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06/06/2019

Governo sempre impantanato Il decreto crescita slitta ancora

Libero - ALESSANDRO GONZATO

IMMOBILISMO CONTINUO
Lavori sospesi alla Camera: tutto rinviato a lunedì. Va prima approvata la norma "sblocca cantieri". Bloccati anche i testi su sicurezza, Flat tax e grandi opere
■ Una telefonata può allungare la vita del governo, ma è solo un tirare a campare. E così, dopo la chiacchierata via smartphone tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, avvenuta martedì e che secondo fonti governative avrebbe riportato la calma, tutto è tornato come prima, ammesso e non concesso che fosse davvero cambiato qualcosa. L'esecutivo è ancora in alto mare. Il salvagente dell'approvazione del super-emendamento allo "sblocca-cantieri", votato ieri in Senato da Lega e 5 Stelle e che modifica alcuni punti del Codice degli appalti, è destinato a sgonfiarsi sotto il sole cocente di un'estate sempre più preludio al ritorno alle urne. Tutto va in questa direzione. I motivi sono molteplici. Ieri, oltre all'accordo trovato a Palazzo Madama tra Carroccio e grillini, è stato anche il giorno dell'ennesimo rinvio, che questa volta ha riguardato il "decreto crescita". IL NODO ROMA Le Commissioni Finanze e Bilancio hanno deciso di posticipare la pratica e di tornare a riunirsi lunedì: sul tavolo mancano ancora le soluzioni ad alcuni temi fondamentali come il "Salva Roma" che i grillini vorrebbero far diventare "Salva Comuni" (vogliono destinare i risparmi sugli interessi del debito di Roma Capitale agli altri Comuni in difficoltà) e le banche. Il testo, lunedì, approderà alla Camera alle 17 per l'esame e alle 18 cominceranno le votazioni. Nel decreto crescita, ha annunciato il relatore leghista Giulio Centemero, potrebbe essere inserito anche «qualcosa» su Carige. «Il work in progress è ancora in progress» ha tagliato corto Centemero a proposito del decreto. L'intervento del viceministro grillino all'Economia Laura Castelli ha però subito fatto capire che il «progress» rischia di trasformarsi in un «regress», inteso come un ritorno al recentissimo passato fatto di feroci liti tra gli "alleati" di governo. «L'esecutivo lavora per inserire la norma Salva Comuni nel dl crescita perché non c'è tempo per un disegno di legge ad hoc come chiesto inizialmente dalla Lega» ha dichiarato. «Tutto il governo lavora per questo, qualcuno della Lega ha detto di stralciare la norma, ma non siamo in un momento in cui si possono fare altri decreti». I PUNTI IN SOSPESO Salvini nelle ultime ore ha ribadito che il governo «andrà avanti senza se e senza ma» e che la sua parola «vale più dei sondaggi». E però si prospettano nuovi durissimi scontri coi pentastellati, a meno che la banda Di Maio pur di non tornare a casa si inginocchi di fronte alla Lega, atteggiamento che però ridurrebbe gli adepti della Casaleggio Associati a percentuali irrilevanti. Salvini freme per portare in Consiglio dei ministri il decreto sicurezza bis: «Appena il premier tornerà dal Vietnam conto che il cdm si riunisca» ha dichiarato. Il Vietnam è evocativo di ciò che potrebbe succedere a Palazzo Chigi. Sulla flat tax tra i due firmatari del contratto non c'è il minimo accordo, ed è soprattutto sulla "tassa piatta" che il governo rischia di implodere. La Tav e le grandi opere rimangono un argomento tabù per i pentastellati. Ai cronisti che ieri hanno chiesto a Toninelli perché lunedì non fosse in Veneto a inaugurare il primo tratto della superstrada Pedemontana con Salvini e Zaia, il ministro delle Infrastrutture ha risposto che si tratta di un'opera regionale, che se dovesse presenziare a tutti gli eventi non riuscirebbe a stare un giorno al ministero, e dopo aver sottolineato che si è trattato dell'apertura di soli 7 chilometri di strada ha avvertito, sibillino, che sull'opera verranno fatti tutti i controlli del caso. In Veneto poi c'è la grana del passaggio delle grandi navi a Venezia. Madre di tutte le battaglie sarà l'approvazione dell'autonomia regionale, non solo nell'ex Serenissima ma anche in Lombardia e in Emilia Romagna. I 5 Stelle continuano a intorbidare le acque evocando la cosiddetta «secessione dei ricchi».

Foto: Roberto Fico è presidente della Camera dal 24 marzo 2018. Ieri ha denunciato il minor tempo per esaminare i decreti (LaPresse)