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06/07/2021

Giustizia, appalti, lavoro e manovra i dossier più sensibili al rischio scissione

Il Sole 24 Ore - Marco Rogari

La ricaduta sulle riforme
Salvini è già all'attacco sul reddito di cittadinanza Incognita anticorruzione
Il braccio di ferro sulla giustizia e, in particolare, sulla prescrizione. Il nuovo assetto delle procedure per gli appalti, codice compreso. La "messa terra" della riforma del fisco da costruire partendo dalla proposta parlamentare su cui è stato raggiunto un faticoso compromesso nelle commissioni Finanze di Camera e Senato. L'adozione delle regole anti-corruzione previste dal Pnrr. La probabile appendice sull'uscita dal blocco dei licenziamenti. La scelta sul salario minimo legale e quella sul futuro del reddito di cittadinanza e del reddito d'emergenza. Il post-Quota 100. E, soprattutto, la sagomatura dei tratti della manovra autunnale. È una lunga serie di partite quella che il governo Draghi sarà chiamato a giocare nelle prossime settimane e su cui le ricadute di una scissione del M5S sarebbero inevitabilmente tutt'altro che trascurabili. Ricadute che in qualche modo non potranno essere evitate anche con un prolungamento della tregua in corso nei Cinque Stelle in attesa dello show down. E l'immediato affondo di Matteo Salvini su una misura cara al Movimento, e anche a Giuseppe Conte, come il reddito di cittadinanza, dopo l'intenso pressing (con tanto di referendum) sulla giustizia, lo conferma in maniera inequivocabile: «va rivisto perché così com'è crea occupazione», ha ribadito il leader del Carroccio.

Un primo segnale di quello che potrebbe accadere con una frantumazione del M5S. Anche perché con l'eventuale nascita di autonomi gruppi parlamentari "contiani", i Cinque stelle non sarebbero più la prima forza della maggioranza, che vedrebbe spostare il suo asse dalla parte di Forza Italia e Lega. Con il Pd che sarebbe costretto a considerare Salvini l'interlocutore principe all'interno della stessa maggioranza con cui mediare e cercare compromessi politici e parlamentari sui provvedimenti messi in agenda dal premier. Un'impresa non del tutto impossibile alla luce di alcuni precedenti delle scorse settimane. Come la ricerca di una linea comune tra i ministri Giorgetti e Orlando sui settori da esentare subito dal blocco dei licenziamenti. O anche la richiesta di rifinanziare la "Sabatini" con l'ultimo decreto su fisco e lavoro che ora confluirà con un emendamento nel Dl Sostegni bis. Lega e Pd si sono trovati dalla stessa parte (seppure con ricette diverse) anche sulla necessità di centrare subito l'obiettivo del rilancio degli investimenti indicato da Draghi, e sono anche riusciti a trovare un sostanziale punto d'incontro sulla proposta parlamentare di riforma fiscale da indicare al parlamento. Senza dimenticare che lo stesso Salvini di fronte alla proposta Orlando sulla proroga del blocco dei licenziamenti è passato rapidamente da un rigido stop a una posizione più aperturista.

Ma doversi confrontare ogni giorni in primis con la Lega nell'azione di sostegno al governo, complicherebbe non poco l'agibilità politica del Pd. Che, non a caso, venerdì ha rimarcato subito le distanze dal Carroccio dopo l'adesione del partito di Salvini alla Carta dei valori delle destre europee, sottoscritta anche da Orban. Il venire meno dell'asse con i Cinque stelle costringerebbe i Dem a correre il rischio di andare in minoranza sulla composizione dei provvedimenti in arrivo lungo la rotta tracciata da Draghi. È il caso della prossima manovra, dalla quale Pd, M5S e Leu attendono risorse massicce per la riforma degli ammortizzatori e per il rafforzamento del reddito di cittadinanza, che invece non piace affatto Lega e Fi. C'è poi il capitolo del salario minimo legale, su cui spinge il centrosinistra, ma che in sede europea ha incontrato le resistenze dei partiti di centrodestra, Lega inclusa. Ancora più delicati appaiono i dossier delle ulteriori misure, in agenda nel Pnrr, per appalti e Anticorruzione, che vedono Carroccio e Cinque Stelle su posizioni diamentralmente opposte. Lo stesso Conte quando era leader in pectore del Movimento aveva mandato un chiaro messaggio al resto della maggioranza e a Draghi dopo la presentazione del Pnrr: non vedo un rafforzamento dei principi anticorruzione. Anche se, con l'eventuale scissione del M5S, il primo vero banco di prova per la maggioranza è destinato a restare quello della riforma Cartabia.

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A RISCHIO Dalla scelta sul salario minimo legale a quella sul futuro del reddito di cittadinanza e del reddito d'emergenza

I NUOVI EQUILIBRI

L'asse a destra

L'eventuale nascita di autonomi gruppi parlamentari "contiani", i Cinque stelle non sarebbero più la prima forza della maggioranza, che vedrebbe spostare il suo asse dalla parte di Forza Italia e Lega.

Pd con meno margini

Il Pd sarebbe costretto a considerare Salvini l'interlocutore principe all'interno della stessa maggioranza con cui mediare e cercare compromessi politici e parlamentari