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01/07/2020

«Governo, ritardi intollerabili subito investimenti al Sud»

Il Mattino

PALAZZO GRAZIOLI ADDIO: CHI NON HA MAI CAMBIATO CASA? NON SI ARCHIVIA NULLA E NON C'È NESSUN ATTO SIMBOLICO
Corrado Castiglione
Sipario sulle divisioni con Lega e Fratelli d'Italia. Dissolvenza pure sui distinguo che dal Mes all'Autonomia hanno costellato in questi mesi la strada del centrodestra. Nonostante tutto e sebbene fuoco amico abbia tirato fuori sul filo di lana quell'appello alle liste pulite che certo non deve essere stato gradito dai garantisti di consolidata tradizione azzurra. Ma la partita per le Regionali è entrata nel vivo. Ora quello che conta è vincere. In Campania Stefano Caldoro è finalmente in pista e Silvio Berlusconi si lancia deciso nel tentativo di serrare le fila della coalizione. Soprattutto nell'obiettivo di far battere un colpo alla sua Forza Italia che oggi rischia l'irrilevanza. Il nemico? Non sta di qua, ma dall'altra parte: dice l'ex premier. E allora fuoco sul governo e sul centrosinistra. Pensieri e parole che arrivano nel giorno in cui il Tribunale civile ha ribaltato sui diritti tv la sentenza della Cassazione per frode fiscale. Frank Agrama era un produttore indipendente di fama internazionale, con una struttura societaria articolata a Los Angeles che ha venduto i diritti televisivi a Mediaset. Dunque, «il tribunale civile di Milano ha attestato la regolarità delle operazioni, perciò è venuta meno la condanna per frode fiscale pronunciate nel 2013 a carico del presidente Berlusconi», spiega il suo avvocato Niccolò Ghedini.
Cavaliere, si avvicina la prova delle Regionali: la percezione diffusa è che in Campania, come in molti territori, sia in gioco anche la leadership del centrodestra. Forza Italia come affronta questa sfida?
«L'unica sfida che vedo è quella per riportare alla guida della Campania Stefano Caldoro, che ha già dimostrato nella sua precedente stagione di governo di essere il miglior governatore degli ultimi decenni. Il centro-destra non ha problemi di leadership perché è una coalizione plurale nella quale coesistono anime diverse, diverse culture e diversi valori. I nostri sono quelli cristiani, liberali, europeisti, garantisti. Noi rappresentiamo in Italia la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, il Partito Popolare Europeo. Siamo gli unici coerenti portatori in Italia delle tradizioni politiche che hanno fatto grande l'Occidente. Questo ci rende unici. Credo che questa volta gli italiani cominceranno a rendersene conto, ad apprezzare di nuovo il valore della competenza, della concretezza, dell'esperienza non solo di governo ma di lavoro e di vita. Questo vale per la Campania, come per tutte le regioni al voto e anche come grande segnale politico nazionale».
La lunga e articolata trattativa per il via libera a Caldoro ha imposto su input della Lega anche il no ad alcune candidature come quella di Armando Cesaro, attuale capogruppo in Consiglio regionale. Che ne dice?
«Non vedo divisioni e non avrei mai accettato veti su esponenti di Forza Italia, se qualcuno avesse voluto porli. Il nostro coordinatore regionale, Domenico De Siano, si è confrontato con Armando Cesaro, che di sua iniziativa ha scelto di non candidarsi per essere più sereno nell'affrontare una partita giudiziaria che colpisce la sua famiglia e di cui auspico possano in tempi brevi risultare estranei. Rispetto la sua decisione e conto sul suo importante apporto alla campagna elettorale di Stefano Caldoro».
In questi mesi molti esponenti eletti, tra consiglieri e sindaci, hanno lasciato Forza Italia. Il partito sembra che non goda più di ottima salute da queste parti? Il suo ottimismo quali considerazioni suggerisce?
«Secondo un celebre detto cinese, fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Io vedo crescere in Campania una classe di giovani amministratori e militanti radicati sul territorio, che saranno l'ossatura delle nostre liste, a fianco di alcune figure di rilevante professionalità ed esperienza».
Sul MES nel centrodestra si è consumata una spaccatura importante: ma Forza Italia ha mostrato di credere nell'utilità dello strumento. Lei come e in quali ambiti lo userebbe?
«Quelle coperte dal MES sono spese che comunque si dovrebbero sostenere: si tratta di costruire nuovi ospedali, di riqualificare quelli esistenti, di assumere personale sanitario, di pagarlo meglio, di migliorare i reparti sanitari e di isolamento nelle strutture per anziani e nelle carceri, di investire di più nella ricerca. Tutti investimenti necessari e che per di più determinerebbero una forte circolazione di liquidità, una rilevante crescita dell'occupazione e dei consumi. Grazie al MES potremo farlo risparmiando ogni anno nove volte quello che si risparmierà con il taglio dei parlamentari. Come possiamo dire di no? Sarebbe un assoluto masochismo per noi ed anche un imperdonabile sfregio all'Europa. Il ragionamento dei Paesi europei non potrebbe che essere il seguente: evidentemente l'Italia non ha bisogno di soldi, quindi diminuiamo anche quelli del Recovery Fund. Ripeto: per noi sarebbe puro autolesionismo».
Per un via libera al voto Extradeficit, secondo lei, cosa deve fare il governo? Non trova intollerabili i ritardi nelle liquidazioni di bonus e aiuti vari? Come giudica l'operato del governo nella ripartenza?
«Certo, i ritardi sono intollerabili. Le risorse messe a disposizione erano tante ma l'esecutivo le ha mal gestite ed ora si pensa a un nuovo scostamento di bilancio. Vedremo come si comporterà il governo, se finalmente ci ascolterà e si farà consigliare prima di decidere. Le cose da fare le abbiamo elencate tante volte: una riforma fiscale che produca attraverso la flat tax ad un livello molto basso un vero shock per far ripartire l'economia; un grande piano casa e un grande piano infrastrutture per mettere in moto investimenti e ridurre la nostra terribile carenza di infrastrutture soprattutto al sud; un semestre bianco del fisco con la sospensione di tutti i pagamenti fino a fine 2020; il superamento del regime delle licenze e del codice degli appalti».
Da imprenditore, lei quali previsioni sente di fare per settembre? Passata l'emergenza e il tempo dell'emozione in Lombardia prima o poi bisognerà affrontare il tema degli errori commessi. Lei quale spiegazione si è dato?
«Da imprenditore dico che gli italiani ce la faranno, nonostante tutto. Nonostante un governo che si è dimostrato palesemente inadeguato nell'emergenza economica che dall'inizio è stata sottovalutata. Sarà dura, sarà difficile, ma noi daremo il miglior contributo possibile».
Autonomia: a suo avviso il Covid cosa ha insegnato? Zaia chiede agli alleati di firmare il patto per l'autonomia: che ne pensa?
«Il Covid ha insegnato che una maggiore autonomia delle regioni avrebbe consentito interventi più immediati e quindi avrebbe forse attenuato la diffusione della pandemia. Forza Italia è un grande partito nazionale, che crede nel federalismo e nella sussidiarietà. Tutte le proposte che servono a valorizzare le autonomie dei territori, di tutti i territori, da Nord a Sud, ci vedono favorevoli ed anzi fra i promotori. Tutte le ipotesi invece che mirano a spaccare il Paese, a contrapporre il Sud al Nord, a far venire meno la solidarietà e la coesione nazionale, ci troveranno sempre assolutamente contrari».
Se in autunno la crisi divampasse con tensioni sociali difficili da sostenere, se la sente di escludere un governo di salvezza nazionale con il centrodestra o almeno con il sostegno di Forza Italia?
«Mi sento di escludere ogni ipotesi strumentale per spaccare il centro-destra. Per il resto sono pronto a ragionare su tutto, prima di tutto con i nostri alleati».
Una curiosità: tornano le indiscrezioni su un suo addio alla residenza romana di Palazzo Grazioli. Cosa c'è di vero? Se così fosse passerebbe in archivio un pezzo di storia del centrodestra e della Repubblica.
«È proprio il caso di citare la commedia di Shakespeare: Tanto rumore per nulla. Chi non ha mai cambiato casa? Non si archivia nulla e non c'è nessun atto simbolico. A Roma possiedo da molti anni una grande e bella villa che avevo messo a disposizione del mio grande amico Franco Zeffirelli che purtroppo è scomparso. Trasferirò lì la residenza e gli Uffici di Palazzo Grazioli e così anche a Roma, come a Milano, risiederò nel verde. Per il resto, tutto sarà come prima».
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