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29/06/2021

Giove “Sì, siamo ideologici perché vogliamo migliorare le condizioni dei lavoratori

La Repubblica - Marco Bettazzi

L'intervista al segretario regionale della Cgil
Il problema non è solo della logistica, ma degli appalti tra privati totalmente deregolamentati Siamo seduti su una bomba sociale: non è il momento di allentare gli aiuti e i sostegni
«Nella logistica la politica è troppo subalterna alle multinazionali, serve più controllo delle istituzioni». Luigi Giove, segretario regionale della Cgil, oggi è a Firenze per la manifestazione indetta dai sindacati confederali ma guarda alle lotte, e alla morte, dei facchini. Mentre su sfratti e licenziamenti, sostiene, «non è il momento di togliere tutele ai lavoratori». Perché manifestate? «Per chiedere un deciso cambio di rotta nel Pnrr, manca un'idea di politica industriale e ci sono storture nelle riforme ipotizzate. E poi perché il superamento del blocco dei licenziamenti avrà ricadute gravissime, senza una vera riforma degli ammortizzatori sociali: noi stimiamo che ai 43mila posti già persi nel 2020 in regione, soprattutto precari, se ne potrebbero aggiungere altri 60-70mila». Sui licenziamenti non è una "battaglia ideologica", come ha detto il presidente di Confindustria Pietro Ferrari? «È bizzarro che quando parli delle condizioni materiali delle persone è un ragionamento ideologico, mentre se ritieni di poterle peggiorare è pragmatismo. Non pensiamo a un blocco per sempre, ma non si può superarlo senza ammortizzatori nuovi. Tra l'altro Ferrari ha firmato il Patto per il lavoro della Regione, che prevede di usare tutti gli strumenti prima di licenziare: vigileremo e nel caso ci mobiliteremo». Sempre Confindustria sostiene che qui il problema non sono i licenziamenti, semmai non si trova personale.
«Ci sono entrambi i problemi. Ci sono imprese forti che vanno all'estero che avranno difficoltà a trovare le figure necessarie, ma anche aziende in difficoltà che se possono licenzieranno».
Anche commercianti e ristoratori non trovano lavoratori, anche a causa del Reddito di cittadinanza, cosa ne pensa? «In Emilia-Romagna il 2% della popolazione prende il Reddito o la pensione di cittadinanza, non tornano i numeri. È molto più probabile che molti abbiano preferito lavorare nelle fabbriche perché ci sono stipendi regolari, orari definiti e non s'incappa nello sfruttamento. Se nel turismo non trovi personale, paga di più e lo troverai». Oltre allo sblocco licenziamenti, c'è anche quello degli sfratti...
«Siamo seduti su una bomba sociale: non è il momento di allentare gli aiuti e i sostegni.
Casa, lavoro e reddito dovrebbero essere in cima all'agenda politica a tutti i livelli». Nel frattempo nella logistica ci sono scontri ed è stato ucciso un sindacalista. Che succede? «Quando si aggrediscono o addirittura uccidono lavoratori e sindacalisti che manifestano è un'aggressione alla Costituzione.
Il problema non è solo della logistica, ma degli appalti tra privati che sono totalmente deregolamentati, con leggi ostili che consentono alle imprese in appalto di non rispettare i contratti. Ci sono poi aziende e coop che chiudono e riaprono senza versare contributi, spesso preda di infiltrazioni criminali. Il sindacato fa il massimo sforzo ma serve una legge che impedisca a chi è in subappalto di avere stipendi più bassi del committente, come negli appalti pubblici». È inevitabile lo sfruttamento nella logistica? «No, anche se le aziende sono multinazionali o lavorano con algoritmi. Servono regole sugli appalti e un atto di responsabilità degli enti locali: prima di concedere la costruzione di nuovi magazzini devono chiedere e chiedersi quale tipo di lavoro s'insedia, con che contratti e diritti. Devono pretendere investimenti che non abbassino la qualità della vita sul territorio».
Voi sindacati non siete in ritardo per magazzini e algoritmi? «No, a Piacenza c'è stato il primo sciopero in Amazon ed è stata eletta la prima rappresentanza sindacale al mondo. Noi ci siamo, ma manca il supporto della politica, che è subalterna alle multinazionali».
Nel frattempo si contano circa 30 morti sul lavoro in regione nei primi sei mesi. È una conseguenza della ripresa? «No, probabilmente una fetta di imprese vuole correre e risparmiare il più possibile.
Governo e Regione dovrebbero fare più controlli, servono più ispettori e un rafforzamento delle Ausl». Bologna è la città più progressista d'Italia, come ha detto Matteo Lepore, vincitore delle primarie? «Il livello di progresso di un candidato o di una giunta si valuta per quello che fa, quindi sia a Bologna che a Rimini bisognerebbe aprire un confronto coi sindacati: ogni candidato ne trarrebbe giovamento».

Foto: kCgil Il segretario regionale Luigi Giove