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25/06/2020

Gare truccate per 150 milioni: 13 arresti e trenta indagati

Libero - LORENZO GOTTARDO

Tangenti in Atm
In manette un dirigente che contattava le imprese per farsi dare stipendi e subappalti Ombre sui lavori del 2006 per l'impianto che ha causato brusche frenate sulla "Rossa"
■ Si chiamava "metodo Bellini" quel sistema di amicizie e favori illeciti che governava l'assegnazione degli appalti Atm. Dal nome del suo ideatore, il 54enne Paolo Bellini, dirigente dell'azienda di trasporti milanese con importanti responsabilità decisionali per ciò che riguarda impianti di segnalamento e automazione. È lui, infatti, la figura al centro dell'indagine Subway che, nella giornata di ieri, ha portato all'arresto di 13 persone (12 si trovano al momento in carcere, mentre una è agli arresti domiciliari). ATTIVI DAL 2013 Stando a quanto potuto ricostruire dagli uomini della guardia di finanza, al comando del tenente colonnello Fabio Antonacchio, dal 2013 in poi, Bellini e la sua cricca hanno posto in essere «una metodica alterazione delle gare indette da Atm» con decine di aste turbate, consulenze offerte sottobanco e informazioni segrete condivise con le stesse aziende interessate agli appalto. Basti pensare che, nel solo arco temporale coperto dall'indagine, compreso tra l'ottobre 2018 e il luglio 2019, le tangenti incassate da Paolo Bellini ammonterebbero ad almeno 125mila euro ricevuti da vertici e dirigenti della Siemens Mobility, della Engineering Informatica, della Alstom Ferroviaria, della Gilc Impianti e di altre due società. Grazie al proprio ruolo e conoscenze, il dirigente Atm avrebbe influenzato l'assegnazione di otto diverse gare d'appalto per un valore da 150 milioni di euro. In cambio di quelle "consulenze" Bellini veniva ricompensato con denaro, ma anche con favori e danarose commesse garantite alle società che, segretamente, a lui facevano capo. Merito del "metodo Bellin" con cui il funzionario "indicava" alle imprese che si erano aggiudicate un appalto Atm a quali aziende rivolgersi per un certo tipo di lavorazioni in subappalto. Assecondando i voleri di Bellini, le imprese si guadagnavano la benevolenza di chi avrebbe poi supervisionato il buon esito dei lavori e, allo stesso tempo, si garantivano l'ingresso nella ristretta cerchia dei fornitori Atm. E, strano a dirsi, tra questi, compariva anche lo stesso Paolo Bellini come "socio occulto" prima della Ivm srl di Cassina de' Pecchi, poi della Mad System srl che, dalla prima, eredita operai, dirigenti e persino gli uffici. D'altronde, ad ammettere le proprie responsabilità è proprio l'indagato in più di un'intercettazione telefonica: «Ho la garanzia che chiunque venga mi darà il lavoro... Voi sapete che ho una società, la Ivm, che adesso si chiamerà Mad, dove in questi dieci anni abbiamo costruito. Loro mi fanno tutta la manutenzione degli impianti di tutte le quattro linee». Spiegando, poi, al suo intelocutore anche il motivo del cambiamento: «L'Ivm ha fatto un buco da 300mila euro. Siamo nella m... con la guardia di finanza». IMPUNITÀ Bellini poteva fare praticamente tutto. Aveva addirittura proposto all'amministratore di una società coinvolta nel giro di utilizzare nella posa della galleria un cavo volutamente sbagliato e meno costoso perché la cosa sarebbe passata inosservata, salvo non fosse capitato un incidente. Nulla, però, rispetto a quello che potrebbe essere stato il vero capolavoro di Bellini: il bando per il nuovo sistema di segnalamento della linea M2, un appalto da 100 milioni di euro. Qui, infatti, il dirigente Atm ha "giocato su più tavoli" intessendo trattative con tutte le imprese interessate così da assicurarsi guadagni e subappalti a prescindere da chi si fosse poi aggiudicato la gara. Il 9 aprile 2019 Bellini incontrò i vertici Alstom per un sopralluogo a Gessate e ne approfittò per consegnare una chiavetta usb con informazioni sui concorrenti rivali, ma lo stesso aveva fatto una settimana prima con quelli della Link Consulting e lo stesso farà poi a giugno con un dirigente della Siemens. Tutti i favori, comunque, prevedevano una ricompensa in moneta, spesso sotto forma versamento mensile. Così, all'amministratore della Gilc Impianti aver vinto un appalto Atm nel marzo 2018 costa 72mila euro. Mentre con la Engineering Informatica per una gara di manutenzione «full service» ci si accorda per 36mila. Tra i nomi che compaiono in questa specifica vicenda c'è anche quello di Stefano Crippa, altro dipendente di Atm ma fedelissimo collaboratore di Paolo Bellini. Episodi di corruzione e turbative d'asta risalenti addietro nel tempo, come l'appalto del 2006 per il segnalamento della linea metropolitana M1 cui potrebbero essere riconducibili le recenti brusche frenate con annessi infortuni dei passeggeri. E, per non farsi mancare proprio nulla, Paolo Bellini s'impegnava per far assumere in Atm persone fidate fornendo loro in anticipo le domande dei colloqui. Come avvenuto con Giuseppe Vitale, figlio del suo socio Sergio in Ivm e Mad System. «SIAMO PARTE LESA» Oggi, però, il regno di Bellini in Atm si chiude e, tramite il suo direttore generale Arrigo Giana l'azienda milanese ha fatto sapere che le persone indagate sono state «sospese dal servizio e dalla paga. Tutto è congelato in attesa di verificare l'entità dei danni della loro condotta». Aggiungendo a conclusione: «Se si confermerà la posizione di questi signori, gli toglieremo la carne dalle ossa». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: I cartelli che sulla Metro Rossa avvisavano i viaggiatori delle possibili frenate brusche (Fotogramma)