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08/09/2021

Gaetano Stella: «Ma nel Pnrr i professionisti e il lavoro autonomo dove sono?»

Economy - Giovanni Francavilla

in collaborazione con CONFPROFESSIONI
Il presidente di Confprofessioni sottolinea che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza non c'è traccia di una strategia di sviluppo delle libere professioni. Ma le aggregazioni multidisciplinari garantiscono una dimensione imprenditoriale del lavoro intellettuale. E sul decreto Brunetta...
Cè una voragine profonda nella tanto decantata politica di coesione e inclusione sociale ed economica del Pnrr, che rischia di inghiottire i professionisti. L'assenza di una chiara strategia di sviluppo delle libere professioni e del lavoro autonomo è una lacuna gravissima che potrebbe pregiudicare la corretta attuazione dei progetti». Secondo il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha un anello debole: «la scarsa attenzione al settore dei liberi professionisti». Presidente Stella, quali sono i punti critici del Pnrr? Nessuno discute il merito del Piano che è ben strutturato; il problema è la sostanza, il metodo con cui si dovrà darne attuazione. L'assenza delle organizzazioni di rappresentanza dei professionisti dalla cabina di regia è una lacuna gravissima: gli assi portanti del Pnrr dall'economia digitale alla giustizia, dall'ambiente alla salute incidono sulle nostre attività professionali, ma i professionisti non sono coinvolti, se non per aspetti marginali. Teme che i professionisti rimarranno con il cerino in mano? Il rischio è concreto. Alla vigilia del Piano gli studi professionali si presentano fragili e indeboliti dalla pandemia, con un modello organizzativo superato dalla velocità del mercato e con risorse economiche insufficienti per affrontare quegli investimenti necessari a garantire una maggior competitività. Ma il Pnrr non spende una parola per modernizzare e innovare i nostri studi professionali, creando così non solo un ingiustificato squilibrio economico e sociale ma anche un impoverimento del lavoro intellettuale nel nostro Paese. Quali misure servono per sviluppare il comparto? Le misure di sostegno attuate durante la pandemia hanno mostrato i limiti della politica rispetto al nostro settore, ma ancor più grave è l'assenza di una visione organica e unitaria di un settore strategico della nostra economia e della nostra società. Bisogna passare dalla logica dei sostegni a una vera e propria politica di sviluppo delle professioni, incentivando le aggragazioni multidisciplinari, favorendo le reti e le società tra i professionisti, la digitalizzazione degli studi professionali e i processi di internazionalizzazione. Il Pnrr dovrebbe essere il trampolino per quel salto culturale del professionista verso una dimensione imprenditoriale del lavoro intellettuale. Quale ruolo possono avere i professionisti nell'attuazione del Pnrr? Al di là dei progetti specifici (e sono moltissimi), i professionisti possono svolgere una funzione sussidiaria alla Pubblica Amministrazione nella gestione e nella governance del Pnrr, purché vengano valorizzati ruoli, competenze e compensi. Penso, ad esempio, ai più giovani che possono giocare un ruolo determinante nell'ambito della consulenza ad aziende e istituzioni, sviluppando specifiche competenze digitali nella fase di progettazione per gestire al meglio le risorse rese disponibili dall'Unione europea. Il ministro Brunetta ha avviato una campagna di reclutamento tra i professionisti per rafforzare la capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche. È la strada giusta? L'iniziativa è senz'altro apprezzabile, ma alcuni aspetti del decreto 80/2021 rischiano di essere un boomerang per i liberi professionisti, se non si impedirà ai professionisti della P.A. di continuare a svolgere prestazioni libero-professionali. E il decreto Brunetta potrebbe aggravare ulteriormente una sperequazione già presente nell'ordinamento e nel mercato dei servizi professionali. Che cosa non la convince nel reclutamento della P.A.? Ai professionisti vengono richieste elevate competenze tecniche e specialistiche che richiedono inquadramenti e remunerazioni proporzionate all'attività da svolgere che, al momento, però risultano poco chiari. Alla luce dell'esperienza dei bandi a titolo gratuito della P.A. nel conferimento di incarichi professionali, ci saremmo poi aspettati nel provvedimento un richiamo forte al rispetto dell'equo compenso dei professionisti, riferito anche al codice degli appalti, di cui però non c'è traccia.

Foto: GAETANO STELLA