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23/05/2020

GIRIAMO PAGINA, BASTA ASSISTENZIALISMO E DEBITO

Wall Street Italia - DAVIDE GIACALONE

RILANCIO ECONOMICO
Quando si chiuderà l'emergenza coronavirus l'Italia dovrà ripartire con un fardello debitorio pesante. Eppure gli spazi per fare bene ci sono, se si abbandonano le politiche adottate finora
Fra qualche settimana la fiera della liquidità monetaria, quella organizzata dalle banche centrali, comincerà a spegnere le luci. In autunno si dovranno impostare i conti del futuro avendo alle spalle quelli di una forte recessione e peserà sull'Italia, eccome se peserà, un debito nell'ordine del 160% del prodotto interno lordo. Nella stagione del virus, purtroppo non ancora terminata, abbiamo scoperto di avere una sola arma: star fermi e chiusi. In quelle condizioni il debito pubblico non può che crescere e i soldi non potevano che essere spesi, oltre che per le necessità sanitarie, per sopperire al mancato lavoro e alla mancata produzione delle imprese. Ma ora bisogna cambiare strategia, voltare pagina. L'economia del virus va superata, non stabilizzata. C'è una stagione da lasciarsi al più presto alle spalle, non da prendere a riferimento per il futuro. L'Italia, purtroppo, non è nuova all'idea che si possa rimediare alla mancata crescita con l'assistenza, fino a farne assistenzialismo, ma questo approccio, sempre perdente, ora sarebbe mortale. All'appuntamento con il virus siamo arrivati con un debito pubblico sottovalutato nelle sue conseguenze. Coloro che affermano che il debito serva a crescere hanno sempre evitato di fare i conti con la realtà: avevamo il debito più alto e la crescita più bassa tra i nostri competitor. Una miscela velenosissima. Eppure, nella situazione di emergenza data dal coronavirus, quel debito non si poteva che farlo crescere. Questo è fuor di dubbio. Tuttavia vale per quella congiuntura eccezionale. La spesa destinata a sostenere i cittadini e le famiglie deve preservare il nesso fra la produzione della ricchezza e il suo consumo. Quei soldi devono passare attraverso i canali dell'impresa e del lavoro, in modo da tenere a galla soggetti che devono riprendere prima e al meglio possibile la navigazione. Se quel nesso si rompe, se si pensa che sia caritatevole passare direttamente dalle casse dello Stato ai consumi delle persone, allora si crea un'economia della sussistenza. Che, siccome è alimentata a debito, diventa presto un'economia della miseria. Il debito, partito da livelli già pericolosi, si è allargato senza particolari traumi perché ha alle spalle gli argini europei. Alla fine di quest'anno l'Eurosistema, vale a dire la Banca centrale europea e la Banca d'Italia, avranno in portafoglio il 25% del nostro debito pubblico. Se non è un aiuto questo non riesco a immaginare cosa lo sia. Sicché, anziché pestare i piedi sul nulla e continuare a vaneggiare, si deve rivolgere l'attenzione a due altri punti, decisivi. Primo: la liquidità fornita dalla Banca centrale europea, cui si somma quella gestita dalla Commissione Ue, dalla Banca europea degli investimenti e dal Fondo per l'occupazione, è enorme è rappresenta un'occasione. C'è però il pericolo, da evitare, di vederla scorrere senza essere capaci di attingervi. Almeno non in misura adeguata. Cosa che, purtroppo, nei mesi del blocco è già successa. Non si attinge quanto si potrebbe perché il nostro sistema produttivo e il suo rapporto con le banche è inceppato al suo interno e il Governo, anziché sbloccarlo offrendo garanzie totali (che sarebbero costate assai meno del mancato gettito determinato dal "coma" produttivo) lo ha caricato di ulteriori passaggi autodifensivi. Burocratici, per chi ama parlare chiaro. Secondo: la s o s p e n s i o n e disposta dalla Commissione europea, alla faccia di quanti ancora si chiedono cosa faccia l'"Europa" (quando si imparerà che si chiama Unione europea e che noi ne siamo parte, non spettatori, né tanto meno vittime?) del patto di stabilità, ha consentito di spendere oltre ogni compatibilità di bilancio, mentre la sospensione delle regole sugli aiuti di Stato ha consentito di usare soldi pubblici per proteggere i grandi gruppi imprenditoriali. Tuttavia questo comporta una distorsione: chi ha più basso debito può spendere di più e diventa sempre più forte. E la colpa non è del "più forte" ma è del fatto che ne abbiamo tanto, di debito, un pregiudizio grave per il futuro. Doppia colpa se, anziché per proteggere i vivi, le sospensioni sugli aiuti di Stato vengono utilizzate per tenere in vita delle mummie (leggi Alitalia). Il risultato finale sarà aver fatto nuovi debiti per aiutare chi i debiti li produce. Di questo si sarebbe dovuto parlare, non di mascherine a prezzo amministrato. Le si distribuisca gratis! Con 150 milioni di euro se ne comprano, al prezzo del commissario per l'emergenza, 300 milioni e bastano per tutti, con ricambio, a fronte di 36 miliardi messi a disposizione dalle istituzioni europee per spese sanitarie. Si dovrebbe discutere di c o m e si riparte. Si può farlo da alcuni punti fermi. La scuola: non va chiusa, la didattica deve restare attiva anche a luglio e agosto. Magari utilizzando la televisione, come ai tempi del grande Alberto Manzi. La filiera del turismo: è quella che ha subito il colpo più forte. Prima del Covid-19 si mandavano i vigili a controllare che i ristoranti non mettessero una sedia fuori dal locale, senza permesso. Li si mandi ora a liberare per loro strade e piazze. Lo Stato: ha debiti commerciali con il settore privato, per circa 50 miliardi: saldare tutto subito. Sono soldi dovuti e ora preziosi (oltre che possibili, per le ragioni già dette). Si concentrino i soldi negli investimenti, dove lo Stato non sia imprenditore ma committente, in maniera da alimentare l'impresa, il lavoro, l'occupazione e la ricchezza guadagnata a fronte di produzione, non di distribuzione. Si rada al suolo il codice appalti, adottando quello europeo. Ci si muova ora, subito! ®
Il t u r i s m o è stato il settore più colpito dall'emergenza. Bisogna aiutarlo a ripartire, presto

36 mld

DI EURO SONO STATI MESSI A DISPOSIZIONE D A L L ' U N I O N E EUROPEA PER LE SPESE DIRETTE E INDIRETTE LEGATE A L L ' E M E R G E N Z A SANITARIA

L'economia del virus va superata, non stabilizzata. L'Italia si deve lasciare al più presto alle spalle le strategie del passato che non sono assolutamente da prendere a riferimento per il futuro