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12/08/2020

Gli investitori riscoprono le infrastrutture italiane

MF - Nicola Carosielli

Sondaggio EY: il 44% investirà entro 12 mesi. Piacciono energia, autostrade e trasporti. Pesano incertezza politica e burocrazia
Le infrastrutture italiane ritrovano un certo appeal per gli investitori, tanto che il 44% prevede di investire in Italia nei prossimi 12 mesi. A catalizzare maggiormente l'attenzione, e quindi le future (possibili) risorse, sono alcuni settori maturi come autostrade, per il 57%, ferrovie (54%) e fonti rinnovabili (75%). Così come il settore ospedaliero (66%), ritornato in auge anche a causa del Covid-19. Sono queste le maggiori evidenze emerse dall'ultima edizione dell'EY Infrastructure Barometer, la ricerca effettuata dal team Strategy and Transactions della società di consulenza condotta su 56 tra dirigenti di società, istituti finanziari e fondi infrastrutturali, che valuta lo stato e la fiducia degli investimenti nel settore italiano delle infrastrutture. A modificare e attrarre maggiormente l'attenzione e la fiducia degli investitori sono stati la gestione della ricostruzione del ponte Genova San Giorgio, il paventato consolidamento del settore edile italiano e anche l'introduzione di un nuovo codice degli appalti associati alla diffusione del Covid-19. E così, secondo l'indagine, il 44% degli intervistati prevede di investire in Italia entro i prossimi 12 mesi, in particolare in energia (65%), trasporti (52%) e tecnologia, media e telecomunicazioni (46%). In generale, però, l'89% manterrà i propri investimenti, anche perché la qualità delle infrastrutture italiane è ampiamente considerata in linea con la media Ue, nonostante alcune preoccupazioni in merito a determinati segmenti. Per il 39% degli intervistati, per esempio, proprio i trasporti sono al di sotto della media Ue, facendo supporre che proprio questa lacuna sia percepita come un'occasione dagli investitori. Non a caso il 61% ha identificato la necessità di colmare il gap infrastrutturale tra le ragioni chiave per investire. Ma per sfruttare al meglio questa occasione, il sistema italiano dovrà prestare maggiore attenzione ad alcuni importanti aspetti. In primis all'incertezza politica e normativa, emersa, per il 79% degli intervistati, come il principale freno per gli investimenti, seguita dai vincoli burocratici (68%). Punti da risolvere per consentire interventi su infrastrutture ora decisivi considerando l'effetto moltiplicatore: «si stima che ogni euro speso si moltiplichi fino a 2,5 volte in valore sul pil, pertanto gli investimenti nel settore sono considerati una delle leve chiave per la ripresa», ha spiegato Marco Daviddi, strategy and transactions managing partner di EY. (riproduzione riservata)