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25/09/2020

Gare di acquisto «al ribasso» Ma ne risente la qualità

Corriere della Sera - M.G.F

Dispositivi medici monouso
Sacche per stomie, cateteri, ausili per l'incontinenza rientrano nell'area dell'assistenza integrativa
Si chiamano dispositivi medici «monouso» e sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale ai pazienti che necessitano di cateteri, veri e propri salvavita, ad esempio, per coloro che hanno gravi disfunzioni come la vescica neurologica, agli assistiti colostomizzati e urostomizzati, alle persone affette da grave incontinenza urinaria o fecale cronica, ai pazienti con gravi patologie croniche che obbligano all'allettamento.

Sacche per stomie, cateteri, ausili per l'incontinenza e altri dispositivi monouso ora, col Dpcm di aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, rientrano nell'area dell'assistenza integrativa, e non più in quella protesica come in precedenza.


Nell'elenco degli «ausili per la cura e la protezione personale» che passa la Asl, individuati dal nomenclatore (allegato 2), sono state inserite nuove tipologie di dispositivi.


Può prescriverli il medico specialista del Servizio sanitario nazionale ma è data facoltà alle Regioni di consentire la prescrizione anche ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta.


Sulla ricetta del Ssn va riportata la specifica patologia, i dispositivi necessari e i relativi codici, nonché la quantità indicata fino alla successiva visita di controllo, e comunque per un periodo non superiore a un anno (si veda l'articolo a sinistra).


Per ottenere questi ausili non è necessario avere ottenuto l'invalidità civile ma basta la prescrizione medica, poi autorizzata dalla Asl, che li fornisce o direttamente o tramite altri canali (farmacie, sanitarie, ecc).


La normativa prevede che Regioni e Asl acquistino i dispositivi tramite procedure pubbliche, valutando l'offerta in base a criteri che «garantiscano la qualità delle forniture, la capillarità della distribuzione e la disponibilità di una gamma di modelli idonei a soddisfare le specifiche esigenze degli assistiti».


Possono, però, anche «adottare modalità alternative per l'erogazione delle prestazioni che, a parità di oneri, garantiscano condizioni di fornitura più favorevoli per l'Asl o gli assistiti».


Ma, denuncia Vincenzo Falabella, presidente Fish, Federazione italiana per il superamento dell'handicap: «In alcune Regioni, anche durante la pandemia, c'è stato un ricorso spasmodico alle gare d'appalto con criteri di aggiudicazione basati sull'offerta economicamente più vantaggiosa a scapito della qualità, spesso raggirata con stratagemmi tecnici. Così ci ritroviamo nel mercato italiano prodotti cinesi di bassissimo costo e scarsissima qualità, e dobbiamo fare battaglie per tutelare la salute dei pazienti».


«Eppure - osserva ancora Falabella - per esempio, per i cateteri il Servizio sanitario spende una cifra irrisoria, tra i 60 e 70 milioni l'anno. Su questi si fanno gare d'appalto al ribasso».


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