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27/05/2020

Gli aiuti agli imprenditori sono durati un secondo

Libero - STEFANO LOCONTE

Guida fiscale
■ In attesa di capire gli effetti concreti del nuovo Dl Rilancio e, soprattutto, i tempi di metabolizzazione ed effettiva implementazione dello stesso (ricordiamo, infatti, che il nuovo testo normativo ha riempito 259 pagine della Gazzetta Ufficiale, per ben 111.136 parole e 619.688 caratteri, spazi esclusi, e che per l'effettiva entrata in vigore necessiterà almeno un centinaio di decreti attuativi; in sostanza, chissà quando riusciremo veramente a vederne gli effetti) ha suscitato enorme scalpore quanto accaduto nei giorni scorsi relativamente ad una delle tante misure di supporto in favore delle imprese introdotte con la precedente normativa emergenziale. Il governo infatti aveva messo a disposizione di imprese e pubblici esercenti la somma di 50 milioni di euro a fronte dell'acquisto di mascherine e altri beni strettamente necessari per il mantenimento dei presidi di sicurezza nello svolgimento delle varie attività da parte dei singoli addetti. Acquisti, si badi bene, obbligatori, essendo peraltro previsto dalla normativa che la mancata attuazione delle misure di sicurezza comporti l'applicazione di sanzioni di vario tipo e natura, tra cui anche la chiusura dell'attività stessa, il che diventa effettivamente una beffa, dopo essere stati obbligati a svariate settimane di chiusura. EROGAZIONE IMMEDIATA Il bando prevedeva, quindi, la possibilità di godere di un'erogazione finanziaria immediata di 500 euro per ogni addetto all'impresa, per un massimo di 150.000 euro, in luogo del meccanismo del credito d'imposta previsto dalla normativa. In sostanza, il rimborso immediato di quanto effettivamente speso per far fronte ad obblighi legislativi. Hanno partecipato al bando 208.826 soggetti, ma i 50 milioni di euro sono stati assegnati soltanto a 3.150 imprese, in poco più di un secondo. Sono state ammesse esclusivamente le prenotazioni inviate nell'intervallo di tempo compreso tra 0,000237 e 1,046749 secondi. Ora le imprese ammesse dovranno procedere a formalizzare la richiesta, con la relativa documentazione, seguendo la procedura prevista dal Bando. FONDI INSUFFICIENTI I numeri lasciano completamente sconcertati e danno la piena evidenza della gravità del problema: i fondi messi a disposizione sono stati sufficienti a coprire le esigenze di una percentuale bassissima di quanti avevano bisogno e diritto al supporto finanziario e, quindi, si sono rivelati completamente inadeguati alle reali esigenze del mondo imprenditoriale. Ma soprattutto, quello che fa riflettere è che, per poter accedere all'erogazione dei contributi, si sia dovuto partecipare ad un bando di gara. E tutto fa pensare che chi è riuscito a compilare la domanda in un arco temporale di millesimi di secondo, lo ha fatto probabilmente perché ha potuto usufruire del supporto di sistemi di intelligenza artificiale e di compilazione e trasmissione automatica dei dati (c.d. bot) uniti a sistemi di connessione internet iperveloci. Il bando però prevedeva espressamente il divieto di utilizzare strumenti automatici di invio, ma appare evidente che la norma potrebbe non essere stata rispettata, per cui sembra plausibile uno strascico di esclusioni, ricorsi e provvedimenti dell'Autorità giudiziaria, in pieno stile Belpaese, con conseguente blocco delle attribuzioni dei fondi. Una domanda, quindi, si pone spontanea: non era possibile semplificare? Non era fattibile creare meccanismi di erogazione dei contributi più lineari, congrui nelle loro dotazioni e non legati alla velocità di un dito (o di un programma) a pigiare un bottone? © RIPRODUZIONE RISERVATA