scarica l'app
MENU
Chiudi
05/04/2020

Gara d’appalto truccata all’Acquedotto L’ex ad della Newlisi interdetto dagli uffici

Il Tirreno - F.G. Francesca Gori

L'ordinanza del giudice è stata notificata ad Antonio Capristo per la gestione e la posa in opera del digestore l'indagine
Francesca Gori / grossetoIl 12 ottobre del 2018, alle 6 in punto, gli uomini del nucleo investigativo della polizia stradale e della polizia municipale, insieme agli uomini della guardia di finanza, si presentarono nella sede dell'Acquedotto del Fiora. Il primo capitolo dell'inchiesta coordinata dai sostituti procuratori Salvatore Ferraro e Giovanni De Marco era già stato scritto, con un titolo indicativo di quello che gli investigatori stavano cercando: "Black Water", acqua scura. Come i fanghi che vengono depurati nel digestore di San Giovanni, finito al centro dell'indagine. Ieri mattina, per quell'indagine che aveva portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 14 persone, il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci ha emesso un'ordinanza cautelare nei confronti dell'ex amministratore delegato della società che quell'impianto aveva costruito: Antonio Capristo, 53 anni, è interdetto per sei mesi dall'ufficio. I reati contestati sono quello di turbativa d'asta e corruzione. Tra documenti sequestrati e intercettazioni, la Procura ha ricostruito tutti i passaggi della gara d'appalto da quattro milioni e 800mila euro, che sarebbe stata fatta "su misura" per la società milanese a capo della quale c'era il manager, poi uscito dal cda a maggio. Corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, turbata libertà degli incanti: sono queste le ipotesi di reato contestate dalla Procura al manager per l'affidamento della realizzazione dell'impianto di depurazione di San Giovanni a Grosseto. Il primo filone d'indagine, quello che riguarda appunto la realizzazione e la gestione dell'impianto di San Giovanni, dove sarebbero stati smaltiti i fanghi prodotti da un bacino di utenti di circa centomila cittadini, vede al centro proprio l'amministratore delegato della società milanese. Secondo l'ipotesi dei sostituti procuratori Salvatore Ferraro e Giovanni De Marco che hanno coordinato le indagini, l'appalto vinto dalla Newlisi sarebbe stato tagliato e cucito addosso alla società dove, da un'ex dipendente dell'Acquedotto del Fiora, che avrebbe favorito in qualche modo la vittoria della società per essere poi assunta nella sede milanese. Un appalto da quasi cinque milioni di euro: all'impianto di San Giovanni infatti, sarebbero arrivati tutti i fanghi della provincia di Grosseto e di Siena. Il bando, predisposto dalla dipendente dell'Acquedotto del Fiora sarebbe stato fatto con l'inserimento di alcuni "paletti" che avrebbero escluso la partecipazione di tutte le altre società, avvantaggiando così quella guidata da Capristo.Le indagini hanno messo in evidenza come le procedure di affidamento di lavori pubblici come quella per la realizzazione del digestore di San Giovanni, non si siano svolte secondo quanto previsto: la libera concorrenza e la libertà d'impresa sarebbero venute meno, con un grave danno per la collettività. Le indagini hanno dimostrato che la gara era stata truccata perché tra l'imprenditore e la dipendente dell'Acquedotto del Fiora era stato stretto un accordo che prevedeva la rivelazione di notizie riservate in cambio di favori. --© RIPRODUZIONE RISERVATA