scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
25/05/2021

«Gli aiuti negati a ristoratori morosi»

QN - La Nazione

SIENA Alcuni ristoratori hanno dichiarato il falso, altri non hanno regolarizzato posizioni debitorie con il Comune anche particolarmente sostanziose, altri ancora risultano «completamente sconosciuti» all'anagrafe tributaria del Comune. Tutti motivi per cui non potevano essere riconosciuti, ai soggetti in questione, i contributi erogati da Palazzo pubblico a fine 2020. È la risposta che arriva dagli assessori al bilancio Luciano Fazzi e da quello al commercio Alberto Tirelli all'indomani di alcune polemiche sulla mancata concessione proprio di quei contributi. Critiche che la giunta respinge fermamente: «Dispiace avvertire toni di amarezza nei riguardi dell'amministrazione dopo che la stessa si è prodigata in ogni modo per venire incontro alle esigenze del mondo della ristorazione». In ballo c'era il riconoscimento di un contributo forfettario per i ristoratori della periferia, come compensazione di alcune misure che sono state adottate nei confronti di quelli che operano nel centro storico: dalla concessione del suolo pubblico gratuito alla chiusura di alcune strade, fino ai vantaggi indiretti per la gratuità di parcheggi e musei. Ma di fronte alle accuse ricevute nei giorni scorsi, gli assessori Fazzi e Tirelli hanno precisato i motivi per l'esclusione dal contributo di alcuni dei commercianti: «Alcuni ristoratori, potenziali beneficiari, non sono in regola con le condizioni previste dal bando comunale. Fra i requisiti richiesti era infatti prevista la regolarità contributiva: il Comune non può erogare il contributo a chi ha situazioni debitorie pregresse, ante 2020, nei confronti dell'amministrazione stessa». In cosa consistono le irregolarità rilevate, che hanno impedito la concessione della somma prevista dal bando? «I soggetti coinvolti - affermano Fazzi e Tirelli - non solo hanno dichiarato il falso nella domanda di partecipazione, ma sono stati invitati dall'ufficio competente, dopo gli accertamenti, a regolarizzare le loro posizioni. In alcuni casi si parla si somme superiori ai 20 mila euro in altri risultano invece completamente sconosciuti all'anagrafe tributaria del Comune». Impossibile dunque procedere, si osserva da Palazzo pubblico, perché «l'amministrazione, avendo un dovere di assistenza e aiuto nei riguardi di tutti i suoi cittadini, ha dovuto spendersi per far fronte a innumerevoli difficoltà legate a questo periodo e di certo non può elargire somme (anche se esigue) a chi non rientra nei parametri richiesti».