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09/07/2019

Gestione del percolato, il teste annacqua le accuse

Il Messaggero

L'EX SEGRETARIO DEL COMUNE GIUSEPPE ARONICA CHIAMATO DAL PM TRA GLI IMPUTATI LEOPOLDO DI GIROLAMO
LA TESTIMONIANZA
La deposizione di Giuseppe Aronica al processo per la gestione del percolato della ex discarica di Valle è in linea con quella che l'ex segretario generale di palazzo Spada ha fatto nell'udienza del processo Spada. Fu proprio Aronica, teste chiave dell'accusa sostenuta dal pm, Raffaele Iannella, a segnalare con un esposto alla procura ternana e un altro alla corte dei conti dell'Umbria, che la serie di affidamenti del servizio di smaltimento del percolato a ditte esterne aveva raggiunto valori economici elevati. Circostanza che poteva consigliare una diversa programmazione, con un appalto triennale. Di fronte al giudice, Chiara Mastracchio, l'ex segretario comunale, sentito insieme a Marco Fortunati, all'epoca funzionario del nucleo anticorruzione, ha sostanzialmente parlato della regolarità degli atti posti in essere. Sottolineando che il suo intervento era solo di segnalazione legata alla necessita di contenimento dei costi. Ripercorrendo la vicenda della gestione del percolato, Aronica ha precisato che quello non era ambito di sua competenza, in quanto erano i dirigenti a stabilire come fronteggiare le situazioni emergenziali. «Nella narrazione di Aronica non è emersa la sistemica violazione delle norme sull'affidamento degli appalti pubblici» sottolinea Attilio Biancifiori, legale dell'ex sindaco e di altri otto imputati. A processo per la gestione del percolato della ex discarica di Valle, oltre all'ex sindaco, Leopoldo Di Girolamo, gli ex assessori, Stefano Bucari, Emilio Giacchetti, Libero Paci, Luigi Bencivenga, Sandro Piermatti, Roberto Fabrini, Silvano Ricci, Maria Bruna Fabbri, Marco Malatesta, Renato Bartolini, Simone Guerra, Giorgio Armillei, Francesco Andreani, Cristhia Falchetti Ballerani e Daniela Tedeschi ed i dirigenti comunali all'ambiente Maurizio Galli e Marco Fattore. Per tutti l'accusa è di turbata libertà degli incanti. Nel mirino della procura 43 determine dirigenziali e 13 delibere di giunta che, per l'accusa, sarebbero servite per evitare una gara di evidenza pubblica. «Abbiamo prodotto molti documenti che testimoniano la lunga serie di attività politico-amministrative finalizzate a gestire diversamente il trasporto e lo smaltimento del percolato - aggiunge Biancifiori - ma anche in questo caso l'appalto triennale si scontrava con un bilancio in difficoltà». Il processo è stato aggiornato al 16 settembre, quando saranno sentiti i primi 4 dei 25 testi delle difese.
N. G.