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28/08/2018

Fumi maleodoranti la Regione vuol fermare la fabbrica del bitume

La Repubblica - franca selvatici

San Piero a Sieve
Avviato l'iter per la revoca dell'autorizzazione. Dopo le analisi dell'Arpat, mossa da 26 segnalazioni di residenti, erano state date prescrizioni
O riduce i fumi, i cattivi odori e il rumore, o si ferma. La Direzione Ambiente della Regione Toscana ha avviato il procedimento di revoca della autorizzazione rilasciata nel luglio 2017 alla Impianti Piandisieve, a San Piero a Sieve.
La revoca riguarda solo la produzione di conglomerato bituminoso volturato alla ditta Bindi Spa, cioè la lavorazione che più allarma i residenti, per il fumo nero che si alza sulle case, per gli odori, il rumore e i timori per la salute pubblica, visto che l'impianto, costruito nel 1964, si trova a pochi metri da numerose abitazioni costruite nei primi anni Duemila dalla proprietà Lavacchini, che all'epoca si impegnò (verbalmente) a spostare lo stabilimento. Impegno mai onorato. La convivenza fra abitanti e azienda non è mai stata idilliaca ma è letteralmente esplosa a partire dal gennaio 2018, dopo che la società Bindi di San Giovanni Valdarno ha preso in affitto la parte dell'impianto che produce conglomerati bituminosi, con un programma di lavoro vastissimo, visto che si è aggiudicata un appalto Anas di 21 milioni per il rifacimento del manto stradale sulla dissestata E 45 Orte Mestre e un altro appalto per il rifacimento della pista dell'aeroporto di Firenze. Fra il gennaio e il marzo 2018 l'Arpat ha ricevuto ben 26 segnalazioni dai residenti (erano state 7 fra il 2012 e la fine del 2017).
In febbraio la Regione aveva archiviato l'istanza di subentro parziale della Bindi, perché riteneva che dovesse essere riformulata come nuova istanza di autorizzazione. Ma in marzo il Tar ha autorizzato la Bindi a operare, in attesa dell'udienza di merito del prossimo 31 ottobre. Nel frattempo, però, Arpat ha rilevato numerose criticità. In maggio la Regione ha diffidato la Bindi al rispetto della autorizzazione ambientale del luglio 2017 e le ha imposto una serie di prescrizioni, fra cui quella di «eliminare l'emissione diffusa generata durante la fase di carico della navetta che trasporta il conglomerato bituminoso prodotto e durante la fase di scarico al silos di deposito». Le controdeduzioni della Bindi non sono state ritenute convincenti. Perciò la Regione ha avviato la revoca della autorizzazione, mentre già in luglio il pm Fedele La Terza aveva citato a giudizio i vertici della Bindi proprio per le emissioni generate nelle fasi di movimentazione del bitume.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Lo scontro Dall'inizio dell'anno è battaglia tra i residenti e la società che gestisce l'impianto: nella foto, la colonna di fumo che esce dallo stabilimento

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