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25/06/2020

Gare truccate, perquisizione a Pescara

Il Messaggero

INDAGATO UN 63ENNE CHE SVOLGE UN RUOLO TECNICO IN UNA AZIENDA DI SAN GIOVANNI TEATINO
L'INCHIESTA
Arriva sino in Abruzzo, coinvolgendo Pescara e la provincia di Chieti, l'inchiesta della procura di Milano su presunte tangenti e appalti truccati relativi alle forniture per le metropolitane del capoluogo lombardo, che ieri ha portato all'arresto di 13 persone, 12 in carcere e una ai domiciliari. Al centro delle indagini, condotte dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza, otto appalti da 150 milioni di euro. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, corruzione, turbativa d'asta, peculato, abuso d'ufficio.
In totale, 30 persone e otto società indagate. Fra gli indagati, figura un 63enne pescarese il quale lavorava per la Ceit Spa di San Giovanni Teatino. La Ceit, come riferisce l'Ansa, è fra «le società iscritte nel registro degli indagati in virtù della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti». Su mandato degli inquirenti milanesi, una perquisizione è stata effettuata anche nei confronti del 63enne, che nell'azienda teatina svolgeva un ruolo tecnico.
L'indagine milanese ha riguardato appalti da ottobre 2018 a luglio 2019. In questo arco temporale, sottolineano gli inquirenti, «sono state registrate promesse in denaro pari a 125 mila euro oltre a diverse utilità quali prestazioni di servizi e benefit vari». Le utilità più significative sarebbero state rappresentate dall'acquisizione di rilevanti sub appalti di lavori pubblici nella Metropolitana Milanese. Decine, stando agli investigatori, sarebbero stati gli episodi corruttivi e di turbativa d'asta maturati in particolare nel settore degli appalti per l'innovazione e la manutenzione. «Le indagini - sottolineano gli investigatori - hanno accertato l'esistenza di un sistema di metodica alterazione di gare ad evidenza pubblica indette da Atm». Sistema il cui principale artefice sarebbe stato Paolo Bellini, responsabile degli impianti di segnalamento e automazione delle linee metropolitane. Intorno a lui e a due società, «occultamente create» si sarebbe sviluppata una vera associazione a delinquere. Bellini avrebbe anche pilotato alcune procedure d'assunzione «favorendo soggetti privi delle necessarie professionalità e competenze, ma legati alle imprese che lo remuneravano illecitamente». Secondo quanto ricostruito nell'ordinanza di custodia cautelare, «il metodo seguito dal sodalizio consisteva nell'offrire alle imprese interessate a partecipare alle gare d'appalto, la consulenza del pubblico ufficiale», sotto forma di fornitura di materiale e informazioni privilegiate, «trafugate dalla stazione appaltante» o garantendo la possibilità di «sopralluoghi riservati e perfino la supervisione e correzione delle bozze di offerta, sino all'indicazione precisa delle percentuali di ribasso da offrire ad Atm al fine di prevalere sulle imprese concorrenti».
A.D.F.
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