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15/06/2019

Gli agenti marittimi in allarme «La Via della seta rischia il flop»

Il Secolo XIX

l'assemblea nazionale di ancona: «dobbiamo cambiare o rischiamo di morire»
Federagenti accusa la burocrazia e vara il decalogo "Sbloccamare" Duci: «In Italia c'è un muro che può fermare gli investimenti cinesi»
Matteo Dell'Antico INVIATO AD ANCONA «Chi non riesce a stare al passo con i tempi è destinato a morire». Il presidente di Federagenti lancia un messaggio chiaro durante l'assemblea annuale che si è tenuta ieri ad Ancona. «Il comparto marittimo italiano deve cambiare, altrimenti sarà tagliato fuori dal mondo internazionale dei trasporti», ha sottolineato Gian Enzo Duci. Pianificare e progettare sono dunque i due aspetti sui quali, secondo Federagenti, è necessario investire. Proprio per questo motivo, gli agenti marittimi hanno lanciato lo "Sbloccamare", un decalogo composto da dieci punti che sarà consegnato al governo. Richieste ben specifiche che, secondo Federagenti, devono essere accolte quanto prima da Roma per consentire al settore portuale e logistico italiano di poter essere competitivo sui mercati internazionali. Il primo punto del decalogo prevede la nomina di un sottosegretario presso la Presidenza del consiglio che accorpi tutte le competenze relative al mare, ovvero a quello spazio marittimo che potrebbe rappresentare più del 10% del Pil Paese. Secondo gli agenti marittimi è poi necessario identificare un numero limitato di porti (tre al massimo), attribuire una disciplina speciale ad aeroporti ed interporti così da internazionalizzare la logistica italiana. E ancora è necessario attribuire temporaneamente ad una short list di infrastrutture prioritarie «per la competitività del sistema Paese», le regole del "decreto Genova". Sul fronte portuale per Federagenti, diventa urgente il regolamento per le concessioni portuali, con l'obiettivo di omologarle a livello nazionale. Nello "Sbloccamare" firmato da Federagenti ci sono poi la creazione di un centro unico presso il ministero dei Trasporti per la progettazione delle opere e le gare d'appalto in tutte le tutte le Autorità di sistema portuali italiane, la necessità di portare le Authority fuori dall'elenco Istat e rivedere - velocizzando le operazioni - la legge sui dragaggi. «Non diciamo nulla di nuovo rispetto a quanto chiesto negli anni passati - ha spiegato Duci - ma non vogliamo essere ripetitivi. Il punto è che nulla è stato fatto di quello che abbiamo elencato e che da tempo viene chiesto». Tra le richieste ci sono anche una modernizzazione dell'Agenzia delle dogane funzionalmente sottoposta al Mit (come la Guardia Costiera), un ritorno di sindaci e presidenti di regione negli organi di gestione dei porti e la creazione dell'Agenzia centrale per il Registro internazionale Italiano. All'assemblea di Federagenti è stata anche lanciata una denuncia contro la burocrazia che uccide l'economia italiana e mina le prospettive di ripresa del sistema Paese. I vertici degli agenti marittimi italiani hanno evidenziato come il nostro comparto economico nazionale debba rispondere a 160 mila leggi (alcune vecchie di oltre un secolo ma sempre vigenti), mentre in Gran Bretagna ci sono 3 mila leggi, che sono 5.500 in Germania e settemila in Francia. Federagenti ha anche sottolineato come la Via della seta, grande opportunità per riportare a Sud, verso il Mediterraneo, l'asse dei traffici marittimi, possa trasformarsi, in assenza di un'azione di emergenza contro il blocco da burocrazia, in un clamoroso e definitivo flop, per i porti, lo shipping, la logistica e l'intero sistema Italia. «L'ultima legge di riforma dei porti - ha sottolineato il comandante generale della Capitaneria di porto, Giovanni Pettorino - ha portato evidenti benefici, ma necessita di un tagliando». Secondo l'armatore Messina, i punti lanciati da Federagenti sono «condivisibili ed è necessario che il governo intervenga» mentre Mattioli ha puntato il dito sulle divisioni del settore, sottolineando che da anni «il sistema marittimo non riesce a fare sistema e questo penalizza il comparto specialmente nei confronti del mondo politico». -

Foto: Il porto di Qingdao in Cina, una delle infrastrutture più importanti d'Asia