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24/11/2020

Grandi appalti, grandi affari al tavolo si siede camorra Spa

Il Mattino

Gigi Di Fiore
È stata la vera svolta nella storia della camorra campana del secondo dopoguerra. Fu il terremoto del 1980, con le sue opportunità di guadagno nella ricostruzione, a trasformare i clan camorristici. A partire da allora, la Nuova camorra organizzata fondata in carcere da Raffaele Cutolo e i gruppi della Nuova famiglia che gli facevano la guerra cambiarono pelle.
Fu la «mafizzazione» della camorra, che allora aveva struttura piramidale sul modello della ndrangheta e di Cosa nostra. Gli appalti della ricostruzione favorirono la nascita della «camorra-imprenditrice», definizione coniata dai magistrati napoletani. Dopo gli affari del contrabbando di sigarette, della droga e delle estorsioni, arrivò la grande torta delle infiltrazioni negli appalti finanziati con i fondi della legge per la ricostruzione.
IL NUOVO VOLTO DEI CLAN
«Ci fu un accordo politico-imprenditoriale con i gruppi vincenti della camorra, di cui facevo parte, per spartirsi gli affari del dopo-terremoto», raccontò il pentito Pasquale Galasso, il più importante collaboratore di giustizia della camorra nel dopoguerra. Anni di sangue quelli del dopo-terremoto, se nel 1982 la guerra tra Nco e Nf fece in Campania qualcosa come 284 morti. Anni di assestamenti di equilibri tra criminalità e politica, ma anche di agguati mortali agli amministratori pubblici locali in vista dei grandi affari. Il 16 dicembre 1980 fu ammazzato il sindaco di Pagani, l'avvocato Dc Marcello Torre. Il tre ottobre del 1985, venne assassinato il vice sindaco di Sant'Agata dei Goti, il liberale Angelo Maria Biscardi, responsabile dell'Urbanistica. Avvertimenti. Nella guerra tra clan, Cutolo ebbe la peggio dopo aver aumentato le sue richieste alla Dc per favorire la liberazione dell'assessore regionale Dc Ciro Cirillo sequestrato dai brigatisti, includendovi assicurazioni sui subappalti del dopo-terremoto a imprese «amiche». Molti pentiti, Galasso tra i primi, raccontarono che dopo il «caso Cirillo» Cutolo perse l'appoggio dei politici, soprattutto del gruppo doroteo della Dc.
Ma la novità fu l'espansione criminale nelle province di Avellino e Benevento. La prima relazione sulla camorra di una Commissione parlamentare antimafia, quella del dicembre 1993 con la presidenza di Luciano Violante, osservava: «L'unico vero fatto nuovo in una perduta occasione di sviluppo in quelle province furono le fortune della nuova struttura criminale che tuttora procede nell'opera di riallineamento dell'entroterra campano alle ben più solide situazioni del casertano e del napoletano».
I PRIMI AFFARI
«Tutto nasce dal sequestro Cirillo e dagli accordi che sono stati presi a Roma, arbitro Flaminio Piccoli notoriamente legato alla Volani, in conseguenza della liberazione di Cirillo. A me risulta, ed è notorio tra tutti i costruttori della provincia di Avellino, che a tale accordo partecipò anche la camorra e fu raggiunto un accordo generale», così raccontò Antonio Sibilia, imprenditore avellinese che fu anche presidente dell'Avellino calcio in serie A, ai magistrati della Dda di Napoli.
Di certo, nei primi mesi della ricostruzione, nelle ditte per l'appalto sui prefabbricati pesanti ad Avellino c'erano i nomi di Roberto Cutolo, figlio di Raffaele, Francesco Pazienza e Alvaro Giardili, comparsi anche nelle indagini sulla liberazione di Cirillo e le trattative Dc-servizi-Cutolo. Seguì anche l'appalto a Fontanarosa, in Irpinia, vinto dalla Irpec di Stanislao Sibilia, con direttore dei lavori Fausto Ercolino, poi spedito al confino dal giudice avellinese Antonio Gagliardi. E il 13 settembre del 1982 proprio Gagliardi fu vittima di un attentato dei cutoliani, dopo aver indagato per primo sui lavori del dopo-terremoto. Scampò per miracolo.
IL DOPO
«Gran parte dell'attività che si è svolta intorno all'utilizzo dei fondi stanziati per il dopo terremoto è stata condizionata dalla presenza delle organizzazioni camorristiche», si legge nella relazione Violante. Rimozione macerie, prefabbricati furono i primi appalti su cui mise le mani la Nco nei mesi successivi al terremoto. Poi, l'avvicendamento criminale e l'ulteriore salto di guadagni. I clan di Alfieri, Galasso, Moccia, Bardellino, vincenti nella guerra contro Cutolo, si accaparrarono la torta più consistente: quella degli appalti per le oltre 20 grandi opere realizzate, o ultimate, con i soldi della ricostruzione. Gli accordi, come stabilirono le indagini della Dda di Napoli, avevano tre soggetti ed erano preventivi: soldi ai politici e ai camorristi, assicurati dai consorzi d'imprese. C'erano tutti, anche le Cooperative rosse. «È stata per anni la regola senza eccezioni il silenzio e la menzogna nelle dichiarazioni degli imprenditori a Polizia e Magistratura», scrisse la Procura di Napoli. Era il cosiddetto rapporto «sinallagmatico a tre». Un'eredità del terremoto. La camorra campana fece allora il più importante salto di qualità nei suoi clan storici. Oggi, in era Covid e in assenza di grandi appalti, gli attuali gruppi camorristici sono tornati alle estorsioni, l'usura e la droga. Più che infiltrazioni nei lavori pubblici, i clan assicurano «prestiti e servizi» agli imprenditori in difficoltà. È la camorra che, come sempre, si adegua ai tempi e alle occasioni di guadagno.
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