scarica l'app
MENU
Chiudi
11/04/2020

Gli imprenditori del cemento pronti a costruire Ma chiedono il modello Genova anti-burocrazia

ItaliaOggi - CARLO VALENTINI

FULMICOTONE
Un richiamo alla necessità di riprendere senza indugio l'attività produttiva, garantendo le prescritte misure di sicurezza, arriva (anche) dalla fi liera italiana del cemento, che ha spento i forni e chiuso gli impianti ma sostiene di non potere più reggere senza lo sblocco delle restrizioni. Dice Roberto Callieri, presidente di Federbeton-Confi ndustria: «Un'interruzione di questo tipo non si verifi cava dall'ultimo confl itto bellico. I dati ci dicono che 800 imprese e 8 mila posti di lavoro (il 25% del comparto) rischiano di scomparire, se questa situazione dovesse protrarsi». Tra le richieste al governo: l'estensione del «modello Genova» al maggior numero possibile di opere pubbliche già fi nanziate ma con l'iter procedurale incagliato nei gangli della burocrazia, quindi poteri commissariali e possibilità di poter derogare al codice degli appalti, poi la semplifi cazione delle procedure amministrative per l'utilizzo di combustibili alternativi derivati dal trattamento dei rifi uti urbani indifferenziati, un problema che da tempo le imprese inutilmente reclamano e che favorirebbe, secondo gli imprenditori, la chiusura del ciclo dei rifi uti, riducendo tra l'altro i costi di gestione per lo Stato grazie al minore ricorso all'incenerimento e al conferimento in discarica. Conclude Callieri: «Nella convinzione che la spesa pubblica debba dare priorità alla tutela della salute pubblica e pur apprezzando la volontà del governo di voler procedere nella direzione di una politica espansiva e di sostegno alle infrastrutture, le imprese lanciano l'allarme rispetto al rischio di scomparire dal mercato, prima ancora di poter contribuire all'auspicato rilancio economico». Le imprese del comparto avevano un fatturato pre Covid-19 di 8,5 miliardi. © Riproduzione riservata