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16/03/2021

Giustizia, tre palazzi e una tendopoli

La Gazzetta Del Mezzogiorno

LO SCANDALO A BARI LA «CITTADELLA» PUÒ ATTENDERE
Vent'anni di tormentata storia dei tribunali pericolanti
CARMELA FORMICOLA l BARI. Dobbiamo affondare le mani nella memoria e tornare almeno al 1998. Ecco, da qui possiamo ripartire per riscrivere la tormentata storia dell'edilizia giudiziaria barese. Nel 1998 il vecchio palazzo di giustizia di piazza De Nicola nel popolare quartiere Libertà è pronto ad implodere: si decide di trasferire altrove almeno il polo penale. Dopo un paio di anni il trasferimento si completa all'in terno di un immobile di proprietà Inail in via Nazariantz, all'ingresso della città. Edificio che si dimostra da subito inadeguato perché non pensato per accogliere le attività giudiziarie. Si decide di dar vita ex novo a una Cittadella della Giustizia. L'ipotesi è l'edificazione di un secondo palazzo di giustizia nello stesso quartiere Libertà, per la precisione in corso della Carboneria. Il Comune di Bari paga regolarmente il progetto ma l'iter si blocca (per qualcuno «inspiegabilmente») nel 2001. Nel 2003 l'allora sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia bandisce una ricerca di mercato e l'impresa Pizzarotti di Parma si impone con il suo progetto di Cittadella della Giustizia da realizzare in project financing nell'area dello stadio San Nicola. Certo, quelli sono suoli agricoli ma il Comune di Bari è pronto ad approvare una variante al Prg. Nel 2004 l'immobile di via Nazariantz viene sottoposto a sequestro dalla stessa Procura con facoltà d'uso (per evitare la paralisi della funzione giudiziaria). Dal 2004, con l'elezione a sindaco di Michele Emiliano, si blocca l'iter Pizzarotti: per un'opera del genere non basta una ricerca di mercato che viceversa viola le norme sui pubblici appalti. Torniamo in via Nazariantz: la situazione precipita anno dopo anno: infiltrazioni d'acqua, stanze inagibili, invasione di topi, bagni rotti, ascensori bloccati. Nel 2016 vengono fatte le prime opere urgenti. Il 24 maggio 2018 viene revocata l'agibilità dell'immo bile ritenuto dai periti «a rischio crollo». Le udienze vengono sospese, si rende necessario il trasloco. A giugno la Protezione Civile allestisce una tendopoli sul piazzale di via Nazariantz. Torna dunque prepotente l'ipotesi di una sede unica degli uffici giudiziari. Il sindaco Antonio Decaro ricorda che fin dal 2014 l'amministrazione intende realizzare un nuovo Polo giudiziario nell'area delle ex Casermette nel quartiere Carrassi. Nel frattempo si cerca una sede provvisoria dove spostare il polo penale la cui attività viene smembrata in varie sedi fino all'individua zione della ex Torre Telecom di via Dioguardi, nel rione Poggiofranco. Il trasferimento si compie nel settembre 2019. Nel luglio 2019, invece con i fondi a disposizione (97 milioni di euro) Decaro firma a Roma un protocollo per avviare i lavori nell'area delle ex Casermette. In via Dioguardi, invece, appare subito evidente l'inadeguatezza degli ambienti, troppo piccoli per ospitare il popolo quotidiano di magistrati, avvocati, personale amministrativo, forze di polizia, cittadini. Dal marzo 2020, l'emergenza sanitaria aggrava perfino la situazione. Non a caso Decaro alla fine del 2020 torna a scrivere alle più alte cariche dello Stato per sollecitare l'av vio delle procedure per il Parco della Giustizia alle ex Casermette. Nei giorni scorsi, in sede di Commissione Manutenzione, viene infine illustrato il cronoprogramma per la realizzazione del Parco: il primo lotto sarà pronto nel 2028.

1.025

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Foto: LE SEDI Il palazzo in disuso in via Nazariantz; in alto, la ex Telecom