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23/06/2019

Forza Italia si ribella all’agenda Toti

Il Tempo - Daniele Di Mario

Il caso Le primarie accendono il dibattito nel partito di Silvio Berlusconi Protesta di sindaci e consiglieri: «Enti locali esclusi dalla fase costituente»
d.dimario@iltempo.it • Primarie, azzeramento dei vertici di partito, modifica dello Statuto. Giovanni Toti è deciso ad accelerare il più possibile il processo di cambiamento e rinnovamento di Forza Italia. Ma l'agenda del governatore della Liguria non convince affatto tutto il partito. Il mondo degli enti locali, in particolare, guarda con interesse al dibattito interno al partito. Non senza qualche perplessità, soprattutto per quanto riguarda gli strumenti di democrazia interna. Marcello Fiori, responsabile nazionale enti locali di FI, nutre il timore di una pericolosa deriva populista. «Un conto è la democrazia interna, che va bene. Purché non sfoci in populismo spiega Fiori - Bene le primarie in cui vengano valorizzati i livelli di rappresentanza di ciascuno». Il tema del dibattito è tra primarie aperte a tutti e voto ponderato. «Gli amministratori non chiedono di contare di più ma devono rappresentare correttamente ciò che già contano in termine di preferenze spiega Fiori - Un consigliere regionale che ha preso 24 mila preferenze deve poter rappresentare proporzionalmente quei cittadini che lo hanno votato. Quindi serve l'introduzione di un voto ponderato, così si evitano anche le tentazioni di aiuti da altri partiti e truppe cammellate ai seggi». Il mondo degli enti locali teme poi di essere escluso dalla fase costituente. «Vogliamo essere al tavolo delle regole perché conosciamo il territorio e i meccanismi del consenso popolare: gli amministratori vengono eletti con le preferenze e conoscono in profondità i drammi che vivono i cittadini - dice ancora Fiori - Il loro contributo è determinante per aprire il partito anche sui contenuti e per determinare il coinvolgimento delle migliaia di movimenti e liste civiche che governano i Comuni. Vogliamo avere rappresentanza adeguata negli organismi del nuovo partito: se davvero quella sugli amministratori non è pura retorica servono scelte vere e concrete. Nel recente passato quando abbiamo proposto la candidabilità alle elezioni politiche per i sindaci dei Comuni fino a 50mila abitanti, siamo rimasti da soli e nessuno ha sostenuto la norma. Ogni volta che si parla di rinnovamento di FI o quando c'è una difficoltà il tema ricorrente è l'importanza del territorio e degli amministratori locali. Ma noi non ci accontentiamo di qualche citazione. Vorremmo essere davvero protagonisti del cambiamento e non semplici spettatori. Nessuno chiede deleghe, ma vorremmo pari dignità con le altre istanze, assolutamente legittime, del nostro movimento politico. Il nostro comune obiettivo credo debba essere quello di riconquistare gli elettori non pezzi di apparato: basta con chi ha fatto campagna elettorale per altri partiti del centrodestra o che aveva già chiuso accordi per poltrone, posizioni o candidature. Porte aperte non porte girevoli: serve serietà, coerenza, impegno». Così come forti dubbi vengono nutriti sul congresso. Una sfida a due Toti-Carfagna. «Sono due ottimi candidati ma chi lo ha detto che la corsa debba essere solo tra loro due? Se si vogliono le primarie per la scelta del coordinatore nazionale, queste devono essere aperte davvero: magari non meno di 2 e non più di 5 - propone Fiori - Si stabiliscono criteri e procedure e chi li possiede può scegliere di candidarsi. Gli amministratori non staranno a guardare e valuteremo, una volta conosciute le regole, la possibilità di candidare un nostro rappresentante. Inoltre, anche per evitare scissioni o perdere per strada tanti amici, servirebbero certezze sul rispetto delle minoranze nelle primarie, non come il Pd in cui chi vince prende tutto e uccide ogni forma di rappresentanza delle altre anime del partito». Fiori poi è convinto che il congresso non basti a rilanciare FI. Anzi. «Bisogna aprire una vera stagione costituente dell'area popolare, liberale, riformista, cattolica e garantista - spiega - Un congresso per definire gli organigrammi o la selezione della classe dirigente di FI non serve a niente e provocherebbe una ulteriore delusione. Il tema non cambiare nome a FI, ma dare vita a un nuovo progetto politico. L'Altra Italia deve caratterizzare la sua proposta politica, (ancorata saldamente nel centrodestra), come forza "radicale", coraggiosa, intraprendente e rappresentativa del ceto medio produttivo massacrato dalla crisi economica, aperta alle istanze del volontariato, delle associazioni di categoria, degli ordini professionali. Altro che moderati. Solo con una nostra forte identità e specificità politica potremo costruire una nuova speranza, in un'epoca in cui vince chi invece rappresenta la paura. Niente partito unico o federazione, né annessioni. C'è uno spazio enorme da occupare con una proposta politica forte e originale». «La sfida - conclude il responsabile nazionale Enti locali di FI - non è sugli organigrammi ma su identità e contenuti: economia che riparte dal territorio; federalismo dei Comuni e non delle burocrazie regionali; meno tasse, meno burocrazia e meno vincoli di bilancio sui Comuni; abolizione del Codice degli appalti e della legge Bassanini; investimenti certi e duraturi per la casa e l'edilizia; politica delle infrastrutture locali: manutenzione e sicurezza del territorio e della messa in sicurezza del patrimonio come vera leva dello sviluppo (servono 80 miliardi per la lotta al dissesto idrogeologico e altrettanti per l'adeguamento sismico); ricostruzione delle zone colpite dai terremoti. Vogliamo un'Italia che si rimette in moto attraverso gli investimenti sui territori e la tutela delle eccellenze». Nel partito il dibattito è aperto. Il senatore Francesco Giro, ad esempio, è per le primarie e ricorda come FI le organizzò a Roma già il 16 giugno del 2007. «Non Tajani portammo a votare oltre 40mila persone in 200 gazebo». La capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini invece osserva: «Il nuovo corso è positivo e salutare. A patto che non si traduca in una grande ipocrisia. Serve un confronto costruttivo sul futuro dell'Italia, non basta dividere il campo in due tifoserie o comitati elettorali. FI deve tornare a essere centrale per esercitare la vera forza trainante del Paese: questa è la sfida e per vincerla servono idee forti e autonomia». ©RIPRODU2IONE RISERVATA

Fiori

0k la democrazia, purché non si traduta in populsimo. Pronti a schierare un nostro candidato

Mariastella Gelmini «Positivo il nuovo corso Ma senza troppe ipocrisie»

Verso il Congresso

Spunta l'ipotesi di una candidatura di un sindaco alla guida di FI


Foto: Marcello Fiori Responsabile del Dipartimento Enti Locali di Forza Italia


Foto: Silvio Berlusconi Rieletto eurodeputato il 26 maggio, l'ex premier è il leaderdi FI. Nei giorni scorsi ha ricucito con Toti e avviato la fase di rinnovamento del partito che culminerà col Consiglio nazionale del 13 luglio in cui verranno riscritti Statuto e regole e col Congresso d'autunno