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20/05/2020

Governo domani al test Bonafede Ma Iv smorza i toni: avanti sui cantieri

Il Sole 24 Ore - Emilia Patta

MOZIONE DI SFIDUCIA
Zingaretti: non temo sgambetti di Matteo Renzi in occasione del voto Boccia: giovedì incontro con le Regioni per snellire burocrazia e procedure
Roma

Se la questione del possibile ricorso al fondo salva-Stati per le spese legate all'emergenza sanitaria (il famoso Mes senza condizionalità) piomberà sul tavolo della maggioranza solo tra qualche settimana, la mina della sfiducia al Guardasigilli Alfonso Bonafede presentata dalle opposizioni (Lega ma anche i radicali di Più Europa) e che Matteo Renzi aveva minacciato di votare se non fossero arrivate risposte sui temi da lui posti arriva in Senato domani mattina. Ed è proprio per disinnescare questa mina che Giuseppe Conte il 7 maggio scorso ha ricevuto per la prima volta dalla nascita del governo giallo-rosso una delegazione di Italia Viva a Palazzo Chigi. Da allora, come ammette lo stesso Renzi, dal premier è arrivata più di una risposta positiva: «Conte ha dato segnali importanti nelle ultime ore a Italia Viva - è il ragionamento che ha fatto ieri sera Renzi facendo il punto con i suoi parlamentari -. La cancellazione dell'Irap, da sempre nostra battaglia, la vittoria della ministra Teresa Bellanova sulla regolarizzazione dei migranti nonostante la forte opposizione del M5s,l'anticipo delle riaperture e per di più con un vero decreto e non con un dpcm».

Sulla mozione di sfiducia a Bonafede tutto è ancora aperto, si sottolinea però dal quartiere renziano. Deciderà un'assemblea dei diciassette senatori renziani dopo aver ascoltato Bonafede in Aula. Il gruppo dei renziani è diviso tra incendiari e governativi, e anche per questo - per mantenere l'unità - Renzi ha deciso in queste ore di vestire gli inusuali panni del pompiere. Non c'è insomma davvero la volontà di mettere in crisi il governo ora, né Renzi si può permettere l'immagine negativa di un voto in ordine sparso dei suoi senatori. Piuttosto l'ex premier sposta già da ora l'attenzione su quello che attende il governo nelle prossime settimane: «Sono molto preoccupato per la crisi del lavoro - dice - e quello che chiediamo oggi è di accelerare sul Piano shock da 120 miliardi per far ripartire i cantieri in tutta Italia superando le pastoie della burocrazia come accaduto per Expo 2015 e per il Ponte di Genova. Per me questa è la priorità assoluta, l'unica cosa davvero importante». Occhi puntati sul prossimo decreto allo studio del governo sulle semplificazioni e le infrastrutture, dunque, con un inedito asse tra Iv e Conte "contro" le resistenze del Pd a istituire i commissari straordinari e a superare il codice degli appalti.

Certo, c'è anche la questione giustizia. Da Bonafede gli alleati renziani attendono chiarimenti sulla questione delle scarcerazioni dei boss mafiosi durante l'emergenza e qualche parola sul tema della prescrizione. «Un tavolo di maggioranza sulla prescrizione, oltre che sul piano shock, me lo devono dare», avvertiva ieri sera Renzi. Ma la possibilità che Italia Viva voti la mozione di sfiducia assieme alle opposizioni è ormai piuttosto remota. «Non temo lo sgambetto di Renzi - è il commento-appello del segretario del Pd Nicola Zingaretti -. Siamo pronti a discutere tutto, anche quello che non va nella giustizia. Ma la mozione di sfiducia è altra cosa: è un'azione legittima delle opposizioni ma totalmente strumentale e in quanto come tale va respinta». Analogo appello viene dal capo politico reggente del M5s Vito Crimi: «Le questioni che riguardano la maggioranza si discutono all'interno della maggioranza, quello è il contesto. Mi aspetto che la maggioranza voti compatta». Il documento messo a punto da Italia Viva (oltre al piano shock e al garantismo nella giustizia c'è anche il rilancio del Family act con l'assegno unico per i figli) è stato recapitato a Palazzo Chigi ma da Conte non c'è ancora conferma di un possibile nuovo incontro oggi con una delegazione di Italia Viva. Ma certo l'attenzione del premier sul caso Bonafede è altissima, tanto che la sua informativa in Parlamento sulle riaperture decise nel week end è stata spostata da oggi a giovedì.

L'opposizione, naturalmente, spera nella spallata e ha dato ordine a tutti i suoi senatori di essere presenti in Aula. Anche se non sembra esserci la volontà di unificare le due mozioni («i voti saranno due», sottolinea il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo). Ma nessuno crede davvero che il voto di domani in Senato provocherà una crisi. Il vero appuntamento per il centrodestra è in piazza per il 2 giugno: quando Lega, Fratelli d'Italie Forza Italia manifesteranno - a distanza di sicurezza - contro il governo.

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BONAFEDE, TUTTI GLI ERRORI CONTESTATI AL MINISTRO

no alla riforma orlando

Il ricorso alle pene alternative

Il grillino Alfonso Bonafede era ministro della Giustizia già durante il governo gialloverde. Ad agosto 2018 suscitò molte polemiche la decisione, sul filo di lana, di affossare di fatto la riforma dell'ordinamento penitenziario voluta dall'ex ministro della Giustizia del Pd Andrea Orlando. Veniva cancellato, in particolare, quel decreto attuativo che ampliava le possibilità di ricorso alle pene alternative al carcere

nodo carceri

Dalle rivolte alle scarcerazioni

Bonafede è finito nell'occhio del ciclone per la gestione delle carceri. Con la crisi Covid-19, prima ci sono state rivolte, con morti, nei penitenziari. Poi la scarcerazione dei boss. Già prima c'erano state le gaffe («quando del reato non si riesce a dimostrare il dolo, diventa un reato colposo»; «gli innocenti non finiscono in carcere») fino alla polemica con il Pm Nino Di Matteo sulla mancata nomina di quest'ultimo a capo del Dap

riforma della prescrizione

Le censure sulla Spazzacorrotti

Fortemente voluta da Bonafede, durante il governo gialloverde, è la riforma della prescrizione, con l'interruzione dei termini, a partire dal 1° gennaio 2020. dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di assoluzione che di condanna. Una riforma che ha portato poi quasi alla rottura il governo giallorosso. La riforma è contenuta nella legge "Spazzacorrotti". Quest'ultima è stata censurata dalla Consulta sulla retroattività della norma

dimissioni eccellenti

Le nomine del ministro

Nino Di Matteo, magistrato antimafia, ha accusato Bonafede di avergli negato nel 2018 la nomina a capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) per pressioni ricevute da boss. Francesco Basentini, la persona scelta a capo del Dap nel 2018, si è dimessa pochi giorni fa dopo le polemiche sulla gestione delle carceri. Dopo lo "scandalo Palamara" si è dimesso anche il capo di gabinetto di Bonafede Fulvio Baldi