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26/05/2020

Forza Italia: «Nel decreto non c’è vero rilancio»

Brescia Oggi

LE POSIZIONI. Critico il giudizio degli azzurri sul provvedimento, anche se la possibilità che vengano accettati emendamenti attenua il verdetto
Formentini, Paroli Mattinzoli e Gelmini: «Grazie a noi prestiti potenziati e allungati»
La valutazione di Forza Italia sul Decreto Rilancio è tutta nelle parole espresse dal suo segretario cittadino, Paolo Fontana: «È un insieme di misure deboli e insufficienti e non va incontro ai bisogni dei cittadini, delle imprese e degli enti locali». Vero è, tuttavia, che il giudizio è riferito al provvedimento per come è stato licenziato da Palazzo Chigi: potrebbe cambiare se al voto finale alle Camere fossero recepite le richieste che il partito avanzerà principalmente in forma di emendamenti. «C'è il rischio che le risorse si disperdano in mille rivoli e che una manovra economica di così ampia portata si riveli un'occasione mancata, un modo per fare sopravvivere qualche mese il Paese» avverte Mariastella Gelmini. La capogruppo a Montecitorio di FI auspica che «il dramma della pandemia inneschi la scintilla utile al vero rilancio della nostra economia». Un obiettivo, secondo Gelmini, che non si può certo centrare usando un pacchetto di provvedimenti che evidenzia «una prospettiva modesta». «Certo», ammette la coordinatrice lombarda, «55 miliardi sono tanti, ma saranno spesi pressoché inutilmente se male indirizzati». Intervenire si può ancora, come peraltro già accaduto in due commissioni alla Camera dove è stato recepito un consistente numero di emendamenti al Decreto Liquidità avanzati da FI: «Grazie a noi sono stati ad esempio potenziati i prestiti alle micro, piccole e medie imprese ed è stato allungato da sei a dieci anni il tempo stabilito per la restituzione degli stessi». Si è così aperto «uno spiraglio per un dialogo costruttivo con la maggioranza», che Gelmini confida possa rimanere tale anche per ciò che riguarda il percorso parlamentare del Decreto Rilancio, colpevole a suo parere di gravi dimenticanze verso il comparto del turismo («Il bonus vacanze è ridicolo!»), dell'automotive e dell'agricoltura («Incomprensibile il no ai voucher, mentre la sanatoria per gli immigrati irregolari verrà pronta a settembre, troppo tardi»), e invoca misure a favore delle partite Iva e dei lavoratori autonomi («Hanno bisogno assoluto di ossigeno vero»). A Montecitorio e a Palazzo Madama servirà «tagliare mance e mancette» e lavorare per «aiutare gli asset fondamentali della nostra economia». «La nostra battaglia - conclude Gelmini - sarà finalizzata all'eliminazione di zavorre che appesantiscono le aziende, a cominciare dalla legge sugli appalti di renziana memoria, e a una profonda riforma fiscale, e per questo pensiamo alla flat tax o altri modelli di semplificazione». «Non rinunceremo ad essere presenti fornendo contributi decisivi» promette a sua volta il senatore Adriano Paroli. L'ex sindaco di Brescia invoca l'applicazione dei bonus sisma e riqualificazione energetica «anche per le seconde case», auspicando al contempo «lo sblocco delle opere pubbliche già finanziate per un valore di 150 miliardi». L'assessore lombardo allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli auspica «la ripartenza del territorio, perché la globalizzazione arricchisce pochi e comporta un'uguaglianza al ribasso», mentre le consigliere regionali Claudia Carzeri e Simona Tironi garantiscono stanziamenti dedicati a turismo, famiglie, educazione.