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09/06/2020

Gare truccate per la sanità

Corriere della Sera - Lorenzetti

Giustizia e affari Monitoraggio coronavirus, gare per mascherine: blitz della Finanza all'Unità di crisi
In «pausa» l'emergenza Covid, la Procura indaga 19 dirigenti della Asl
Dalla classica bustarella gonfia di contanti all'orologio prestigioso, fino a cadeaux di svariata natura purché preziosi. «Denaro e altre utilità» è scritto nei decreti di perquisizione e negli avvisi di garanzia che nei giorni scorsi il Gruppo Torino della Guardia di Finanza ha notificato a 19 indagati.
Le accuse sono di corruzione e turbativa d'asta per aver pilotato alcuni bandi pubblici per l'acquisto di forniture mediche destinate a ospedali, cliniche e ambulatori del Piemonte. Nell'inchiesta, ci sono cinque società coinvolte per 19 indagati. Ieri la Finanza ha anche perquisito la sede dell'Unità di crisi di corso Marche.

alle pagine 2 e 3

D alla classica bustarella gonfia di contanti all'orologio prestigioso, fino a cadeaux di svariata natura purché preziosi. «Denaro e altre utilità» è scritto nei decreti di perquisizione e negli avvisi di garanzia che nei giorni scorsi il Gruppo Torino della Guardia di Finanza ha notificato a 19 indagati. Le accuse sono di corruzione e turbativa d'asta per aver pilotato alcuni bandi pubblici per l'acquisto di forniture mediche destinate a ospedali, cliniche e ambulatori del Piemonte. Nell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dal sostituto Giovanni Caspani, ci sono cinque società coinvolte per 19 indagati. E tra loro infermieri caposala che facevano parte delle commissioni aggiudicatrici degli appalti e agenti di commercio.

Tutto ha inizio nella seconda metà del 2018, quando il provveditorato dell'Asl To1, l'ufficio che verifica la gestione dei bandi di gara, nota alcune anomalie nelle forniture. Non è ben chiaro cosa sia accaduto, l'impressione è che ci siano degli ammanchi. Insomma, i conti non tornano e così il dirigente Asl invia una segnalazione in Procura mettendo in evidenza alcune discrasie e paventando l'ipotesi di peculato. Un anno e mezzo più tardi, dopo aver studiato centinaia di documenti e ascoltato ore e ore di intercettazioni telefoniche, la Guardia di Finanza scrive la prima parte di un'indagine destinata a riservare ancora molte sorprese. «Quello che abbiamo trovato è un sistema diffuso di corruzione per pilotare i bandi per le forniture destinate alle strutture sanitarie», spiegano gli inquirenti. Le perquisizioni scattate in trenta diversi luoghi (Asl, ospedali, aziende e case private) hanno lo scopo di tassellare un quadro accusatorio già in gran parte delineato. L'operazione coinvolge tre province e quattro diverse aziende sanitarie. A Torino nei guai sono finiti i membri della commissione che ha gestito nel 2019 un appalto per la fornitura di camici per medici e infermieri che lavorano nei presidi sotto l'Asl To1 (che comprende la Città della Salute) e l'Asl To4 (Ciriè-Chivasso-Ivrea). Si tratta di un bando congiunto, in cui le caratteristiche tecniche delle forniture sono state «cucite» addosso alla ditta che poi si è aggiudicata il contratto. Analogo sistema è stato riscontrato anche a Novara, nell'azienda ospedaliera universitaria: anche in questo caso il bando finito sotto inchiesta riguarda l'acquisto di camici. Da Novara i finanzieri si sono quindi spostati ad Alessandria, dove nel 2019 un bando truccato all'Ospedale Civile ha riguardato l'acquisto di infusori per i macchinari usati per la chemioterapia. Gare che si sarebbero aggiudicate sempre due società e le loro relative succursali sul territorio: la Hartmann di Verona e l'Aries di Modena. I tre appalti avrebbero fruttato ai vincitori guadagni intorno ai tre milioni di euro. In cambio, i manager avrebbero riconosciuto svariati benefit agli infermieri che hanno modellato i capitolati: denaro, gioielli e preziosi di vario genere. Il passaggio della tangente sarebbe avvenuto sui luoghi di lavoro dei commissari di gara. Al momento non ci sono elementi per parlare di un'unica regia. Gli indagati di ciascuna commissione aggiudicatrice agivano in maniera indipendente rispetto ai colleghi delle altre province piemontesi. Per questo motivo gli inquirenti parlano di «sistema diffuso», a voler significare come il malcostume sia radicato più di quanto si creda nel mondo della sanità piemontese. Al momento, quindi, sono tre gli appalti accertati, ma il sospetto è che altre gare abbiano subito il maquillage necessario per far vincere aziende disposte a pagare la tangente. Non solo nelle Asl già sotto inchiesta, ma anche in altre dislocate in diverse parti del Piemonte. Ma questa parte della storia deve essere ancora scritta. Sull'inchiesta è intervenuto anche l'assessore alla Sanità, Luigi Icardi: «Ci vogliono più anticorpi contro la corruzione, che sottrae risorse economiche alle cure dei piemontesi. Infatti abbiamo previsto nella Direzione Sanità uno specifico settore Anticorruzione e Vigilanza che, a breve, sarà attivato proprio a contrasto di questi fenomeni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

La scheda

I doni

ai commissari

Denaro e gioielli in cambio di capitolati di gara su misura. Era il compenso che, per la finanza, imprenditori davano a componenti delle commissioni

1

Verifiche

su numerosi bandi

I bandi di gara finiti nella lente d'ingrandimento degli inquirenti sono numerosi. Per il momento sarebbero state accertare irregolarità in tre casi

2

Le aziende

coinvolte

Coinvolte quattro aziende sanitarie piemontesi: la Asl Città di Torino, la AslTo4, la Asl di Novara e quella di Alessandria. Sono 19 gli indagati.

3