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26/06/2021

Gare, chi vince non paga oneri aggiuntivi

ItaliaOggi

Illegittime le clausole che pongono a carico dei partecipanti alle gare oneri per attività di committenza ausiliarie. Lo ha precisato l'Autorità nazionale anti corruzione (Anac) con comunicato del 9 giugno, rispetto alla «prassi di introdurre nella documentazione di gara clausole che impongono ai concorrenti di assumere l'obbligo di pagare, in caso di aggiudicazione, direttamente al prestatore del servizio, il corrispettivo per il supporto che quest'ultimo ha assicurato alla stazione appaltante». Si tratta dei corrispettivi che devono essere versati, ha detto l'Anac, dalle stazioni appaltanti, quando le stesse scelgono di avvalersi delle prestazioni di altri soggetti che forniscono supporto nelle attività di committenza, mediante la messa a disposizione di infrastrutture informatiche, la consulenza sullo svolgimento o sulla progettazione delle procedure di appalto e la preparazione delle stesse. In particolare, le attività di committenza ausiliare svolte da soggetti privati, in base al codice appalti, sono quelle concernenti le infrastrutture tecniche che consentano alle stazioni appaltanti di aggiudicare appalti pubblici o di concludere accordi quadro per lavori, forniture o servizi; la consulenza sullo svolgimento o sulla progettazione delle procedure di appalto e la preparazione delle procedure di appalto in nome e per conto della stazione appaltante interessata. L'Anac ha rilevato che l'assunzione dell'obbligo di pagamento di questo corrispettivo è spesso imposta quale condizione di partecipazione alla gara e, al contempo, la stipula del contratto di appalto è addirittura subordinata all'effettivo pagamento da parte dell'aggiudicatario del relativo compenso, talvolta d'ammontare non trascurabile. Nel comunicato si fa riferimento anche a quanto affermato dalla giurisprudenza che ha dichiarato illegittime queste clausole inserite negli atti di gara con motivazioni legate alla constatazione che così facendo le stazioni appaltanti inducono gli operatori economici a non partecipare alle gare con evidenti effetti restrittivi sulla concorrenza, in palese violazione dell'art. 30 comma 1 del codice appalti che, al contrario, proprio in un'ottica pro-concorrenziale, afferma in più parti la necessità di rispettare il principio della massima partecipazione. La giurisprudenza ha peraltro sottolineato l'anomalia per cui in questi casi il privato sarebbe tenuto a versare un corrispettivo per una prestazione (quella dei servizi di committenza ausiliari), di cui si avvale la stazione appaltate, con l'imposizione di una prestazione, in assenza di un'espressa previsione di legge, come richiesto dall'art. 23 della Costituzione. Va ricordato, ad esempio, che è la legge ad imporre il rimborso delle spese di pubblicità dei bandi, mentre in questi casi non vi sarebbe copertura normativa. Né questa spesa trova copertura con riguardo all'articolo 16.bis della legge di contabilità del 1923 che si riferisce alla stipula del contratto. Dunque, si legge nel comunicato, le stazioni appaltanti che scelgono di espletare le procedure di aggiudicazione con il coinvolgimento di prestatori di servizi di committenza ausiliari, sono invitate a non prevedere nella documentazione di gara obblighi di rimborso a carico dei partecipanti alle gare.