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17/07/2020

Gara del gas, Finanza e procura al lavoro

Il Gazzettino

Chiesti i documenti alla stazione appaltante alla quale i sindaci avevano detto di non procedere aprendo le buste
GLI ACCERTAMENTI
BELLUNO La gara del gas per l'assegnazione della rete non smette di riservare colpi di scena. Una cosa è bene chiarirla subito: al momento la procura smentisce che ci siano indagati e ipotesi di reato. Sulla gara del gas gli investigatori coordinati dal procuratore Paolo Luca vogliono però vederci chiaro. Per questo il procuratore ieri mattina ha mandato la Guardia di Finanza di farsi consegnare i documenti relativi alla gara del gas dai municipi di Feltre e Belluno e dal consorzio Bim Piave.
SITUAZIONE COMPLESSA
Al momento ci sono due ricorsi pendenti al Tar. Il primo riguarda i sindaci, che, capitanati dal Comune di Feltre, puntano il dito contro la stazione appaltante che non avrebbe provveduto ad interrompere la procedura una volta che è arrivata la richiesta dai primi cittadini e avrebbe invece aperto le buste e proceduto alla nomina del vincitore (a presentare l'offerta migliore è stato il colosso Italgas). In questo caso il cui pronunciamento sulla sospensiva è questione di giorni (sempre che nel frattempo i sindaci non decidano di rinunciare, in attesa del giudizio di merito). Il secondo è squisitamente tecnico ed è stato presentato dall'azienda arrivata seconda.
IN COMUNE A BELLUNO
A Palazzo Rosso i finanzieri sono arrivati ieri mattina: «Letti gli articoli di stampa sulla gara del gas - spiega il primo cittadino di Belluno, Jacopo Massaro - procura e finanza hanno chiesto la solita acquisizione preventiva degli atti, una pre inchiesta, per valutare se c'è qualche ipotesi di reato oppure no. Sono stato io a accompagnarli dalla responsabile unico del procedimento, la dottoressa Florida, che è responsabile degli atti di gara. Hanno chiesto gli atti di gara che tra oggi e domani la dottoressa Florida dovrebbe produrre in copia. Tutto qui». Ma se a Palazzo Rosso, dove ci sono gli atti della gara, e il cui apparato è finito nel mirino di 42 comuni che hanno presentato ricorso al Tar meno semplice è la spiegazione del perché gli investigatori abbiano scelto di chiedere aiuto anche al comune di Feltre, capofila della rivolta, e al consorzio Bim Piave.
L'IPOTESI
«C'è stata l'entrata in scena di un soggetto terzo» sono le parole che filtrano dagli ambienti investigativi e che potrebbero essere la chiave degli obiettivi che spingono la procura a voler sentire anche altre campane. A pagare le spese dei municipi ricorrenti (Belluno per fare fronte alle proprie ha stanziato 20mila euro) sarà infatti il consorzio Bim. Una decisione, aveva spiegato il presidente Bim Piave Umberto Soccal, che è stata assunta dal direttivo del Consorzio, in considerazione del fatto che a muoverla sia stato il maggior numero di comuni della provincia. Il sindaco di Alpago e numero uno di Bim Pim aveva anche spiegato che la richiesta proveniva dal comune di Feltre e da Bim infrastrutture.
REATI
Se la procura individuerà delle ipotesi di reato o eventuali responsabilità è presto per dirlo. Al momento è stato aperto un fascicolo conoscitivo sulla base di articoli di stampa. «Stiamo ricostruendo i fatti per verificare se ci sono profili degni sotto l'aspetto penale», si limita a dire il procuratore Luca. Quella di ieri era tecnicamente una acquisizione atti, scattata per alcune cose strane, a parere degli inquirenti, che è necessario chiarire. Ciò che è certo è che l'infinita gara per l'assegnazione delle reti si arricchisce continuamente di nuovi giri di carte bollate. In ballo ci sono i quindici milioni di euro di sottostima delle reti, sostengono i sindaci. L'inghippo tuttavia è stato sottolineato solo quando la gara era ormai prossima all'aggiudicazione. Se fosse già troppo tardi lo dirà il Tribunale amministrativo. Se ci sono stati anche dei reati, toccherà ancora alla magistratura dirlo.
Olivia Bonetti
Andrea Zambenedetti