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16/06/2020

Gardini: aumenta il rischio povertà, attenzione ai furbetti del bonus

Corriere della Sera - Rita Querzè

Il presidente Confcooperative: utili nell'emergenza proposte condivise con altre associazioni Appalti Tra il «modello Genova» e il codice degli Appalti ci sono mille soluzioni intermedie Imprese Lo Stato più che intervenire nel capitale delle imprese sottoscriva titoli partecipativi
«Il rischio di avere a settembre 10 milioni di italiani sotto la soglia della povertà è reale. Un dramma che riguarda tutti: chi è in difficoltà al massimo va alla Caritas, non certo a fare shopping e ad alimentare i consumi», avverte il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, romagnolo, classe 1959, una vita nella rappresentanza e nella filiera dell'agricoltura (dal 2000 è guida la maggiore cooperativa agroalimentare italiana, Conserve Italia).

Come giudica le misure anti-crisi del governo?


«Buone sulla carta. Il problema è che faticano ancora a scaricarsi a terra. Colpa di una burocrazia autoreferenziale».


Su questo il mondo della cooperazione la pensa come quello dell'impresa?


«Certo, non c'è dubbio».


E il decreto Rilancio?


«Va migliorato».


Una proposta?


«Due. Poco onerose per la finanza pubblica. La prima: lo Stato più che intervenire nel capitale delle imprese sottoscriva titoli partecipativi. Mentre le obbligazioni sono prestiti e vanno scritte nella colonna dei debiti, i titoli partecipativi sono patrimonio e rendono l'impresa più bancabile. La seconda: agevolare sul piano fiscale la rivalutazione dei beni delle imprese».


Bisogna derogare al codice degli appalti come avvenuto per il ponte di Genova?


«Il modello Genova non è può diventare la procedura standard. Ma tra questo e il codice degli Appalti ci sono mille soluzioni intermedie».


Ecobonus e sismabonus?


«La direzione è giusta. Vanno però calibrati con attenzione. C'è il rischio che il 110% di credito d'imposta possa creare corruzione e malaffare».


Teme che qualcuno gonfi la parcella dei lavori per accedere a un credito d'imposta su spese fittizie?


«Esatto. Non possiamo permetterci di sprecare risorse».


Un piano di infrastrutture dovrebbe partire dal ponte sullo stretto?


«Giusto usare i 173 miliardi del Recovery fund per un piano di infrastrutture ma non credo il ponte sia la priorità».


Qual è la priorità, allora?


«Mettere in sicurezza il Paese sul piano ambientale. Rendere i nostri edifici sostenibili sul piano dei consumi di energia e sicuri rispetto ai terremoti, a partire dalle scuole. Rifare i cavalcavia a rischio sulle nostre strade. Dare la connessione agli 11 milioni di italiani che ancora non ce l'hanno. Portare l'alta velocità sulla dorsale adriatica».


Con altre associazioni, da Abi a Confindustria, avete chiesto al governo di usare i fondi del Mes per la Sanità. Arriverete agli Stati generali con altre posizioni condivise, magari coinvolgendo anche Rete imprese?


«Lavoriamo per questo. Nell'emergenza ciascuno deve fare un passo indietro rispetto alle proprie istanze per condividere azioni che facciano ripartire il Paese».


E gli Stati generali?


«Positivi purché non siano di facciata. Dietro deve esserci la volontà reale di coinvolgere i corpi intermedi in un piano di rilancio del Paese».


Un modello virtuoso di relazioni da prendere come riferimento?


«Quello con cui si è affrontata l'emergenza terremoto in Emilia nel 2012. In generale, il modello emiliano nel confronto tra politica e parti sociali funziona».


Come ribatte ai dubbi sul Mes che attraversano maggioranza e opposizione?


«Per finanziarsi con i Btp lo Stato dovrebbe pagare 15 volte di più sotto forma di interessi. Quei soldi ci servono per difendere il nostro stato sociale, a partire dalla sanità».


I soldi del Recovery Fund dovrebbero servire per tagliare le tasse alle imprese?


«Oggi ogni euro deve essere usato in investimenti per lo sviluppo. Quando l'Italia sarà ripartita si potranno diminuire le tasse. Detto questo, no a forme di patrimoniale».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

10

milioni
i poveri post Covid entro l'autunno secondo
la stima
di Confcoope-rative

1,9

milioni
i lavoratori
in cassa integrazione ma ancora senza assegno dal mese
di marzo

La parola

cooperativa

La cooperativa è un'impresa il cui il fine economico mutualistico è di assicurare ai soci lavoro o beni di consumo

Chi è

Maurizio Gardini, romagnolo,
60 anni,
è presidente
di Confcoope-rative dal 2016

Gardini è presidente di Conserve Italia, cooperativa nel settore della trasformazione dei prodotti agricoli, 900 milioni di euro di fatturato
di gruppo

Confcoope-rative rappre-senta 18.500 cooperative associate che occupano 525 mila persone, generano un fatturato complessivo di 66 miliardi di euro e hanno nell'insieme 3,1 milioni di soci

Con Agci
e Legacoop, Confcoopera-tive fa parte dell'Alleanza delle Cooperative Italiane