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27/05/2020

«Gli interventi a pioggia servono a poco, sblocco dei cantieri e meno burocrazia»

Il Messaggero - Francesco Bisozzi

L'intervista Stefano Parisi
L'EX DG DI CONFINDUSTRIA E MANAGER PROMOTORE DEL PIANO "RICOSTRUIRE": LA CRISI PUÒ DIVENTARE UNA OPPORTUNITÀ PER UNA CRESCITA FORTE «FACCIAMO DEL SUD UNA ZONA A FISCALITÀ DI VANTAGGIO, STOP AI SOLDI BUTTATI CON QUOTA 100 E NEL REDDITO DI EMERGENZA»
ROMA Non vede una strategia di uscita dalla crisi. E avverte che non c'è molto tempo per riaccendere i motori del Paese. Stefano Parisi, ex direttore generale di Confindustria, già amministratore delegato di Fastweb e city manager del Comune di Milano, nutre molte perplessità sul decreto rilancio. Il manager-politico, promotore del piano strategico "Ricostruire", sottoporrà al Parlamento e al governo una manovra alternativa, preparata con altri esperti tra cui l'ex ministro Tria, per un uso efficace di questi 55 miliardi. «La crisi può essere letta come una opportunità per stimolare la crescita e lo sviluppo o, come fa il governo, in un'ottica puramente assistenziale», spiega Stefano Parisi. Come giudica l'azione dell'esecutivo per rilanciare il Paese? «Il governo sta sprecando enormi risorse in mille rivoli, tutte quelle su cui possiamo contare nel 2020. Gran parte non saranno distribuite, molte norme non saranno attuate a causa degli eccessivi passaggi burocratici previsti». Cosa propone? «Ogni euro che lo Stato Italiano sta prendendo a debito deve contribuire a rallentare il crollo del Pil del secondo e terzo trimestre, per far ripartire l'economia a fine anno. Altrimenti nel 2021 avremo un grave problema di sostenibilità del debito pubblico e la crisi economica si trasformerà in una tragedia sociale. "Ricostruire" è un piano operativo messo a punto da imprenditori, accademici e professionisti. L'idea è di proteggere le attività produttive con pochi strumenti immediati ed efficaci, sia economici che normativi, per ricostruire su basi nuove il sistema economico e sociale». Dunque? «Bisogna capovolgere la logica: liberare i 3 miliardi per l'ennesimo salvataggio di Alitalia, concentrare tutto su poche misure fiscali efficaci e aumentare le risorse a fondo perduto per le imprese, per dare liquidità alle Pmi e ai professionisti che non hanno la forza di accedere al Fondo di garanzia e che il governo ha pure escluso dalla possibilità di chiedere contributi. Lavorare e produrre sembra essere una colpa per questa maggioranza». Lei cosa farebbe? «Penso al credito d'imposta per sostenere le imprese che riaprono con la prospettiva di fatturare un terzo dei ricavi dello scorso anno. È fondamentale pagare entro l'anno tutti i debiti della PA verso i privati. Serve un imponente sostegno al turismo e alla cultura». E poi? «Una grande azione di sblocco delle opere pubbliche, abolizione del Codice degli appalti, adozione delle semplici e chiare norme europee, abrogazione di tutte le inutili linee guida di Anac, abolizione del reato d'abuso di ufficio e dello "spazzacorrotti" per mettere in sicurezza, anche con coperture assicurative, i dirigenti pubblici che devono tornare a decidere». Sul Mes? «Abbiamo bisogno dei 36 miliardi del Mes per ricostruire il nostro sistema sanitario e del Recovery Fund per sostenere la ripresa. C'è finalmente apertura sulla revisione delle norme sugli aiuti di Stato, che garantivano politiche fiscali aggressive a piccoli e prepotenti paesi e che ci hanno sempre impedito di attivare politiche fiscali attrattive per le aree deboli dell'Italia». Per il Sud basta il reddito di emergenza? «Si deve fare del Sud una zona a forte fiscalità di vantaggio. Altro che soldi buttati nel reddito di cittadinanza o di emergenza e in quota 100. Il Sud ha bisogno di lavoro non di elemosina». La scuola deve riaprire? «Lasciare 8 milioni di studenti a casa per 7 mesi equivale a far perdere un anno a un'intera generazione, impedendo ai genitori di lavorare. Occorre un modello educativo nuovo. Peraltro il governo continua a escludere le scuole paritarie eludendo la libertà di scelta delle famiglie». Avete trovato ascolto? «Nessun ascolto. Sono caduti nel vuoto anche gli appelli di Ricolfi, Crisanti e Valditara. Colao è stato messo in grado di lavorare? Purtroppo nei nuovi politici domina l'autoreferenzialità e la cultura del sospetto».

Foto: Operaio in un cantiere edile