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11/12/2019

Giunta fantasma, scontro sulla telefonata

Il Centro

Il processo a D'Alfonso per i lavori alla Villa delle Rose a Lanciano: slitta la decisione del giudice
Il senatore Luciano D'Alfonso di Maurizio Cirillo SCAFA Una duplice eccezione presentata dai difensori dell'ex governatore Luciano D'Alfonso , fa slittare all'11 febbraio prossimo la decisione del gup Gianluca Sarandrea sulla vicenda della seduta di giunta fantasma che riguardava la fase preparatoria ai lavori al Parco Villa delle Rose di Lanciano, costata l'incriminazione anche a quattro assessori della sua giunta, Dino Pepe , Marinella Sclocco , Silvio Paolucci e Donato Di Matteo , al capo di gabinetto Fabrizio Bernardini e al segretario della presidenza, Claudio Ruffini . Il reato contestato è quello di falso in quanto sarebbe stata dichiarata la presenza in giunta di D'Alfonso (in data 3 giugno 2016) che, secondo l'accusa, quel giorno e in quel momento era assente dalla sede di viale Bovio. Un procedimento che si fonda quasi esclusivamente su una intercettazione telefonica sull'utenza di Ruffini che prendeva accordi con D'Alfonso proprio per quella seduta. Ebbene l'eccezione formalizzata dagli avvocati Giuliano Milia e Mirco D'Alicandro , punta a minare alla base il procedimento. Quella telefonata, stando a quanto sostengono nella corposa memoria difensiva i legali, non è utilizzabile in quanto estrapolata da un altro procedimento che non aveva e non ha nessun collegamento con quello odierno. Fatta dalla procura aquilana che stava indagando su un altro filone di inchiesta e che soltanto molti mesi dopo venne stralciata e spedita per competenza alla procura di Pescara. Il problema è squisitamente tecnico, ma difficile da superare in quanto, secondo la norma penale, quella intercettazione venne autorizzata in quanto si stava lavorando su una ipotesi di corruzione, mentre nel caso della seduta di giunta incriminata a Pescara, il reato ipotizzato è quello di falso ideologico, quindi con una pena edittale completamente diversa che non avrebbe consentito l'autorizzazione del giudice per l'intercettazione. E soprattutto non sussiste nessun collegamento con l'inchiesta aquilana. Insomma, l'ipotesi del falso commesso a Pescara nel giugno 2016 non presenta nessun criterio di collegamento con i fatti che riguardavano le indagini aquilane (peraltro finite con una archiviazione). Ma anche la seconda eccezione potrebbe essere fondamentale. Riguarda l'inutilizzabilità dell'ultima parte di indagini svolte dal pm Andrea Di Giovanni . Questo perché sarebbe stato saltato un passaggio fondamentale. D'Alfonso, a seguito dell'avviso di conclusione delle indagini si presentò in procura e rese interrogatorio. In quella sede chiese anche di approfondire alcuni aspetti dell'indagine che il pm fece. Ma il sostituto fece anche altre indagini su altri aspetti senza metterne a conoscenza l'indagato. Avrebbe dovuto fare, come sostiene la difesa, un nuovo avviso di conclusioni delle indagini per consentire a D'Alfonso di potersi difendere anche da quegli ulteriori accertamenti. D'Alfonso ha sempre sostenuto di essere arrivato in ritardo a quella seduta e di essersi fermato soltanto pochi minuti. Quell'appalto e i lavori non hanno nulla a che fare con l'inchiesta e che la delibera incriminata era soltanto un atto preparatorio e senza impegno di spesa. Adesso il gup dovrà decidere se accogliere o meno una o entrambe le eccezioni: se così fosse il procedimento si svuoterebbe della sua rilevanza penale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA