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11/06/2020

Fornace romana emerge dal cantiere

Corriere Adriatico

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Scoperta durante i lavori per l'ultimo tratto della variante alla strada provinciale 424 San Lorenzo Seguito il protocollo delle indagini preliminari: trovati anche frammenti ceramici di 5.500 anni fa
GLI SCAVI
SAN LORENZO IN CAMPO I resti di una fornace di epoca romana e una struttura preistorica sono emersi nelle ultime settimane durante gli scavi per la realizzazione del secondo ed ultimo tratto della variante alla strada provinciale 424, nei pressi del centro abitato di San Lorenzo in Campo.
«Archeologia preventiva»
«I lavori comunicano l'amministrazione comunale, Provincia di Pesaro Urbino e Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle Marche - sono stati condotti secondo la procedura prevista dal Codice degli appalti pubblici, chiamata di archeologia preventiva, che consiste in un protocollo di ricerche e indagini preliminari, finalizzate a minimizzare gli impatti delle scoperte archeologiche su tempi e risorse dei lavori pubblici». Durante gli scavi per la realizzazione della importante ed attesa opera viaria, sono emersi i resti di una fornace di epoca romana, riutilizzata probabilmente in epoca tardoantica come calcara. «La fornace era dotata di una camera di combustione, dove veniva acceso il fuoco, a pianta circolare, ricavata nel banco ghiaioso; le pareti della camera e il suo fondo presentavano un colore chiaro e una marcata compattezza, che è una caratteristica tipica di questi manufatti ed è dovuta alle alte temperature nelle fasi di cottura. Tutta la struttura era consolidata ed indurita dal calore e dal prolungato utilizzo. La fornace era dotata di una bocca di accesso, a pianta circolare, da dove veniva immesso il combustibile. Lo stato di conservazione della struttura era cattivo, completamente mancante dei resti del piano forato e della camera di cottura e sembra essere stata svuotata e spogliata al suo interno in modo da essere riutilizzata come calcara. Le calcare erano delle semplici buche ricavate nel terreno, in cui veniva acceso il fuoco e venivano buttati dentro degli elementi lapidei, spesso marmorei, da calcinare. Oltre a ciò è stata scavata la parte semi-interrata di una struttura preistorica, di dubbia funzione, colmata in antico da materiale di scarico quali strumenti in selce e frammenti ceramici, databili al Neolitico finale-eneolitico, 5.500 anni fa circa».
La fossa preistorica
Sia la fornace, sia la fossa preistorica sono state scavate dalla Società Archeologica Tecne di Riccione, in modo da consentire la realizzazione della strada. «I reperti conclude il sindaco Dellonti - sono stati portati al nostro museo Archeologico di Suasa, in attesa di poter essere esposti».
Marco Spadola
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