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30/09/2018

Genova respinge il decreto Ombre sul supercommissario

Avvenire - PAOLO FERRARIO

Gemme rilancia: pronte le dimissioni da Fincantieri
l decreto di nomina non c'è ancora, ma su Claudio Andrea Gemme, indicato come "supercommissario" per la ricostruzione del ponte di Genova, già si addensano le nubi del conflitto d'interessi. Con il Codacons che mette le mani avanti e invita il governo «a rivedere la propria decisione», per «evitare l'intervento dell'Autorità anticorruzione e ricorsi che finirebbero solo per ritardare i lavori di ricostruzione con enormi danni per i cittadini». Manager di lungo corso, Gemme, 70 anni, nato e cresciuto nella zona rossa di via Porro (dove la famiglia ha ancora una casa), è un dirigente di primo piano di Fincantieri, società a cui il governo ha intenzione di affidare i lavori di rifacimento del viadotto autostradale. Una posizione che potrebbe confliggere con il Codice degli appalti. Che, all'articolo 42, secondo comma, dice testualmente che il conflitto d'interessi si configura «quando il personale di una stazione appaltante o di un prestatore di servizi che interviene nello svolgimento della procedura di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni o può influenzarne, in qualsiasi modo, il risultato, ha, direttamente o indirettamente, un interesse finanziario, economico o altro interesse personale che può essere percepito come una minaccia alla sua imparzialità e indipendenza nel contesto della procedura di appalto o di concessione». La norma, quindi, fa riferimento anche alla «percezione» di un vulnus e chiede a chi si trovi nella posizione descritta di «astenersi dal partecipare alla procedura di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni». Una posizione delicata, quindi, quella di Gemme, che dalla sua ha la stima degli sfollati («È uno di noi, di lui ci fidiamo») e del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che parla di «segnale di attenzione verso la città, anche se non avrà vita facile», riferendosi alla sua possibile nomina. Per la quale il manager ha dato ampia disponibilità, avviando già alcune procedure pratiche per far fronte anche all'ostacolo del conflitto d'interessi. Intervistato da un'emittente locale genovese, Gemme ha detto di aver già «messo le dimissioni sul tavolo» di Fincantieri, «così quando arriverà la nomina saranno immediata mente esecutive». Nonostante i rilievi mossi alla società, che secondo alcuni esperti non avrebbe le certificazioni necessarie per aprire il cantiere del nuovo ponte sul Polcevera, Gemme si dice certo che Fincantieri «ha competenze, capacità e grande valore storico», e che «potrebbe sicuramente fare il lavoro». L'importante, ha ricordato il commissario in pectore, è «fare un percorso veloce», con «impegno, grande dedizione al dossier e una costruzione rapida, salvaguardando il patrimonio culturale e logistico della città». In attesa di conoscere ufficialmente il nome del "supercommissario", Genova discute del decreto per la gestione dell'emergenza, firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e pubblicato venerdì sulla Gazzetta Ufficiale. In città sembra prevalere il malumore per un testo che tutti si aspettavano più generoso. E, invece, i tagli sono stati numerosi e pesanti, a partire dai fondi per il porto (30 milioni all'anno anziché i 90 richiesti) e dalle nuove assunzioni in Regione e Comune (250 in totale al posto delle 500 delle prime bozze del decreto). «Letto e riletto, la parola è una sola e non riesco a trattenerla: irricevibile», sbotta su Facebook l'assessore comunale al Bilancio, Pietro Piciocchi, che denuncia: dei 33 milioni stanziati dal governo, non è finora arrivato nemmeno un euro e tutti i costi sono stati sostenuti dal Comune. «Voglio essere costruttivo e sperare che tutti gli amici che sono nel Governo e nel Parlamento e che so per certo che hanno a cuore la nostra città si adoperino per cambiarlo in sede di conversione in legge - scrive Piciocchi -. Voi capite che dobbiamo dare risposte concrete e che anche il commissario, che avrà tutto il nostro appoggio, deve essere messo in condizione di operare. Questo decreto, a mio parere, va tutto in senso opposto. Ci vuole meno ideologia e più senso pratico». Dura la posizione anche di Spediporto, l'associazione che rappresenta gli spedizionieri, i corrieri e i trasportatori del porto di Genova. «Non chiamiamolo più decreto Genova, per rispetto alla nostra città, alle sue sofferenze e alle sue speranze tutte infrante dietro una norma che potremmo definire del nulla - si legge in una nota -. Manca tutto, dalla certezza su chi ricostruirà il ponte, ai tempi della ricostruzione, dove compare un preoccupante 2029». Anche per la Cisl, «è inspiegabile e grave», lo stralcio, nella versione definitiva del decreto, degli interventi a sostegno di imprese e lavoratori colpite dal crollo del ponte Morandi. «Si tratta - specifica il segretario generale aggiunto, Luigi Sbarra - di circa 10mila lavoratori di piccole e piccolissime aziende, che resteranno a lungo senza retribuzione e, forse, senza lavoro».

Foto: Operai sui binari della ferrovia danneggiati dal crollo del Morandi


Foto: (Ansa)


Foto: L'assessore comunale al Bilancio Piciocchi: testo irricevibile. La Cisl: in 10mila senza sostegno

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