scarica l'app
MENU
Chiudi
14/04/2020

GLOBALIZZAZIONE ADDIO

Wall Street Italia - ALESSANDRO PIU

GIULIO TREMONTI
L'ex ministro dell'Economia pubblica l'edizione aggiornata del suo libro "Le Tre Profezie" nel quale parla degli effetti del contagio Prof. Tremonti, ha appena riportato in libreria, con un aggiornamento, il suo libro "Le tre profezie". Lei lega questa nuova edizione a tutto quello che ci sta circondando dal punto di vista delle notizie quotidiane. Lo capiamo dal sottotitolo. Ce lo racconta? "Il sottotitolo del libro è 'Contagio globale, come finisce l'utopia della globalizzazione'. Con la globalizzazione si è pensato che fosse finita la storia e che stesse cominciando un mondo uguale al paradiso terrestre, dominato dal mercato, lubrificato dalla democrazia. In realtà non è stato così o è stato così per trent'anni. Poiè arrivato il primo colpo a questa utopia, al grande meccano globale, con la crisi del 2008, prima finanziaria, poi economica, poi sociale e infine politica. Il secondo colpo è arrivato ora: il contagio. Non è un caso che il virus venga dal luogo dove la globalizzazione è stata spinta al massimo: la Cina. Qui si sono confrontate due civiltà. Quella antichissima e millenaria dell'interno e quella recentissima della costa. Se guardiamo la Cina su Google Maps, vediamo una costa iper-illuminata mentre l'interno è un buco nero dentro cui ci sono più di mezzo miliardo di anziani che vengono da un mondo agrario, da un altro tipo di mondo. Lì inizia il contagio". Nel suo libro parla di tre profezie che identifica con tre personaggi, chi sono? "Marx, Goethe e Leopardi. Marx scrive: 'Quando il mondo sarà interdipendente, in quel mondo lo stregone evocherà - lo stregone è il capitalismo - potenze sotterranee che non sarà più in grado di controllare'. Considerando quello che sta succedendo, un po' ci ha preso. Nel Faust di Goethe, Mefistofele il demonio si mette a parlare con Faust. Gli offre, in cambio dell'anima, una vita migliore ma artificiale. Lo sciagurato Faust firma la cambiale mefistofelica. Cede l'anima e si illude di vivere in un altro mondo. Poi Leopardi che come filosofo, lo dico da italiano, credo fosse più grande degli altri. Leopardi è entrato nei segreti dell'umanità, ha letto i libri dell'antichità e usa l'immagine di Roma: 'Quando diventano tutti cittadini romani nessuno si sente più cittadino romano' ed è così che Roma cade. E che una civiltà globale, come lo è stata Roma, entra in crisi". Quella che stiamo vivendo è una crisi che sta portando non solo dei problemi sociali molto forti m a anche dei vuoti di potere molto evidenti. L'Europa oggi ha la possibilità di rigenerarsi o di perdersi completamente. Cosa sta succedendo? Cosa accadrà? "Se posso parto dalla mia esperienza passata. Ero il ministro dell'Economia quando ci fu la crisi del 2008. Una volta passata la fase più acuta, il governo italiano fece una proposta: introdurre regole per tutta l'economia e non solo per la finanza; andare verso una logica di "fair trade" e non seguire solo quella del "free trade". Ritenevamo necessario risalire nelle catene di produzione globali per vedere se le regole sociali, > > ambientali e igieniche venivano rispettate. La nostra proposta fu votata all'unanimità all'Ocse ma dovette confrontarsi con l'altra visione, quella secondo cui non servono regole per l'economia. H o citato regole di igiene, di ambiente, presenti nella proposta italiana... le dice nulla rispetto a quello che è successo quest'anno? Alla fine vinse la logica della finanza senza regole. Io penso che se vogliamo capire cosa è successo, cosa non è stato fatto, quali sono le colpe e quali le omissioni, per cambiare non per fare un processo, dobbiamo uscire dalla sola logica della finanza. I soldi servono, ma bisogna anche capire che il mondo non è fatto solo dai soldi. Il mondo è fatto da valori che non sono solo quelli mobiliari, sono anche i valori reali della società, della vita, del rispetto della natura che è stata violata e adesso si vendica della globalizzazione. Se nel 2009 ci avessero dato retta, forse in dieci anni qualcosa di meglio si sarebbe potuto fare ma ha prevalso la logica forsennata della finanza". Però i primi interventi fatti dalle istituzioni finanziarie m o n d i a l i e dai governi per fronteggiare la crisi, s o n o stati volti anzitutto a cercare di m e t t e r e in sicurezza proprio quella finanza di cui parlava. Servirà anche questo ad andare nella direzione in cui dice lei? "Mettiamola così: è giusto immettere liquidità per tenere insieme la parte alta di tutto il sistema. Quindi gli interventi che in questi giorni e nelle settimane passate sono stati giusti e necessari. Sono serviti a stabilizzare la finanza e con lei l'intero sistema. M a poi bisogna andare oltre. E necessario capire che il problema non è solo quello, la soluzione non è solo quella. Tutti oggi parlano del danno provocato dal blocco delle attività produttive e degli spostamenti delle persone. E vero, il blocco ci ha danneggiato ma non è che una volta tolto il blocco tutto tornerà come prima. Se uno ha una capacità non dico politica ma di buon senso, deve capire che non tutti si troveranno a vivere in un mondo uguale a quello in cui vivevano prima del blocco, prima della crisi. Sarà un mondo meno globale, meno connesso, dove tutti avranno paura che ritorni l'emergenza appena terminata o ne arrivi un'altra. In questo nuovo mondo lo stato avrà un ruolo importante. Può mettere i soldi nell'economia, oppure può evitare di toglierli con le tasse. Le prime cosa che facemmo nel 2008 furono traformare nel giro di un giorno la Cassa depositi e prestiti nella terza banca italiana e la cassa integrazione in deroga. Le faccio un esempio di quello che farei oggi. Io ho inventato tanti anni fa il cinque per mille, se fossi al governo farei subito il 10 per mille. Perché serve. Soprattutto perché serve non solo al mercato ma anche a quello che c'è in mezzo, cioè la società, la quale è costituita da tutti noi insieme. La politica fare meno regole. Oggi abbiamo un'infinità di regole che bloccano tutto. Il codice degli appalti, per esempio, è stato un attentato all'economia italiana perché, nella presunzione di partenza che tutti siano corrotti - salva la prova contraria naturalmente nessuno ha fatto più nulla. Dovessi dire che modello di società sarà quella che verrà dopo la crisi, io penso che si tonerà agli anni '90, agli anni '80. Un mondo che a me non dispiaceva. In questi decenni siamo stati illusi da stregoni che ci hanno fatto credere che tutto fosse magico. Poi l'illusione è finita, come sempre accade. Vorrei tornare a una società dove ci siano più virtù e non solo desideri, dove ci siano dei doveri e non solo dei diritti". In un'intervista al Financial T i m e s Mario Draghi avverte che l'indebitamento pubblico degli stati sarà m o l t o più elevato nel p r o s s i m o futuro m e n t r e il debito privato tenderà a zero. È in linea con il s u o pensiero? "Partiamo dal fatto che certamente serviranno più soldi, che lo stato è chiamato a mettere questi soldi e che per farlo deve fare debiti. Stiamo parlando della fine dell'erà dell'austerità. Io non l'ho mai condivisa, a dire il vero. Nel 2011 il governo in cui ero ministro è stato travolto da una lettera che chiedeva all'Italia di anticipare il pareggio di bilancio subito dopo aver detto che la gestione del bilancio era stata prudente e le correzioni necessarie erano meno necessarie che in altri paesi. Adesso l'idea dell'austerità è finita. Molti parlano di guerra contro il virus. La vera guerra è quella da fare sulle macerie della globalizzazione, è un concetto totalmente diverso. Il pronto soccorso costituito dalle iniezioni di liquidità di governi e banche centrali è necessario, ma si deve anche comprendere che il mondo non è più quello di prima. Dalle macerie della globalizzazione ci si rialza con il lavoro, non solo con il debito" Prima ha accennato un passaggio legato all'ambiente. Fa specie vedere le foto satellitari della Pianura padana in lockdown. Da inizio gennaio a oggi l'inquinamento è quasi scomparso. Sembra quasi c o m e se questo virus sia stata l'arma usata dal nostro pianeta per reagire all'abuso perpetrato dall'uomo... "Le epidemie, i contagi, i flagelli ci sono sempre stati. Avevano cause diverse ma sempre ci sono stati. Penso che l'origine di quello che stiamo affrontando oggi derivi l'idea di fare in Cina, in Asia, la fabbrica del mondo. Ha senso produrre in un posto e poi trasferire il prodotto per mare, sui container, in un'altra parte del mondo, inquinandolo? Ci raccontavano che il mondo globalizzato era il futuro: di là, in Asia, la fabbrica, di qua i servizi. Non mi è mai sembrata una grande idea. Negli ultimi anni il mondo è stato spinto a una velocità eccessiva. Nel 1989 è caduto il Muro di Berlino, nel 1994 è nato il Wto (World Trade Organization). Poi, il secondo mandato di Bill Clinton ha lanciato la finanza per la globalizzazione. Nel 2001 l'Asia ha fatto il suo ingresso nel Wto. La prima crisi è arrivata nel 2008 e oggi siamo alla fine dell'utopia delle globalizzazione. Penso che la globalizzazione non si sarebbe potuta fermare ma la si sarebbe potuta fare con più calma, in un tempo più lungo, in un modo più saggio. Invece tutti correvano ad abbracciare la globalizzazione. Compresi coloro che oggi ci dicono che serve l'intervento dello stato. Meno male che Google non dimentica. Basta fare una ricerca, andare un po' indietro nel tempo per vedere una classe dirigente che oggi dice, per sopravvivere, l'opposto di quello che per trenta anni ha detto per vivere. Senza neanche l'umiltà di ammettere l'errore. Vanno messi a tacere. Gli stessi fanatici della globalizzazione e del mercato ora ci vengono a dire che serve lo stato. Certamente che serve, lo stato. Ma almeno cerchiamo di capire i troppi errori che sono stati fatti e imparare a evitare, per quanto possibile, di commetterne altrettanti". Questo virus, per certi versi, tende a desocializzare le societallontana le persone, i gruppi sociali e gli stati gli uni dagli altri. Anche da questo punto di vista si va nella direzione che ci stava spiegando? "Quando la pandemia sarà terminata, nel mondo torneranno i rapporti tra gli stati, così come tra i mercati, tra le famiglie e tra le persone. Magari non saranno rapporti globali, ma almeno internazionali. Il pensiero che ciò che fai ti può tornare contro, sotto forma in questo caso di un virus, che le magie finiscono, come è finita l'illusione della globalizzazione, che il meccano globale può rompersi ci darà, io spero, qualche elemento di prudenza e di saggezza in più. L'incipit del mio libro credo che sia, da questo punto di vista, significativo: "Fermati e aspetta che la tua anima ti raggiunga". Non vogliamo svelare c o m e finisce il libro per lasciare la curiosità viva in tutti quelli che lo vorranno comprare. Possiamo però dare una motivazione per acquistarlo? "Innanzitutto tutti i proventi della vendita di questa edizione andranno in beneficenza. Poi voglio aggiungere un suggerimento: se volete capire che cosa è successo negli ultimi decenni, forse questo libro potrà esservi utile". Immaginiamoci ora di essere nel 2021: la pandemia è ormai alle spalle. C o m e si immagina l'Italia nel 2021? "Il 2021 è dietro l'angolo. E ancora un po' presto. Però io penso che se tutto andrà bene torneremo in un mondo simile a quello degli anni '90 e '80. Un mondo dove c'erano lo stato e il mercato, non il mercato sopra lo stato. Un mondo dove c'era la politica. Un mondo dove c'erano le tradizioni, i valori, la famiglia". O

"La nuova società: penso si debba tornare a come eravamo negli anni '80 e '90, un mondo che a me non dispiaceva. Siamo stati illusi da stregoni che ci hanno fatto credere che tutto fosse magico"


GUARDA L'INTERVISTA COMPLETA A GIULIO TREMONTI S U L SITO WSI

Tre profezie sulla fine della globalizzazione

Il libro di Giulio Tremonti, pubblicato per i tipi di Solferino, è disponibile nelle edicole e nelle librerie online. I proventi della vendita saranno destinati in beneficenza.

1989

CADE IL MURO DI B E R L I N O E LA G L O B A L I Z Z A Z I O N E MUOVE I SUOI PRIMI PASSI

"Si parla di guerra contro il virus. No, è una guerra da fare sulle macerie della globalizzazione, che è un'altra cosa. Dalle macerie della globalizzazione si ricostruisce con il lavoro, non con il debito"