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28/08/2021

Grafica Veneta, tolti i domiciliari ai manager

Il Mattino di Padova - Cristina Genesin

Obbligo di dimora per Bertan e Pinton. Il difensore Pinelli: «Era la società appaltatrice Bm che vigilava sugli operai esterni»
Cristina GenesinGrafica Veneta e sfruttamento del lavoro, l'inchiesta si sgonfia. E a meno di un mese dall'arresto, tornano (quasi) liberi i due dirigenti del colosso della stampa con quartier generale a Trebaseleghe, l'amministratore delegato Giorgio Bertan, 43enne di Camposampiero, e il responsabile della sicurezza Giampaolo Pinton, 60enne di Santa Giustina in Colle. Con il pieno via libera del pm Andrea Girlando che aveva chiesto (e ottenuto) gli arresti domiciliari. E che subito dopo l'interrogatorio, avvenuto martedì nella caserma dei carabinieri di Cittadella, ha espresso parere favorevole alla piena libertà per i due. Anche se poi il gip Maria Luisa Materia ha deciso non di cancellare del tutto la misura bensì di alleggerirla firmando un obbligo di dimora nel rispettivo comune di residenza. Il motivo? Resta in piedi - a detta del giudice - un'esigenza cautelare, quella del rischio che il reato contestato (lo sfruttamento di manodopera) possa essere replicato. Il presidente di Grafica Veneta ai due aveva ritirato le deleghe rispetto alle responsabilità che avevano in azienda. Un'azienda di cui rimangono a pieno titolo dipendenti.La difesa: nessuna confessioneLa notizia arriva dall'avvocato Fabio Pinelli in una mini-conferenza stampa convocata «vista la rilevanza sociale e mediatica della vicenda pur nei limiti del doveroso riserbo trattandosi di un'indagine ancora non conclusa». Poi la conferma: «Sono state chiarite funzioni e competenze nel corso dell'interrogatorio, avvenuto martedì, e chiesto dalle difese (oltre all'avvocato Pinelli, il professor Alberto Berardi) anche senza aver conoscenza di tutti gli atti dell'indagine. Un interrogatorio volto alla chiarificazione, non alla confessione di reati che non sono stati commessi dai miei assistiti. Successivamente abbiamo chiesto la revoca degli arresti domiciliari con il parere favorevole del pm per tutto il contributo informativo che abbiamo portato. Il giudice ha accolto parzialmente la richiesta disponendo l'obbligo di dimora. Ma noi confidiamo che sia revocato anche questo obbligo in tempi rapidi». Il legale puntualizza: «Premesso che l'appalto di servizi è una scelta aziendale prevista dalle norme, per i primi sei mesi del 2021 questo istituto ha pesato nel fatturato di Grafica veneta per l'1,8% mentre negli anni precedenti era tra il 2 e i 3%, scendendo con l'acquisizione Usa del febbraio scorso (un'azienda a Chicago). Non solo. L'appalto di forza lavoro prevede che la vigilanza e il controllo dei lavoratori sia del datore di lavoro e non del committente».La vigilanza era di BmTradotto: «Significa che vigilanza e controllo spettavano a Bm Services e non a Grafica Veneta». La conseguenza è chiara:«Lo sfruttamento di manodopera non riguarda i due dirigenti e la società non è coinvolta. Gli episodi emersi sono stati compiuti fuori dal luogo di lavoro nella totale inconsapevolezza dei dirigenti di Grafica Veneta». Un esempio? «Guardiamo ai servizi di pulizia in tribunale appaltati a una cooperativa: la situazione dei lavoratori, quanto incassano e quante ore lavorano, non è a conoscenza del Ministero della giustizia che ha solo comprato il servizio. Certo l'inchiesta» osserva, «ha messo in luce un aspetto obiettivamente critico che si verifica quando l'esternalizzazione del lavoro avviene intramonenia, cioè nella sede di un'azienda come Grafica Veneta: il controllo sui lavoratori esterni è del datore, tuttavia fisicamente questi ultimi sono sotto il tetto del committente». Così Grafica Veneta ha fatto fronte al problema «risolvendo subito il contratto con Bm».L'inchiestaLa procura ha contestato lo sfruttamento del lavoro a 11 pachistani (i due titolari di Bm Services, i 7 fra caporali e manovali tutti dipendenti della società con sede a Trento, rinchiusi in carcere, mentre altri 3 sono latitanti) e ai due dirigenti di Grafica. Gli 11, però, sono pure accusati di rapina pluriaggravata e sequestro di persona per aver picchiato, privato di soldi e documenti e abbandonato lungo il ciglio di una strada (mani e piedi legati) quei lavoratori che si erano rivolti ai sindacati. E reclamavano i loro diritti. Ed è su di loro che l'inchiesta stringe il cerchio, allentando la presa sui dirigenti di Grafica. Le prossime mosse della difesa di Bertan e Pinton? Per Grafica Veneta l'inchiesta è stata un brutto colpo, fa capire l'avvocato Pinelli. «Ci abbiamo messo la faccia per raccontare la verità. Ora valuteremo tutte le opzioni» conclude. Da subito un nuovo ricorso al gip per azzerare ogni limitazione della libertà a carico di Bertan e Pinton («Con tutto il rispetto, l'obbligo di dimora è irragionevole»), tutte da decidere le scelte processuali. Non si esclude la richiesta di un rito alternativo da parte dei due per gettarsi alle spalle il procedimento penale il prima possibile benché tante siano ancora le variabili da esaminare, fa capire l'avvocato Pinelli. Che su un punto è netto: «Grafica Veneta e i suoi dirigenti non c'entrano con lo sfruttamento dei lavoratori». --