alessandra Guidi si è insediata cinque mesi fa