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27/02/2021

Gli affari della cricca col commissario: compra a occhi chiusi

La Verita' - GIACOMO AMADORI e FABIO AMENDOLARA

IL BUSINESS CORONAVIRUS
Il mediatore arrestato provò a reclutare anche un altro broker: «Ho il numero di Arcuri». Le mascherine senza certificazioni
• «Arcuri compra a occhi chiusi». Questa frase è stata pronunciata il 27 ottobre scorso dall'ecuadoriano Jorge Solis, arrestato mercoledì con l'accusa di aver lucrato illecitamente sulle commesse ottenute dalla struttura del commissario per l'emergenza da Covid. Poche parole che valgono più di molti editoriali: a detta dei suoi stessi fornitori Domenico Arcuri per gli approvvigionamenti, fatti con denaro pubblico, non sarebbe andato tanto per il sottile. 0 almeno questo pare sostenere chi ha ricevuto da lui un ordine da 1,25 miliardi di euro per 801 milioni di mascherine. Nell'ordinanza che ha mandato agli arresti Solis e ha interdetto dall'attività imprenditoriale altri quattro intermediari d'oro, il commissario appare come la personale slot machine della presunta cricca. Per il gip la banda avrebbe approfittato della sospensione del codice degli appalti per la pandemia e della conoscenza di Arcuri da parte del giornalista in aspettativa Mario Benotti («persona politicamente esposta per essere stato già consulente presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e vari ministeri») per portare a casa almeno 72 milioni di provvigioni per la suddetta fornitura, oggi al centro di un'inchiesta. Scrive il giudice: «Il sopra riportato quadro normativo dei poteri conferiti all'organo Commissariale ed il rapporto personale con il commissario Arcuri, creano una contingenza particolarmente favorevole da sfruttare per fare affari, occasione che il Benotti non si lascia sfuggire ». Senza però riuscire a saziarsi. «Nel corso dell'attività di intercettazione è emerso che il Benotti, dopo aver ampiamente lucrato illecitamente per i contratti di fornitura delle mascherine, non pago di quanto sino ad allora ottenuto, aveva intenzione di continuare a proporre ulteriori "affari" al commissario Arcuri». Sino a quando non avrebbe «avuto notizia in forma riservata», dallo stesso ad di Invitalia (il quale ha già smentito questa ricostruzione) «su qualcosa "che ci sta per arrivare addosso", chiaro riferimento alla possibilità di indagini giudiziarie inerenti». Pure Solis, a parere del giudice, sarebbe stato troppo avido: «Non pago di quanto sino ad allora ottenuto, intende continuare a far proporre ulteriori "affari" al Governo italiano. In particolare Solis oltre ad avere il contatto con i fornitori cinesi [...] in considerazione del raffreddamento di rapporti di Benotti con il commissario Arcuri sostitutisce Benotti con tale M. C. affinché contatti Arcuri per proporgli ulteriori affari». E qui il giudice riporta una delle intercettazioni clou: «Tu sai come arrivare ad Arcuri? Io c'ho il numero di Arcuri... tutto». In tale contesto «Solis alletta C. con prospettive di lauti guadagni» che si possono fare grazie alla Cina e precisa: «Tu c'hai un amico lì dentro e quell'amico serve». Il 27 ottobre 2020 aggiunge: «Tu sei bravo per arrivare ad Arcuri... Arcuri conosce il gruppo nostro... Fabbrocini conosce... con tuo amico Arcuri a occhi chiusi te compra... perché noi abbiamo dato credito all'Italia per 400 milioni (in realtà Solis &C. dovrebbero aver portato nel nostro Paese senza anticipi materiale per 1,25 miliardi, ndr) che nessuno, nessuno lo ha, che hanno pagato tutto». Insomma Arcuri è uno che compra «a occhi chiusi» grazie all'amico di C., presumibilmente lo stesso Solis. Che, però, non ha fatto la stessa buona impressione alla Procura di Roma, che ne ha chiesto l'arresto. In effeti l'ordinanza adombra il sospetto che gli acquisti siano stati fatti a scatola chiusa, senza le certificazioni in mano. Scrive il gip: «Il 4 dicembre 2020, in sede di perquisizione presso la sede della Sunsky srl, Tommasi ha consegnato spontaneamente alla Gdf 2 moduli di spedizione di plichi al Fabbrocini presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, plichi che rinvenuti dalla Gdf sono risultati contenere la documentazione degli ordini delle mascherine spediti alla Luokai trade e alla Whenzou Light, con la documentazione CE, i test record e i campioni delle mascherine ordinate. In proposito è rilevante la circostanza che i plichi, contenenti documentazione che sarebbe stato necessario esaminare prima della stipula dei contratti di fornitura in quanto relativa alle caratteristiche tecniche di dispositivi di protezione, sia pervenuta presso gli uffici della struttura commissariale solo in data 2 dicembre 2020, ben oltre la stipula dei contratti di fornitura, a dimostrazione del fatto che la conclusione di quei contratti per la fornitura al Governo italiano delle mascherine trova unico fondamento nella intermediazione e nella moral suasion operata in modo occulto da Benotti sulla sola base del rapporto personale tra lo stesso ed il commissario Arcuri». Un'ipotesi che il nostro giornale aveva già raccontato il 16 gennaio scorso, quando pubblicammo in prima pagina un articolo intitolato: «Arcuri, giallo sui certificati della mascherine. La Finanza negli uffici del commissario a caccia di due plichi. Il braccio destro Fabbrocini: "Appena arrivati". Ma dalla fornitura sono passati cinque mesi». Ieri l'ufficio stampa del commissario ha lanciato la palla nel campo del Cts, spiegando che la normativa vigente autorizza la struttura di Arcuri all'acquisizione di dispositivi di protezione e alla loro distribuzione, «purché essi siano stati sottoposti alla validazione del Comitato tecnico scientifico e abbiano ricevuto parere positivo». Inoltre «tutti i dispositivi di cui si parla sono stati sottoposti con esito favorevole a questa procedura come risulta dai relativi verbali di approvazione del Cts». Ma non è finita: «Quanto alla documentazione cui si fa riferimento nei suddetti articoli di stampa (e nell'ordinanza, ndr), ovvero quella fatta pervenire unilateralmente e senza alcuna richiesta alla struttura commissariale il 2 dicembre 2020 dai fornitori, era nella sua totalità già nella disponibilità degli uffici del commissario e messa a disposizione degli inquirenti». I magistrati contestano agli indagati sottoposti a misure cautelari il traffico illecito di influenze che il gip evince anche da un'intercettazione in cui Benotti si vanta di «aver organizzato per conto del Governo l'acquisto ed il trasporto delle mascherine». Spiega il gip: «A tale conversazione appare evidente che il Benotti abbia svolto in modo occulto un'attività di mediazione nei confronti dell'organo commissariale, approfittando del rapporto personale con il commissario Arcuri al fine di indirizzare quest'ultimo a un canale di approvvigionamento di cui il Benotti è sodale occulto in quanto vi figurano soggetti, non a lui direttamente riconducibili, canale del quale in realtà il Benotti è parte attiva e determinante coordinando i ruoli di ciascun partecipe nella fase esecutiva del contratto [...] e indicando le modalità di ripartizione delle provvigioni corrisposte dai fornitori cinesi». Infine, come abbiamo scritto in diversi articoli, pare che le provvigioni abbiano superato i 72 milioni e anche il giudice ricorda una delle mail che questo giornale ha più volte citato: «In essa è contenuta una ipotesi di spartizione delle provvigioni tra "Giorgio" (Jorge Solis) per 3.566.912 euro, "Marco" (Zhongkai Cai) per 3.575.000 euro, "Daniele" (Daniele Guidi, indicato quale partner del Tommasi nell'affare delle mascherine) per 3.566.912 euro. A conferma di ciò vi è poi l'ulteriore circostanza che Zhou Xiao Lu, coniuge dello Zhongkai ha sottoscritto per il fornitore Luokai trade la commessa di mascherine al Governo italiano del 15 aprile 2020». Un contratto firmato dallo stesso Arcuri. Che come dice Solis «compra a occhi chiusi».

Foto: BANDA In alto, Jorge Solis: è finito ai domiciliari. A destra, il giornalista in aspettativa, Mario Benotti, anche lui indagato [Ansa]