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19/09/2018

Grandi opere 20 miliardi d’interventi da sbloccare

Il Sole 24 Ore - Giorgio Santilli

PRIORITÀ INVESTIMENTI
Da cinque anni rilanci promessi ma spesa sul Pil ferma a 2%. Tria: salire a 3% Burocrazia, procedure e incertezza nei programmi prioritari frenano la spesa Buia (Ance): basta dispute ideologiche, il settore delle costruzioni affonda
Sul fronte degli investimenti pubblici si moltiplicano i segnali che potrebbe ripetersi la storia di annunci cui non seguono fatti: i litigi sulla ricostruzione del ponte di Genova e sulle Olimpiadi 2026; la spesa dei fondi Ue ferma al 9%; l'ennesimo esame con analisi costi-benefici di programmi di opere in corso. Per cinque anni i governi di centro-sinistra hanno promesso un'accelerazione degli investimenti pubblici che non è arrivata. Non serve, ora, appellarsi alla ripresa dei bandi di gara e proporla come ripresa di mercato: la spesa effettiva non è ripartita. La flessibilità acquisita a Bruxelles nel 2016 è stata utilizzata per spese correnti. Il rischio serio è di perdere anche il 2019 e il 2020.

Ieri il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, si è detto fiducioso: «Bisogna portare gli investimenti pubblici al 3% del Pil». L'Ance ha contato 300 opere per 27 miliardi che si potrebbero mettere in moto con una semplificazione delle procedure. Secondo l'associazione dei costruttori, riattivare 20 miliardi comporterebbe la creazione di 330mila posti di lavoro e 75 miliardi di ricadute sull'economia. Buia (presidente Ance): «Basta dispute ideologiche su Genova e opere, ripartire subito».

a pagina 2

ROMA

Per cinque anni i governi di centro-sinistra hanno promesso un'accelerazione degli investimenti pubblici che non è arrivata. La ripresa degli investimenti avrebbe dovuto trainare l'accelerazione del Pil ma il rapporto investimenti/Pil non ha mai superato la soglia del 2%. Non è mancato l'impegno nel reperire le risorse (83 miliardi in 15 anni con il nuovo «fondo investimenti» di Palazzo Chigi), ma i risultati in termini di spesa effettiva non si sono visti (se si fa eccezione per gli investimenti ferroviari) e a trainare la ripresa sono stati piuttosto export e investimenti privati. Non serve, ora, appellarsi alla ripresa dei bandi di gara del 2018: la spesa effettiva non è ancora ripartita e un altro anno si è perso. Ora il rischio serio è di perdere anche il treno 2019-2020.

Le incognite 2019 e 2020

I litigi di Genova che frenano la ricostruzione, l'ennesima occasione di sviluppo persa con la rinuncia alle Olimpiadi 2026, la spesa dei fondi Ue ferma al 9%, difficoltà persistenti degli enti locali a investire, l'ennesimo esame con analisi costi-benefici di programmi di opere in corso in una infinita tela di Penelope, che è partita dalla Torino-Lione ma si è poi estesa a tutte le grandi opere (che in questi anni hanno comunque "tirato" sul piano della cassa), la sentenza della Consulta che costringe a rivedere d'intesa con le Regioni le destinazioni del «fondo investimenti», l'annuncio (senza ancora decisioni) della riforma del codice degli appalti in una situazione di quasi-paralisi della Pa sono tutti segnali che potrebbe ripetersi la storia di annunci cui non seguono fatti. Anche se bisogna attendere le prime decisioni vere - quelle della legge di bilancio e sui programmi delle grandi opere - prima di dare una valutazione compiuta.

L'obiettivo del 3%

Ieri il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, si è detto fiducioso e ha rilanciato un mantra che già è stato del suo predecessore, Pier Carlo Padoan. «Bisogna accelerare gli investimenti pubblici, portarli al 3% del Pil». Se oggi a consuntivo non arriviamo al 2% mancano quasi 20 miliardi di spesa di investimenti l'anno per centrare l'obiettivo.

Il piano Ance

L'Ance ha contato 300 opere per 27 miliardi che si potrebbero mettere subito in moto con una drastica semplificazione delle procedure. Ci sono scuole da rifare, gestioni idriche da migliorare, dissesto idrogeologico da prevenire, città da riqualificare e infrastrutturare e, ovviamente, le grandi e piccole opere di collegamento ferroviario e stradale. Secondo l'associazione dei costruttori riattivare 20 miliardi comporterebbe la creazione di 330mila posti di lavoro e 75 miliardi di ricadute sull'economia. Certo è che se si vuole dare una vera accelerazione agli investimenti già l'anno prossimo bisognerebbe dare benzina a ciò che è in corso (e non congelarlo) e varare subito un piano di urgenze da cantierare immediatamente.

I tempi burocratici

A bloccare la ripresa degli investimenti pubblici - dopo un decennio di riduzione dei fondi pubblici fino al 2015 - non è stata la disponibilità di risorse.

A bloccare la ripresa degli investimenti è piuttosto il grande male italiano, con le sue due facce. La prima è una burocrazia che spreca il 54% degli abnormi tempi necessari per realizzare un'opera (mediamente 15 anni) in "tempi di attraversamento", vale a dire una serie di innumerevoli passaggi e ostacoli creati all'epoca del consociativismo e delle politiche di rigore di bilancio per non fare più che per fare. A stimare questi tempi è uno studio ufficiale della Presidenza del Consiglio. Veti locali quasi sempre imposti da minoranze (superabili solo con riforma del titolo V, débat public e referendum popolari), contenziosi amministrativi creati ad arte dagli esclusi, conflitti fra governo e Regioni, conflitti fra Regioni ed enti locali, valutazioni di impatto ambientali ripetute nel tempo, progetti continuamente rivisti perché inadeguati, veti delle Sovrintendenze, pianificazione debole e incerta, conferenze di servizi senza esiti definitivi (ora riformate con qualche passo avanti), ridottissima capacità di spesa per lo smantellamento delle strutture tecniche della Pa, che continua ad avere un perimetro vastissimo senza presidiare le funzioni-chiave.

La tela di Penelope

La seconda faccia del male italiano è l'eterna riprogrammazione svolta dalla politica anziché cercare minimi comuni denominatori che diano stabilità all'azione pubblica e creino una sorta di piano nazionale condiviso. Ogni maggioranza politica ha le sue priorità e le sue project review (l'ultima l'ha fatto il centro sinistra due anni fa e ora tocca alla nuova maggioranza)e gioca le infrastrutture come terreno di scontro politico, una forza politica contro l'altra, il governo contro le Regioni, dando al proprio elettorato e togliendo a quello avversario, con il risultato - questo sì un unicum italiano - che il quadro cambia, si aggiusta, vacilla, sbanda, si azzera, riparte da capo, ma resta comunque incerto nei decenni. Senza contare che un'opera pubblica per essere realizzata ha bisogno di un orizzonte temporale più lungo di una legislatura.

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Giorgio Santilli

L'IMPATTO

20

miliardi

IL COSTO DELLO STOP

Investimenti fermi

È la stima di quanto costano all'Italia i ritardi nell'attuazione degli investimenti in opere pubbliche

-46,7

per cento

LA SPESA DEI COMUNI

Calo degli investimenti

Nei primi sei mesi del 2018 la spesa dei Comuni in investimenti è calata del 46,7% rispetto al 2008

83

miliardi

FONDO INVESTIMENTI

La bocciatura della Consulta

La Consulta ad aprile ha dichiarato incostituzionale il fondo investimenti di Palazzo Chigi (83 miliardi fino al 2033)

FOTOGRAMMA

Tav Torino Lione -->

--> I lavori per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Tornio-Lione. L'opera è in attesa dell'analisi costi-benefici annunciata del Governo.


QUATTRO ANNI DI PROMESSE SULLE INFRASTRUTTURE

'' 23 luglio 2014 Il 31 luglio andiamo in Consiglio dei ministri e apriamo la procedura d'ascolto. Dal primo di settembre saremo pronti con 43 miliardi alle infrastrutture

'' 30 agosto 2014 Con lo Sblocca Italia entro il 31 agosto 2015 tutte le opere devono aprire i cantieri. Vuol dire risorse vere e assunzioni, stimiamo almeno 100mila posti di lavoro

'' 13 gennaio 2015 Con la flessibilità gli Stati membri avranno maggiori possibilità di effettuare investimenti per promuovere il rilancio dell'economia e creare posti di lavoro

'' 11 aprile 2017 Il piano investimenti è di circa 47 miliardi: una prima tranche da oltre 25 miliardi è già pronta con risorse importanti sulla programmazione infrastrutturale

'' 6 giugno 2018 Non azzerare tutto, ma sviluppare in continuità ciò che funziona e innovare dove le cose non vanno bene, per esempio snellendo le procedure del Cipe

'' 18 settembre 2018 Per il ministro gli investimenti pubblici devono tornare al 3% del Pil. A metà agosto aveva ricordato: nel bilancio ci sono 150 miliardi, 118 subito attivabili

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