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18/07/2018

Giusti: sette proposte per ripartire «Il governo ascolti le nostre idee»

QN - La Nazione

GLI ARTIGIANI e i piccoli imprenditori hanno un sogno: quello di un Paese a misura di piccola impresa, dove sia più facile operare e creare ricchezza a vantaggio dell'intera comunità. Ma come dovrebbe essere un Paese a misura di piccola impresa? Serve una rivoluzione? «Nessuna rivoluzione: in realtà sarebbe molto semplice - spiega Luca Giusti, presidente di Confartigianato Imprese Prato - Basterebbero leggi semplici e chiare, un fisco sostenibile, un credito orientato alla competitività, incentivi per l'innovazione digitale, una formazione che unisca scuola e lavoro, con una nuova Legge sull'artigianato che superi vincoli scritti nel 1985, cioè in un'altra era». Confartigianato propone al governo un contratto in sette punti. «Si tratta di indicazioni concrete, realizzabili già nei prossimi mesi: modificare la recente nuova normativa sugli appalti, dai quali le micro e piccole imprese oggi sono più escluse che mai; invitiamo il ministro Di Maio a firmare il decreto per le nuove tariffe Inail e a febbraio prossimo artigiani e commercianti terranno in tasca un miliardo di euro. Occorre cancellare il pasticciaccio brutto del Sistri, facendo partire il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti. Importante poi non confondere la tutela del made in Italy con la sola tutela delle specialità agroalimentari. Osiamo fare una norma per i giganti del web che fissi la stessa tassazione in tutti i Paesi europei; riduciamo gli oneri generali che gravano sulla bolletta dell'energia elettrica a carico delle piccole imprese e infine teniamo come riferimento le piccole imprese, oltre quattro milioni in Italia, per tutti i provvedimenti normativi, poi semmai pensiamo a una deroga per le restanti imprese, 25mila circa. Finora si è fatto il contrario». Occorre quindi ripartire dalla piccola impresa? «Occorre ripartire da chi crea lavoro e sviluppo: le micro e piccole imprese rappresentano il 99,4% del tessuto produttivo e danno lavoro al 65,3% degli addetti. I nostri piccoli imprenditori hanno reagito alla crisi con l'innovazione e con la ricerca di nuovi mercati. Il sistema dell'artigianato e delle piccole imprese ha tenuto. Anzi, ha saputo rigenerarsi e più di altri, grazie alla propria flessibilità, ha saputo cogliere le opportunità della rivoluzione digitale, che trasformano il modo di fare impresa e anche di fare società. Altrettanto non è avvenuto per il sistema politico, che nello stesso periodo ha subito i fortissimi scossoni noti a tutti e che ancora fatica a trovare un nuovo equilibrio». Il distretto pratese come si colloca in questa potenziale ripartenza? «Nella posizione che gli appartiene da sempre: in testa a tirare il gruppo. Il distretto ha sofferto molto e ha pagato duramente la crisi. Ma ha reagito bene e ha saputo riorganizzarsi, attrezzandosi per cogliere appieno questa ventata di ripresa». La formazione dei giovani è un altro punto nodale in prospettiva futura. «Non ci sono strade efficaci di sviluppo se non si punta innanzitutto sull'istruzione e sulla formazione dei giovani. Il lavoro ha bisogno di competenze. Il nostro patrimonio manifatturiero potrà continuare a esistere soltanto con il sostegno e il rilancio dell'istruzione e formazione professionalizzante che metta a regime il sistema duale, rafforzi i percorsi tecnici e professionali di qualità e valorizzi gli istituti tecnici superiori».

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