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28/07/2020

Fontana indagato “Nell’appalto favorì il cognato”

La Stampa - MONICA SERRA

L'INCHIESTA scandalo in lombardia
Alla fine il nome di Attilio Fontana è stato iscritto nel registro degli indagati. Nonostante il conflitto d'interessi, secondo i pm il governatore della Lombardia ha avuto un "ruolo attivo" nell'operazione che, più di ogni altra, ha gettato ombre sulla sua gestione dell'emergenza coronavirus: l'affidamento diretto all'azienda del cognato di una fornitura di camici da 513 mila euro. Per questo, assieme al cognato Andrea Dini e all'ex dg della centrale unica degli acquisti, Aria, Fabrizio Bongiovanni, è indagato per turbata libertà nella scelta del contraente. Ma nel fascicolo d'inchiesta potrebbe esserci di più. Perché sulla scrivania del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli è arrivata la segnalazione di un'operazione sospetta degli esperti dell'Antiriciclaggio di Bankitalia. PAGINA Movimenti di denaro che hanno messo in moto la macchina della procura e gli investigatori del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf. La notizia è emersa proprio nel giorno in cui a essere interrogato dai magistrati è stato un uomo molto vicino al governatore, Filippo Bongiovanni, direttore generale di Aria fino a quando l'apertura dell'inchiesta non lo ha spinto a fare un passo indietro. A lui Fontana, "approfittando" dello stato di emergenza proclamato dal governo, ha dato un potere enorme. Con una determina firmata dal governatore, senza passare dalla giunta, l'8 aprile scorso è stato affidato a Bongiovanni un potere quasi assoluto di spesa. E, grazie a quella determina, l'ex dg ha, in questi mesi, fatto acquisti per quasi 600 milioni di euro: alcuni utili, altri meno, altri ancora farlocchi. È stato Bongiovanni ad affidare alla Dama spa, l'azienda del cognato di Fontana, Andrea Dini (e in cui la moglie del governatore detiene il 10 per cento delle quote) una commessa che almeno all'inizio doveva essere di 75 mila camici. E in questa decisione avrebbe avuto un ruolo attivo anche Fontana. Lo stesso che, il 15 maggio, dopo aver capito di essere stato "scoperto" dai giornalisti della trasmissione Report, per i magistrati si sarebbe mosso per convincere il cognato a trasformare l'affidamento in donazione. Così è stato. Ma in quel momento Dini aveva consegnato ad Aria solo 50 mila camici sui 75 mila inizialmente pattuiti. Così, secondo gli investigatori, ha provato a rivendere sul mercato gli altri 25 mila a un prezzo più alto: da 6 a 9 euro. Tra l'altro, la donazione non si sarebbe mai formalmente conclusa. Travolto dalle polemiche, il 7 giugno, il governatore aveva assicurato: «Dalla Regione non è stato eseguito nessun pagamento per quei camici e l'intera fornitura è stata erogata dall'azienda a titolo gratuito. Non sapevo nulla della procedura attivata e non sono mai intervenuto in alcun modo». In quella fase difficile, ha spiegato ieri Bongiovanni ai magistrati, "avevamo bisogno di mascherine, camici e dispositivi di protezione individuale per fronteggiare l'emergenza. Ci siamo rivolti a chiunque si è offerto di aiutarci". Dama spa è un'azienda di moda che produce il famoso marchio Paul&Shark. Il 14 aprile ha converito la sua produzione in dispositivo di protezione individuale per medici e operatori sanitari. E, solo due giorni dopo, come hanno ricostruito i pm Luigi Furno, Carlo Scalas e Paolo Filippini, ha ricevuto l'affidamento diretto da Aria spa, nonostante il conflitto d'interessi fosse noto quasi a tutti, come hanno dimostrato le numerose testimonianze raccolte in queste settimane dai pm. Lo stesso Fontana, ieri all'ora di pranzo con i suoi collaboratori, diceva: "Non posso escludere di essere indagato, aspetto che le cose facciano il loro corso e sono sereno. Tanto ormai in italia un avviso di garanzia equivale una condanna. Ma io sono tranquillo". -

Foto: Il governatore Attilio Fontana


Foto: ANSA Attilio Fontana