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04/06/2020

«Gallera aveva paura dell’inchiesta»

Corriere della Sera - Luigi Ferrarella

MENSA DEI POVERI I NUOVI VERBALI
Caianiello: mi disse che concordò le dimissioni del capo segreteria per timore dei pm
L'assessore regionale alla Sanità, Giulio Gallera, che oltre un anno fa concorda di fretta le dimissioni tattiche del capo della sua segreteria, Domenico Pacicca, perché teme una indagine giudiziaria sui loro legami nelle campagne elettorali. È la scena che Nino Caianiello, uomo forte di Forza Italia a Varese sino all'arresto a maggio 2019 nell'inchiesta battezzata «mensa dei poveri», accredita in uno dei suoi fluviali interrogatori, resi a settembre 2019 e depositato adesso senza omissis . Un racconto che disegna il dietro le quinte politico di una sistematica lottizzazione «per creare un consenso politico sotto forma di clientele».

a pagina 11

L'assessore regionale alla Sanità, Giulio Gallera, che oltre un anno fa concorda di corsa le dimissioni tattiche del capo della propria segreteria, Domenico Pacicca, perché teme una indagine giudiziaria sui loro legami nelle campagne elettorali: è la scena che Nino Caianiello, uomo forte di Forza Italia a Varese sino all'arresto a maggio 2019 nell'inchiesta battezzata «mensa dei poveri», accredita in uno dei suoi fluviali interrogatori, resi a settembre 2019 quand'era in custodia cautelare ma depositati ora senza più omissis alla conclusione del secondo filone, riguardante (dopo i 70 indagati in udienza preliminare il 12 novembre) un'altra trentina di persone tra le quali l'ex europarlamentare di Forza Italia, Lara Comi, e il patron dei supermercati Tigros, Paolo Orrigoni.


Gli interrogatori, se sembrano non contenere nuovi particolari elementi di rilevanza penale, disegnano il dietro le quinte politico di una sistematica lottizzazione di cariche pubbliche, specie nella sanità e nei Comuni del varesotto, ma a dire di Caianiello «senza un mercimonio di denaro rispetto ai miei interventi», bensì solo «per creare un consenso politico sotto forma di clientele».


Sul mondo leghista Caianiello riferisce poco più che cognizioni generali, come il fatto che a Varese il deputato Giancarlo «Giorgetti rappresentava per il partito il soggetto di maggior potere, a prescindere dagli incarichi formali rivestiti»; spiega poi che con Giorgetti ha «un rapporto personale» Claudio Milanese, imprenditore pure «in buoni rapporti con il Pd», per i cui interessi Caianiello dice di essersi talvolta adoperato nelle amministrazioni locali, ricevendone solo modeste «retrocessioni di contanti» da 3.000 euro nel 2017 e 9.000 nel 2018 per campagna elettorale; e aggiunge che «i luogotenenti di Giorgetti sul territorio di Varese, per quanto personalmente constatato negli ultimi 20 anni, sono Matteo Bianchi (oggi deputato, ndr ) e l'avvocato Andrea Mascetti». Nel suo studio, ad esempio, Caianiello dice che Mascetti, in una riunione con il commissario cittadino leghista varesino Andrea Gambini e l'imprenditore Orrigoni, gli «ribadì la volontà della Lega di ottenere» tutte «le tre nomine in Fondazione Cariplo espresse dalla Provincia di Varese». E per Caianiello «fu Gambini stesso a dirmi che, pur non essendo riuscito a ottenere la direzione generale di un ospedale, era riuscito in quota Lega a ottenere la nomina nel cda della Fondazione Besta» (presidente su indicazione di Regione Lombardia).


Nella «sua» Forza Italia, invece, Caianiello (dopo l'era Formigoni nella quale «partecipavo alle trattative indirettamente tramite l'ex assessore Abelli»), asserisce che nell'attuale giunta del leghista Attilio Fontana la scelta dei direttori generali «in quota Forza Italia è stata fatta dal capogruppo Comazzi e dall'assessore Gallera (principali uomini di riferimento della Gelmini in Consiglio regionale), dal vicepresidente Sala e da Altitonante» (arrestato con Caianiello nel maggio 2019).


Nella macchina regionale Caianiello annetteva un ruolo importante al (non indagato) ex capo della segreteria di Gallera, Pacicco, «che unitamente al capo segreteria di Fontana, Martinelli (Giulia, ex compagna di Matteo Salvini, ndr ), si occupava di scremare le bozze dei provvedimenti» nelle riunioni di pre-Giunta, e «di fatto anche di individuare le persone da nominare».


Al pm Luigi Furno, che il 10 settembre si ritrova insieme al difensore Tiberio Massironi a interrogarlo per l'ennesima volta nel carcere di Opera, Caianiello evoca le voci che «nei pranzi al ristorante "da Berti"» volevano che l'assessore, «spaventato per possibili suoi coinvolgimenti in indagini della Procura sulla sanità» e sulle sue «interazioni politiche con Pacicca», avesse «deciso di farlo fuori. In seguito ebbi riscontro di questa voce direttamente dallo stesso Gallera - afferma Caianiello - quando mi presentò il nuovo direttore socio sanitario di Varese Asst come persona di area Forza Italia che lo aveva sostenuto in campagna elettorale». Gallera «mi disse che con Pacicca c'era stato un accordo per estrometterlo temporaneamente da ogni incarico perché lo riteneva possibile destinatario delle indagini di cui si vociferava». Caianiello sostiene di aver domandato a Gallera se non temesse che Pacicca, essendo «così strettamente legato a lui in più campagne elettorali negli ultimi anni», potesse «incattivirsi nei suoi confronti e, tra virgolette, metterlo nei guai. L'assessore mi rispose che questa cosa era stata concordata con lui, nel senso che a tempo debito lo avrebbe ricollocato in qualche ente, ma che occorreva che passassero i rumors sull'indagine».


lferrarella@corriere.it

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Il caso

L'inchiesta «Mensa dei poveri» si è sviluppata su un sistema di corruzioni e appalti pilotati che nel maggio di un anno fa aveva portato in carcere 43 persone tra politici, imprenditori, funzionari pubblici
e faccendieri

Ha coinvolto nomi vecchi e nuovi legati a Nino Caianiello, (nella foto) ex coordinatore
di FI a Varese
e riferimento
per nomine
e appalti assegnati dai divanetti di
un noto caffè
di Gallarate


Foto:

Azzurro Nino Caianiello, oggi in libertà


Foto:

L'assessore

Giulio Gallera (foto: ieri in piazza Scala), già nella bufera per
la gestione dell'emergenza coronavirus,
viene citato dal faccendiere Caianiello nell'inchiesta Mensa dei poveri