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29/05/2020

GLI ARTIGL I DELLA CRIMINALITA SULL’EMERGENZA COVID-19

Famiglia Cristiana

COSI IL SISTEMA DEL MALAFFA RE CERCA DI SFRUTTARE LA FASE 2
Intimidazioni, estorsioni, minacce, attentati, persino omicidi: i clan mafiosi, da Palermo a Foggia, da Cosenza a Napoli, non sono mai andati in quarantena. Anzi, come spiega il procuratore antimafia Cafiero De Raho, hanno preso l'emergenza Covid-19 come un'occasione per riciclare il loro denaro sporco (di sangue), mettere le mani sugli appalti legati alla ricostruzione e tentare di entrare in possesso delle aziende piu deboli con lo stratagemma di prestare i capitali necessari alla loro sopravvivenza. Il panorama che segue e la mappa dell'azione delle piovre in Italia al tempo del coronavirus. Un panorama sconfortante che solo l'azione risoluta dello Stato e il senso civico dei cittadini potra fermare. NAPOLI ATENTACOLI V D E I CLAN SULLA SANIFICAZIONE «Quando non si spara, non si ammazza, non si versa sangue. E allora che il sistema sta funzionando. Che la camorra sta lavorando bene». Sono le parole di Carmine Alfieri, ex boss e collaboratore di giustizia. E la sintesi di quanto le mafie stanno approntando in questa fase 2 post-pandemia. Aggressione ai capitali, infiltrazioni nel tessuto economico, assalto ai fondi statali. E il caso dei Casalesi, la piovra del Casertano. Strutturata come una consorteria mafiosa, abile nel riciclaggio di denaro attraverso centinaia di aziende satelliti legate a prestanome, la cosca dei Casalesi ha gia messo gli occhi sui fondi destinati alle imprese e alle grandi opere per la fase del "rilancio". Grazie anche all'utilizzo di proprie aziende (i Casalesi sono specializzati in edilizia e movimentazione terra), i boss riescono a intercettare i fondi pubblici assicurandosi appalti e commesse a sei zeri. Dalla Terra di Lavoro ai rioni periferici di Gomorra. Quei clan che sono stati protagonisti della famigerata faida di Scampia del 2004 oggi sono riusciti ad acquisire piccole imprese di pulizia e a imporre, come forma di pizzo, la sanificazione dei locali commerciali. La Procura di Napoli ha eseguito arresti nell'ambito di un'indagine che rischia di scoperchiare un vaso di Pandora. Ma e anche la microcriminalita ad avere una sua connotazione "da pandemia". Furti, rapine, aggressioni non si sono fermati nemmeno nella fase del lockdown. Era la notte del 27 aprile quando Pasquale Apicella, 37enne agente di polizia, viene speronato da una vettura con a bordo tre uomini che poco prima avevano cercato di rapinare una banca. Il poliziotto, sposato e padre di due bimbi, muore sul colpo. Negli ultimi 15 giorni sono stati tre gli incendi di origine dolosa, "opera dei signori del pizzo", dicono gli inquirenti. «La criminalita non e andata in quarantena, i gruppi malavitosi si sono organizzati sotto due fronti: quello direttamente legato all'emergenza ha consentito alla malavita di fare proselitismo, sfruttando la disperazione delle persone; l'altro, legato a strategie imprenditoriali, ha evidenziato la necessita da parte della criminalita di investire capitali nel circuito legale». A parlare e Catello Maresca, sostituto procuratore antimafia. «La camorra ci ha addirittura guadagnato con il Covid», spiega il pm, «e il caso dei camorristi arrestati inseriti nel circuito della sanificazione. Ma i rischi di infiltrazione sono altissimi, soprattutto nel settore della ristorazione e del turismo, settori delicati in questa fase di rilancio», conclude Maresca. «E su questi ambiti che lo Stato deve alzare il livello di sorveglianza». MARIA ELEFANTE FOGGIA I RACKET NON SONO MAI ANDATI IN QUARANTENA L'emergenza coronavirus nel Foggiano non ha fermato altre emergenze, come mafia e racket delle estorsioni. Ancora una volta, la terza in quattro mesi, obiettivo della criminalita e stato "Il sorriso di Stefano", il centro polivalente per anziani in via Acquaviva dei fratelli Luca e Cristian Vigilante, da quattro mesi sotto scorta. Nel pomeriggio del primo aprile una persona in bicicletta, con cappuccio e mascherina, ha piazzato l'ordigno per poi fuggire prima dell'esplosione. Un forte boato ha squarciato il silenzio della citta, gia di per se impaurita per l'epidemia da Covid-19. Solo per miracolo non ci sono stati feriti. Il 3 gennaio una bomba era esplosa sotto l'automobile di Cristian Vigilante al Villaggio Artigiani. Anche questa volta il caso ha evitato il peggio. La vittima stava scendendo da casa con la figlioletta che ha avuto un piccolo malore. I due sono tornati sopra, proprio mentre la bomba esplodeva. Il 16 gennaio il primo attentato dinamitardo al centro "Il sorriso di Stefano". Per quest'ultimo episodio, il 15 aprile, la polizia ha arrestato un albanese Erjon Rameta di 32 anni -, indicato da un pentito "uomo a disposizione" dei clan mafiosi di Foggia. Luca Vigilante e il suocero Paolo Telesforo sono parti offese nel processo a esponenti della criminalita accusati di estorsioni e tentate estorsioni a commercianti e imprenditori di Foggia. Cristian Vigilante, invece, e testimone del tentativo di estorsione da parte di due presunti affiliati al clan Moretti, uno dei sodalizi della mafia foggiana. Anche se questo non appare per gli inquirenti un movente valido per i tre attentati - per cui pensano a qualcosa legato alla loro attivita - non si esclude che dietro ci possa essere sempre la mafia. «La bomba di aprile a Foggia e un messaggio chiaro e forte: la criminalita c'e e continua a condizionare il territorio». Lo dice don Aniello Manganiello, il prete anticamorra di Scampia che conosce molto bene il territorio foggiano dove e presente la sua associazione antimafia "Ultimi". «Un attentato», continua il sacerdote, «che vuole essere anche un messaggio alla gente: noi controlliamo il territorio e possiamo arrivare da qualsiasi parte e in qualunque momento». In questa emergenza sanitaria la mafia foggiana sembra voler allungare maggiormente e con piu efferatezza i suoi tentacoli verso l'agricoltura, settore trainante del territorio. Il 29 aprile un incendio e stato appiccato nella cooperativa agricola di Carapelle Natura Dauna: distrutti 4.000 cassoni in plastica utilizzati per trasportare frutta e verdura. LUCA PERNICE | CORIGLIANO(CS) | V^ UN FIUME DI DENARO SPOKCO t UNA MAREA DI INTIMIDAZIONI Evidenze? Nessuna. Sospetti? Tanti. La malapianta della criminalita organizzata, in Calabria, potrebbe gia avere aperto le danze. E allentato, come mai prima, i cordoni della borsa: narco-dollari (o euro) per tutti. C'e innanzitutto la drammatica catena di attentati e intimidazioni che ormai non si contano a Corigliano-Rossano, e che non si sono fermati nemmeno nei giorni dell'emergenza Covid, tanto da far dire al'arcivescovo Giuseppe Satriano: «Ci stanno bruciando vivi» e invitare i clan a ravvedersi. Ma di solito la 'ndrangheta tende a nascondere il suo volto cattivo e allunga benevola la mano a chi e risucchiato nel vortice della disperazione. Ma lo fa solo per avvinghiarlo a se in un abbraccio mortale. A meta marzo - subito dopo i primi provvedimenti governativi di lockdown - il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, lanciava un allarme shock che, sintetizzando e semplificando, suonava cosi: attenta Italia, perche la 'ndrangheta vorrebbe (e potrebbe) comprarti. Nessuno puo escludere che, in questi mesi, a sostituirsi allo Stato siano gia stati gli emissari del malaffare. Ci sono due elementi a conferma dei sospetti del procuratore antimafia oggi piu esposto nella lotta alla criminalita organizzata. Il primo: fiumi di denaro liquido difficili da contare (si stima che nel mondo la sola 'ndrangheta fatturi oltre 60 miliardi di dollari l'anno) attendono di essere ripuliti e ricapitalizzati attraverso investimenti legali. Il secondo: a fine marzo, dopo le parole pronunciate da Gratteri e rilanciate dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, dal Viminale e partita una circolare a tutte le questure italiane con la prescrizione a tenere sotto stretta sorveglianza i nuovi anelli deboli della catena economica. E cioe bar, ristoranti, hotel, aziende edili e turistiche, centri commerciali, imprese agro-pastorali. Ovvero l e attivita economiche in queste settimane maggiormente colpite dalla crisi e, da sempre, corteggiate dagli uomini del malaffare intenzionati a reinvestire, attraverso prestanome, gli enormi capitali illecitamente accumulati. Il punto centrale della questione e arcinoto a tutti (a chi governa la politica e l'economia): manca la liquidita perche non ci sono contanti che bastino a consentire a commercianti disperati di rimettere in sesto i propri negozi, pagare i dipendenti, affrontare le scadenze familiari. L'appello di Gratteri alle istituzioni e agli istituti di credito, per ora, sembra caduto nel vuoto: «Rischiate e prestate soldi puliti ai calabresi e agli italiani prima che arrivino le mafie». ROCCO DINNUNZIO PALERMO L'impero della PIOVRA IN PIENA ESPANSIONE Le strade vuote e silenziose. Gli uffici e i negozi chiusi. La cassa integrazione in deroga che non arriva. Famiglie e imprenditori alle prese con problemi di liquidita. Occupati in nero senza nessuna garanzia. E le organizzazioni criminali pronte a prestare denaro in tempi brevi, a elargire buoni e pacchi spesa. A riprendere il controllo del territorio insinuandosi nelle aziende e nelle case. «Attenzione, il Covid-19 rischia di favorire la mafia», e l'allarme di magistrati e associazioni antiracket. Un allarme reale, gia sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti. L'8 aprile, in pieno lockdown, era stato il quotidiano Repubblica a denunciare quanto stava avvenendo allo Zen: pacchi di spesa elargiti dalla mafia per dimostrare che l'organizzazione criminale c'e li dove lo Stato non arriva. Attraverso un'associazione, Giuseppe Cusimano, pregiudicato e fratello di Nicolo, boss della droga molto conosciuto nel quartiere, consegnava generi alimentari alle famiglie bisognose, vantandosi su Facebook di aver raggiunto famiglie anche alla Kalsa e al Cep, altri due quartieri della citta. A meta maggio una maxiretata della Guardia di finanza ha svelato i tanti interessi delle cosche. Novantuno arresti tra Palermo e Milano. Tutti legati alle attivita dei fratelli Fontana, consolidata famiglia dell'Aquasanta di Palermo. Gli inquirenti hanno scoperto che pur vivendo da tempo a Milano, i Fontana controllavano decine di attivita a Palermo, imponendo il pizzo e gestendo gli appalti all'interno del Cantiere navale attraverso un uomo di fiducia. Un pacchetto di attivita criminali che va dalle slot machine al controllo di supermercati, macellerie, bar, all'imposizione di prodotti come la farina nei panifici del quartiere, all'affitto dei "carrettini" utilizzati dai commercianti che acquistano la merce dal mercato ortofrutticolo. Quello che e emerso dall'inchiesta e dunque il totale controllo del clan sulle attivita del territorio. «L'enorme disponibilita finanziaria e la velocita decisionale di cui dispongono le consorterie mafiose» denuncia l'associazione antiracket Sos Impresa Rete per la Legalita, «rischiano di arrivare prima dello Stato e rendere, oltre che tardivo e inutile, addirittura dannoso un successivo intervento pubblico a sostegno di queste imprese, che nel frattempo rischiano di essere diventate imprese a capitale mafioso o pesantemente infiltrate dalle organizzazioni criminali». L'associazione ha lanciato la campagna di sensibilizzazione "Tutti uniti contro il virus della mafia". Attivo un numero verde (800.900.767) e una casella mail per le segnalazioni (info@sosimpresa.com) GIOIA SGARLATA

Foto: Un altro momento degli arresti della Guardia di finanza a Palermo, nell'ambito dell'operazione antimafia del 12 maggio scorso.