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16/10/2018

Grandi Opere, si è fermato il tempo fare in un Paese che ha bisogno di modernità

Il Gazzettino

Spero ancora che il Gruppo di Lavoro sulle Grandi Opere istituito dal Ministro Toninelli sappia sul tema dell'efficienza ed equità delle infrastrutture evitare pregiudizi con posizioni di parte e che qualsiasi policy marker sappia tener conto delle esternalità strategiche che ogni singola opera rappresenta nella cifra dei calcoli finanziari, economici, sociali e territoriali e non solo basarsi su meri calcoli matematici e algebrici sui costi e benefici.
Non solo nel Veneto ma nel Paese è assolutamente necessario rilanciare il comparto delle costruzioni, il quale incide storicamente per il 12% nella formazione del Prodotto interno Lordo del Paese ed è un Paese impazzito quello che con opere stradali o ferroviarie o di condotte energetiche in fase di costruzione e/o con iter procedurale definito e/o in gran parte finanziate vuol rimettere tutto in discussione. Da quasi un decennio sembra che il tempo del fare si sia fermato: nessuna nuova iniziativa infrastrutturale di sapore strategico, nessun utilizzo delle risorse anche europee per gli investimenti di lungo periodo e nel contempo viene messo in ginocchio un comparto chiave per la nostra economia come quello dell'edilizia.
Mi rimane poi difficile immaginare nell'attualità delle proposte del DEF una crescita del 1,5% nel 2019 con uno strumento come il Codice degli Appalti che per farraginosità e complicazioni burocratiche ha fatto rimpiangere perfino la Merloni e con queste continue e vessatorie dilazione politiche sulle scelte infrastrutturali che creano insicurezza negli operatori e nelle imprese, che fuggono all'estero per lavorare.
Rimanendo nel Veneto in questa nostra area cerniera verso l'Europa, ci sarebbe già un sistema autostradale con delle procedure di evidenza pubblica per la concessione, progettazione, costruzione e gestione di tracciati come la Pedemontana Veneta in costruzione e comunque vada deve finire, il collegamento Nogara- Mare Adriatico per circa 1.8 miliardi di euro, la Nuova Valsugana per circa 900 milioni di euro , il sistema delle tangenziali venete per circa 2.2 miliardi di euro, il grande raccordo anulare di Padova per circa 700 milioni di euro , il collegamento A4 Meolo- Jesolo per 200 milioni ed è ancora viva l'idea della prosecuzione della A27 da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore per circa 900 milioni.
Complessivamente opere per un investimento di 6/7 miliardi di euro , i quali non solo darebbero un segno di svolta politica di enorme significato ma rappresenterebbero indubbi segnali di fiducia e di sviluppo per il futuro. Inoltre in finanza di progetto poi rimarrebbero ancora da decidere definitivamente proposte di opere infrastrutturale come la Romea Autostrada per circa 7.2 miliardi di euro. Voglio sperare e credere che si riprenda il coraggio e la determinazione che il Paese ha visto negli anni del miracolo economico costruendo in tempi incredibilmente certi e brevi soprattutto autostrade che sono state un esempio in Europa e nel mondo.
Il Paese ha bisogno di modernità nelle comunicazioni non solo autostradali ma anche ferroviarie e specie nel Veneto anche di alta velocità ferroviaria che da Venezia si spinga verso l'Est Europa da un lato e verso Milano dall'altro.
*Architetto, già Commissario Grandi Opere del Nord- Est
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