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03/12/2018

Gli appalti bloccati nell’Italia gialloverde arrivano a 53 miliardi

La Repubblica - PAOLO GRISERI

Opere pubbliche LA SCHEDA
, TORINO A fine ottobre il valore degli appalti bloccati o messi sotto esame dal governo giallo-verde e dai sindaci grillini in Italia sfiorava i 50 miliardi di euro, per la precisione 49.439 milioni.
A questi va aggiunto il valore di 8,6 miliardi della Tav tra Torino e Lione (3 saranno spesi dall'Italia). In tutto un valore di 53 miliardi complessivi. Una cifra enorme che spiega, più di tante analisi politiche, le ragioni della rivolta degli imprenditori italiani contro le scelte sulle infrastrutture dell'esecutivo Salvini-Di Maio.
Nel sacco di ciò che è stato fermato ci sono importanti appalti, come quello dell'alta velocità ferroviaria tra Verona e Padova, naturale prosecuzione a est dell'asse ferroviario tra Torino e Trieste. «Inutile e con costi altissimi», aveva stabilito Luigi Di Maio al momento dell'insediamento del governo.
Ma ci sono anche autostrade come la Parma-Verona.
Toninelli l'ha fermata perché «forse è meglio costruire una ferrovia». Il dossier pubblicato da Repubblica il 26 ottobre scorso racconta di una pletora di appalti grandi e piccoli (compresi sottopassi e cavalcavia nelle città amministrate dai sindaci grillini) che erano fermi e in gran parte sono rimasti tali.
Spesso nell'attesa di una valutazione costi/benefici che tarda ad arrivare. Il caso della linea ferroviaria ad alta capacità del terzo Valico, tra Liguria e Piemonte, è abbastanza clamoroso. I lavori sono già realizzati per oltre il 30 per cento. Il blocco dei lotti deciso da Toninelli avrebbe dovuto essere superato nelle scorse settimane. Ma finora nulla si è mosso mentre i lavoratori rischiano il posto.
Lungaggini e divieti ideologici che stanno logorando il sistema delle imprese di costruzioni italiane. Proprio il caso del Terzo Valico è emblematico. La gara era stata vinta dalla Cmc, la Cooperativa costruttori di Ravenna che ieri è finita in concordato con riserva per crisi di liquidità. Al secondo posto si era classificata la Astaldi, anch'essa in concordato per gli effetti di una crisi in Turchia. Al terzo posto era finita la Pavimental, una società del gruppo Autostrade ormai colpita, come si sa dopo la tragedia di Genova, dagli anatemi del ministro dei Trasporti.
Il manifesto che verrà approvato al termine della riunione di Torino termina con una richiesta precisa: «Sì alla Tav, sì alle grandi infrastrutture europee, sì al futuro, allo sviluppo, alla crescita sostenibile». Un programma che probabilmente la Lega accetterebbe volentieri. Ma per Di Maio sarà impossibile accontentare nello stesso tempo le imprese e i teorici della decrescita felice ai quali ha promesso un lungo elenco di no.

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