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20/01/2021

Grandi opere ferme, cantieri bloccati Lo stallo del governo affonda l’Italia

Il Riformista - Alessandro Benvenuto*

A un anno e mezzo dallo Sblocca cantieri, non ci sono ancora i commissari. La cabina di regia mai convocata. La revisione del Codice degli appalti rimasta lettera morta. Tanti proclami, zero fatti
Egregio Direttore, Le scrivo, in qualità di ex presidente della Commissione Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, per sottoporre alla Sua attenzione le problematiche ancora irrisolte relative a codice degli appalti, opere e infrastrutture, di cui si parla molto poco, ma a cui bisognerebbe dare spazio. È evidente che nel nostro Paese vi siano problemi enormi legati alla realizzazione di nuove grandi opere. A un anno e mezzo dall'approvazione dello Sblocca Cantieri, si è in ritardo su tutto. Ancora nulla si sa dei criteri con i quali il governo procederà all'individuazione dei commissari straordinari per la realizzazione delle opere. E non si conoscono nemmeno le ragioni per le quali si sia deciso di procedere alla nomina delle suddette figure per un numero estremamente limitato di casi, quando, invece, le difficoltà che a vario titolo rallentano l'avvio o il completamento delle opere riguardano moltissimi interventi su tutto il territorio nazionale. Non meno preoccupante è la questione legata all'incomprensibile mancato coinvolgimento del Dipe nel processo di individuazione e programmazione degli interventi. Il Dipe, ricordiamolo, è una struttura di supporto di cui si avvale il Cipe, che opera a stretto contatto con il Ministero delle Infrastrutture e che in più occasioni si è rivelata fondamentale nel risolvere brillantemente criticità di diversa natura. Altro aspetto da chiarire è perché non si sia voluto valorizzare il ruolo di strutture, istituite dallo scorso governo con lo scopo di rilanciare e accelerare gli investimenti pubblici a sostegno della crescita e dello sviluppo economico del Paese, come InvestItalia e cabina di regia di Strategia Italia. Quest'ultima, soprattutto, che dovrebbe svolgere la funzione di raccordo politico, strategico e funzionale all'azione di governo, anche verificando lo stato di attuazione dei programmi di investimento infrastrutturale e adottando soluzioni per il superamento di ostacoli e ritardi, ci risulta non sia stata più nemmeno convocata. Vi è, poi, lo spinoso tema relativo ai difetti della legislazione nazionale in materia di contratti pubblici. Il Decreto Legislativo 50 del 2016 ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di complicazioni che non trova riscontro nella normativa europea in materia di appalti e concessioni e che pregiudica la realizzazione degli interventi strutturali. Il governo precedente, proprio per cercare di rimuovere alcune di queste complicanze che creano confusione e paralizzano di fatto le stazioni appaltanti, aveva promosso una drastica semplificazione della disciplina, che sarebbe dovuta passare anche dalla predisposizione da parte del Ministero delle Infrastrutture di una bozza di regolamento in cui far confluire e organizzare in modo più coerente il complesso di misure adottate in attuazione del suddetto Codice dei Contratti Pubblici. Ad oggi, però, questa bozza risulta essersi arenata e non se ne riescono a comprendere i motivi. Un'altra grande mancanza si registra, infine, sulla rigenerazione urbana. Nella bozza di progetto sul Recovery Fund, infatti, manca del tutto una qualsiasi forma di strategia legata alle grandi aree urbane. Esse, però, ricoprono un ruolo strategico e, dunque, si possono e si devono considerare anche aree di influenza economica per il nostro Paese. E, inevitabilmente, l'assenza totale di proposte che le riguardino si riflette in modo negativo su molti altri progetti, in particolar modo su quelli infrastrutturali. In questo caso specifico, va sottolineato che la colpa è anche in parte ascrivibile ad alcune amministrazioni comunali, che non sono riuscite a proporre piani di sviluppo e di investimento, perdendo così una grossa occasione di crescita. Questi gli aspetti più critici, da cui si evince che, oggi, i ritardi non possano più essere attribuiti unicamente alla contrazione delle risorse e ai vincoli derivanti dalle decisioni di bilancio, ma anche, se non principalmente, ai limiti di una legislazione farraginosa e, ancor di più, ai gravi difetti di efficienza del governo nazionale. *Già Presidente, oggi Componente VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera