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02/12/2018

Guide? Tutto di padre in figlio

La Sicilia

Secondo la magistratura fu truccato e " orientato " il corso di abilitazione svoltosi a maggio 2018 Quiz risolti e percorsi svelati a chi era già stato destinato da questa parentopoli a prendere il posto «I vertici dell ' ente organizzatore del corso della Regione - scrive la Procura - si adoperavano per favorire apertamente i propri congiunti»
FRANCESCO VASTA C ATANIA . Al trapelare delle prime informazioni, decine di aspiranti guide sul piede di guerra da mesi quasi non volevano crederci. Gran parte delle loro accuse - lanciate all ' indomani delle selezioni/concorso per accedere al corso di guida vulcanologica, l ' unica figura abilitata ad accompagnare turisti sui crateri dell ' Etna - sembrano trovare riscontro negli atti dell ' inchiesta " Aet na " . La guardia di finanza, lavorando sugli intrecci di quel sistema che Francesco Russo Morosoli avrebbe tenuto in piedi per garantirsi il monopolio del turismo sul vulcano, si imbatte nelle irrequiete conversazioni del presidente del Collegio regionale delle guide alpino-vulcanologiche, Biagio Ragonese, con altri componenti del direttivo dell ' ente, Antonio Rizzo e Orazio Distefano (che è anche dipendente del Parco dell ' Etna). E dalle intercettazioni verrebbe fuori la prova che gli esposti dei partecipanti che non hanno superato la prova del 3 maggio 2018 - una difficile corsa muniti di bussola nel bosco Ragabo, a Linguaglossa - potreb bero davvero averci visto giusto evocando l ' ombra di una sconcertante parentopoli. Non sarebbe un caso la presenza, fra i 19 ammessi che oggi sono già diventati guide vulcanologiche, di una decina fra figli e parenti di componenti del direttivo e del collegio in generale. Si tratterebbe, almeno per tre di loro, del " regalo " fatto dai loro padri Ragonese, Rizzo e Distefano - tutti indagati per abuso d ' ufficio in concorso in barba alla restante ottantina di iscritti. Secondo la procura, i vertici del collegio delle guide - l ' ente organizzatore del corso indetto dall ' Assessorato regionale del Turismo - «si adoperavano per favorire i propri congiunti comunicando in anticipo preziose indicazioni sul percorso della difficile prova pratica (da loro stessi elaborata) e i quiz della prova teorica». Guide fatte in casa, si direbbe. Le manovre si sarebbero concentrate anche nell ' ottenere una modifica al bando che avrebbe così consentito di designare la compiacente guida trentina Mario Taller - «con Mario noi abbiamo tutta la possibilità ..di prenderlo, portarlo... parlarci», dice Ragonese a Stefano - quale direttore del corso. Taller è una delle guide assai conosciute del nord Italia indagate dai magistrati: gli altri sono Gianni Trepin e Alberto Felicetti, commissari tecnici del concorso. Anziché occuparsi in prima persona dell ' elaborazione del percorso della prova, come invece avrebbero attestato, i tre avrebbero lasciato individuare il percorso a Ragonese, Rizzo e Distefano. A loro volta pronti a passare le informazioni ai figli. Gli incontri degli esperti per elaborare i quiz della prova teorica, in realtà non sarebbero avvenuti come avrebbero dovuto. A dispetto delle carte poi formalizzate. «Dovremmo fare o simulare come se queste due guide alpine, più il funzionario, si sono incontrati e hanno fatto un incontro. Dobbiamo materializzare questo coso qua», continua Biagio Ragonese, sempre al telefono. Su queste investigazione, inoltre, pende un giallo: «L ' attività - scrive il gip Giuliana Sammartino - veniva però chiusa anticipatamente perché gli indagati venivano a conoscenza delle indagini in corso e perché si verificava perfino un accesso abusivo al registro informatico SICP», senza fornire ulteriori spiegazioni. «L'operazione resta: io, tu e Orazio. Basta! Nessuno deve essere in mezzo ai coglioni», dice Ragonese a marzo, intercettato mentre parla con Antonio Rizzo. I timori dei tre si manifestano nei concitati dialoghi delle settimane precedenti la prova, consistente nel trovare una serie di checkpoint nel bosco. Quelli che, secondo i firmatari degli esposti, erano introvabili. La cui posizione, secondo l ' accusa, era invece già nota ai figli di Ragonese, Rizzo e Distefano grazie a vari allenamenti che gli altri concorrenti non hanno mai potuto compiere. «Glielo dico - aggiunge Biagio - quello che dobbiamo fare, lo dobbiamo fare in maniera tranquilla e riservata». Perché poi la gente, lo interrompe Rizzo, «ni iettunu manu». In aprile 2018 Ragonese viene registrato mentre parla non solo delle simulazioni di suo figlio, ma anche di quelle del figlio di Distefano. Sarebbe stata concordata anche l ' idea di rendere la prova più complicata, ma con i giusti «punti di riferimento» per aiutare i figli. Ecco che vengono inseriti «i ruderi di Monte Nero difficilissimi da trovare». E il giorno della prova tra i telefoni di Ragonese, del figlio, di Distefano e di altri due concorrenti, Giuseppe La Favoci (poi ammesso) e Salvatore Cannavò, c ' è un gran traffico. Al primo Ragonese avrebbe dato appuntamento alle 6 del mattino per mostrargli in anteprima il percorso. Il secondo chiama il capo delle guide per riferire che un checkpoint era introvabile. Ragonese, secondo i magistrati, si preoccupa e chiama il figlio, che nel frattempo corre nei boschi, per sapere se aveva trovato quel punto. Tutto ok, lo rassicura il ragazzo - che da pochi giorni, assieme ai 19 ammessi, è diventato guida vulcanologica - il checkpoint non era nel punto esatto, ma lì vicino.

Foto: ESCURSIONISTI ACCOMPAGNATI SUL VULCANO DALLE GUIDE ALPINE E VULCANOLOGICHE

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