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22/05/2020

Governo e Bonafede salvi con il sì di Iv, ora si apre il fronte cantieri

Il Sole 24 Ore - Emilia Patta Manuela Perrone

IL VOTO IN SENATO
Il Guardasigilli disponibile: sì a una commissione sulla prescrizione Appalti: asse renziani-M5S Semplificazioni e giustizia, Conte chiama le opposizioni
ROMA

Come da copione, il governo è salvo. Ieri le due mozioni di sfiducia presentate dal centrodestra e da +Europa nei confronti del Guardasigilli Alfonso Bonafede sono state respinte dal Senato, rispettivamente con 131 sì, 160 no e un astenuto e con 124 sì, 158 no e 19 astenuti. Decisivi nella prima votazione (nella seconda si è sfilata Fdi) i 16 voti dei senatori di Italia Viva, che hanno subito fatto notare come senza di loro sarebbe passata la sfiducia. In fondo era proprio questo l'obiettivo di Matteo Renzi, che non ha mai avuto veramente l'intenzione di affondare il governo, convinto che «il Paese non lo avrebbe capito in una fase così delicata»: dimostrare che senza Iv il governo andrebbe a casa e che l'"operazione responsabili" è inesistente. In Aula Renzi non ha smentito l'offerta di un sottosegretario alla Giustizia avanzata dal premier Giuseppe Conte nel colloquio di martedì con Maria Elena Boschi, ma è sembrato declinare rilanciando piuttosto sui temi. «A noi non interessano i sottosegretari, interessano i cantieri, che si sblocchino velocemente perché se non si sbloccano quel 15% di disoccupazione prevista a fine anno si avvicinerà al 18-20%», ha detto Renzi usando anche parole rispettose verso Conte, presente in Aula accanto al suo ministro sotto accusa: «La seguiamo sulla sua valutazione politica ma vi chiediamo un'assunzione di responsabilità».

Bonafede si è difeso nel merito: nella scelta di Francesco Basentini a capo del Dap al posto di Nino Di Matteo «non ci fu alcun condizionamento» e «non sono più disposto a tollerare allusioni o ridicole illazioni». Ed «è totalmente falsa», ha sottolineato, «l'immagine di un governo che avrebbe spalancato le porte addirittura per i detenuti più pericolosi». L'onestà del Guardasigilli è stata d'altra parte riconosciuta dallo stesso Renzi: «Bonafede è persona assolutamente non avvicinabile dalla mafia, essere additati ingiustamente sui giornali con le proprie famiglie e subire l'onta di un massacro mediatico fa male. Ci deve guidare la politica e non il giustizialismo».

Un messaggio che Bonafede è sembrato recepire. Sono lontani i tempi in cui sosteneva che «anche in presenza di un solo sospetto chi è pulito si deve dimettere». Ieri il ministro M5S si è invece detto pronto alla «leale collaborazione» («È un governo di coalizione, troviamo sintesi»)e ha accolto la richiesta dei renziani di istituire una commissione sull'impatto della riforma della prescrizione, guidata dal presidente dell'Unione Camere penali Gian Domenico Caiazza e al cui interno siederà anche la deputata di Iv Lucia Annibali. Un successo che Renzi può rivendicare con i suoi, insieme all'abbuono del'Irap di giugno e alla regolarizzazione dei migranti , ma soprattutto al riconoscimento politico incassato dal premier e la possibilità di incidere sulle scelte future del governo, a partire dai cantieri. Partita su cui è già aperto il nuovo fronte nella maggioranza, con l'inedita alleanza tra Iv e M5S per il superamento del Codice appalti e la sburocratizzazione totale degli iter per far ripartire le opere e con il Pd che invece frena. «Il governo ha dimostrato compattezza, ora basta inutili polemiche: tra gli obiettivi deve esserci quello di superare il Codice degli appalti», ha esortato non a caso il ministro degli Esteri M5S Luigi Di Maio.

Sullo sfondo resta sempre l'ipotesi rimpasto, ma è chiaro che se si dovesse aprire questo capitolo Renzi punterebbe a un altro ministero: in pole Ettore Rosato e Luigi Marattin. Più probabile al momento un riequilibrio nelle commissioni, con Marattin a capo della Bilancio alla Camera. Da parte sua il premier, in un'intervista oggi al Foglio, tende la mano anche all'opposizione: «Può offrire il proprio contributo su tanti progetti, dagli interventi per accelerare i tempi dei processi alla più ampia riforma per la semplificazione di tutto il sistema». «Capitale umano, ricerca e innovazione - aggiunge Conte - saranno le leve fondamentali su cui il Paese deve puntare per rinascere».

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ANSA


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