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02/05/2020

Genova, Spagna, codice, commissari: le proposte sul tavolo

Il Sole 24 Ore - i in Parlamento ma per ora non ha ancora avuto nessun via libera

LA GUERRA DEGLI APPALTI
1

Modello Genova

Poteri massimi a uno solo

Un uomo solo al comando: così si potrebbe sintetizzare il "modello Genova" che ha riscosso risultati e successo soprattutto per le capacità del sindaco-commissario Bucci. Tutti ora vogliono generalizzare ma è lo stesso Bucci a mettere in guardia: funziona solo se la politica non litiga, per quelle opere davvero condivise, come indubbiamente il nuovo ponte di Genova è. Se non è generalizzabile, va però molto esteso, partendo da una ricognizione delle opere su cui tutti vogliono correre.

2

La proposta Cancelleri

Un piano in deroga

Partendo dal modello Genova anche la proposta di legge messa a punto dal viceministro alle Infrastrutture Cancelleri. Anzitutto il valore politico della proposta: ha sdoganato il via libera M5s a operazioni in deroga al codice appalti. Rispetto a chi invoca una genralizzazione del modello Genova, la proposta Cancelleri ha il pregio del realismo: commissari con i poteri in deroga affidati a Genova per tutte le opere che fanno parte di un piano strategico.

3

Il modello spagnolo

La norma Fraccaro

La norma adottata in Spagna e rilanciata in Italia dall'attuale sottosegretario a Palazzo Chigi ha dato ottima prova: è stata l'unica norma che ha portato a una spesa effettiva (e non solo annunciata) con percentuali record vicine al 100%. Conferma che le amministrazioni, se messe di fronte alla tagliola della perdita dei fondi, agiscono anziché stare ferme. La procedura ha funzionato a pieno anche perché erano previste corsie preferenziali per l'affidamento dei lavori, con la previsione di trattative private. Inoltre, è una norma che funziona per gli appalti dei comuni e per piccole opere di manutenzione con progetti leggeri. Non si può quindi generalizzare.

4

I commissari del Mit

Operazione per 27 opere

Sono diventate 27 le opere che il prossimo decreto sblocca-investimenti dovrebbe commissariare. Questa almeno l'intenzione della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, che non ha mai visto di buon occhio l'uso a tappeto dei commissari. Procede, infatti, solo ora e con un numero comunque ben selezionato di opere nonostante la norma sblocca cantieri sia del 2018. Il modello dovrebbe essere quello di affidare il ruolo di commissario all'amministratore delegato di Rfi per le opere ferroviarie e all'ad dell'Anas per quelle stradali. L'ingresso nell'elenco della Napoli-Bari, che già era stata commissariata, è interessante: potrebbe preludere a un'estensione dei poteri del commissario o, più semplicemente, di un adattamento al nuovo quadro normativo.

5

La proposta Ance

Velocizzare le leggi ordinarie

Il modello che da tempo chiede l'associazione dei costruttori è quello di rivedere tutte le procedure ordinarie, velocizzandole. Non quindi la legge delle deroghe a singole opere, ma un alleggerimento del peso burocratico per tutte le opere. L'analisi Ance parte dal presupposto che nell'attuale legislazione c'è una ridondanza creata ad arte in passato per frenare la spesa. È lì che bisogna colpire duramente.

6

Sospensione del codice

La battaglia politica

Più che una proposta è da sempre una semplificazione polemica particolarmente adatta alla battaglia politica. Un codice può essere più o meno leggero, ma senza regole il settore degli appalti non vive. Diversa è la posizione espressa da alcune associazioni imprenditoriali di azzerare gran parte delle norme ridondanti rispetto alle direttive Ue.

7

La riforma del codice

Un regolamento con 311 articoli

Diversa è la posizione del ministero delle Infrastrutture che finora ha seguito la linea di una riforma molto mirata del codice su poche norme delicate (come quella del subappalto) e del completamento dell'attuazione, con il varo del regolamento generale. La bozza messa a punto dalla commissione tecnica ha però 311 articoli. Non proprio una semplificazione.

8

Le altre riforme

Danno erariale e abuso d'ufficio

Politicamente più difficili da percorrere sono le riforme sul danno erariale e sull'abuso di ufficio, due fattispecie che hanno certamente contribuito a creare timore nella Pa e una certa paralisi dell'attività. Che siano difficili lo dimostra che una proposta abbastanza soft, come quella che prevede che il funzionario pubblico che si attenga a un parere preventivo della Corte dei conti su un atto non possa essere perseguito per danno erariale, è in ballo da mesi, entra ed esce da decret G.Sa.

Foto:

Proposte in ordine sparso ma sarà Palazzo Chigi a tirare le fila per il decreto che sarà approvato a maggio