scarica l'app
MENU
Chiudi
12/06/2020

Già nel 2017 un pentito accennò ai rapporti della società con la mafia

Corriere Fiorentino

Le carte di Reggio Calabria
Ci sono anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia nell'inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria che coinvolge la Avr, la holding che gestisce anche la manutenzione della superstrada Firenze-Pisa-Livorno, finita sotto amministrazione giudiziaria per i suoi rapporti con la 'ndrangheta. La Avr spa è stata costituita nel 1996 ed è controllata dalla famiglia romana Nardecchia (i fratelli Claudio, Pietro e Silvia). Claudio, 47 anni, presidente del cda, è ora indagato dalla Procura calabrese per associazione per delinquere, corruzione e induzione a dare utilità. La società che si occupa di costruzione di opere pubbliche e di raccolta rifiuti conta 2500 dipendenti e un fatturato di 200 milioni. Nel 2011 il gruppo acquisisce Ase, Autostrade service, da Autostrade Italiane. E nel 2013 Avr si aggiudica l'appalto per la Fipi-Li. Un imprenditore impegnato nel settore dei rifiuti, poi diventato collaboratore di giustizia, ha raccontato già nel giugno 2017 che a Reggio Calabria si stavano verificando delle infiltrazioni nella Avr. E qualche mese prima un ex esponente di una cosca di Villa San Giovanni aveva detto I cantieri tra Montelupo e Ginestra che la società romana godeva della protezione della cosca De Stefano, e infatti - spiegava - per questo non aveva subito danneggiamenti. «Non gli hanno mai bruciato un furgone, non gli hanno mai sparato a un furgone...». Al presidente della società - si legge in un comunicato della Avr - «non è stata contestata alcuna accusa di mafia e c'è stato alcun sequestro nè alcuna misura interdittiva». Claudio Nardecchia, si spiega,«continuerà a svolgere le funzioni in modo pieno. La misura del tribunale prevede, nello specifico, la nomina di un collegio di amministratori giudiziari che non si sostituirà bensì affiancherà il management aziendale, pienamente in carica e deputato a garantire la continuità aziendale e la tutela del patrimonio e dei livelli occupazionali». I contratti d'appalto - spiegano dalla società- restano in essere: «Le società del gruppo interessate dalla misura del tribunale sono, allo stato, pienamente operative nel mercato e continueranno pertanto a garantire il regolare svolgimento di tutte le attività aziendali.Il provvedimento, secondo quanto stabilito dalle norme di settore, non comporta il venir meno dei requisiti di ordine generale in capo alle due società del gruppo, che mantengono pertanto i contratti in essere nonché la possibilità di acquisirne di nuovi». R.C.